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Xavi e Pirlo: quando il calcio diventa arte

Pubblicato il Pubblicato in Centrocampo, Recenti, Scienza e Salute
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Nel 2009, la formazione blaugrana targata Josep Guardiola realizzò il “Triplete” (divenuto, poi, persino un “Sextete”). E Xavi fu certamente un elemento chiave per tutta la stagione

Ci sono storie che è meglio raccontare partendo dal Finale. Dal 6 Giugno 2015, proprio da quella Finale di UEFA Champions League a Berlino tra FC Barcelona e Juventus FC. Una partita che, tra i festeggiamenti e le delusioni, ci ha donato la fine di due storie parallele attraverso un abbraccio che rappresenta il punto finale per due giocatori che hanno segnato il gioco del calcio degli ultimi 15 anni. E che degnamente si concludono ad unisono. Non che lasciano il calcio definitivamente, sia chiaro. Lasciano però quello vero e competitivo, preferendo un’anticamera dorata fuori confine che li accompagnerà fino alla definitiva pensione sportiva. In questo decennio e mezzo solitamente li abbiamo visti dipingere fluttuando, dando quasi l’impressione di non toccare la superficie verde. Rod Laver affermava che questa era la dote “dei fenomeni”, riflettendo sul tennis. Ma in questo caso, possiamo prenderci la libertà d’allargare il contesto alla generalità dello sport. Al calcio, per essere precisi.

Xavier Hernández Creus (detto Xavi) ed Andrea Pirlo sono così. Eleganti e leggiadri. Direttori d’orchestra che, al posto di una bacchetta, utilizzano un pallone. Insegnano un calcio che per certi versi è d’altri tempi. Un calcio romantico, lento, riflessivo e di classe, dove la fantasia la fa da padrona. Li vedi lì davanti alla difesa, gestendo la totalità della propria squadra con una calma olimpica ed una sicurezza di chi si sente sopra un piedistallo. Sembra che vadano piano, invece vanno rapidissimi. Attraverso dei piedi educati e gentili che rendono visibili le loro visioni calcistiche ammirate da qualsiasi appassionato. Quasi coetanei: Pirlo classe 1979, Xavi 1980. Hanno in comune – oltre a quella tecnica – la caratteristica di essere dei vincenti e delle bandiere.

Quarti di Finale di “UEFA Euro 2012 Poland-Ukraine”: a fronteggiarsi furono Inghilterra ed Italia. Dopo lo 0-0 allo scadere dei 120 minuti, decisero i calci di rigore. Ed Andrea Pirlo inventò un magico cucchiaio, beffando così il portiere Joe Hart

Xavi è stato capitano del Barcellona e simbolo dell’orgoglio catalano (sotto la fascia di capitano UEFA ha sempre quella della Catalogna, perché lui vuole avere sulla pelle prima quella giallorossa). Con la società blaugrana ha vinto tutto ciò che si poteva. Ma pure con la Nazionale spagnola ha dato vita al dominio della Roja che tra il 2008 ed il 2012 si è portata a Madrid un Mondiale e due Campionati Europei consecutivi. I Campionati spagnoli e le Coppe Nazionali non li sto nemmeno a contare. Per molti è l’essenza originale del Tiki Taka spagnolo. Il cervello al centro di un progetto generatore di una delle 3-4 squadre più grandi della storia del gioco. Un predestinato, che ha sposato la causa catalana senza esitazioni. A parte l’episodio del 1999, quando Adriano Galliani provò a portarlo all’AC Milan senza esito. Probabilmente, quello è stato il momento in cui Xavi si è trovato più distante dal Barcellona. Ma forse è stato meglio così.

Un Milan che, invece, è stato nel destino di Andrea Pirlo, con tante grazie per la FC Internazionale che nel 2001 lo regalò ai cugini pensando di aver fatto un “affare”. Mai scelta si rivelerà meno azzeccata. Un giocatore partito con meno aspettative rispetto allo spagnolo ma che alla lunga, grazie alle lezioni targate Roberto Baggio al Brescia Calcio ed alle intuizioni di Carlo Ancelotti al Milan, si è rivelato come uno dei più grandi interpreti del ruolo di regista davanti alla difesa. Dai primi successi con l’Under 21, è stato un continuo alzar di coppe e ricevere riconoscimenti. Tra un dribbling, un lancio lungo ed una punizione ha vinto tutto con i rossoneri, tra cui due Champions League. Prima di andare a scoprire una seconda giovinezza calcistica sotto la Mole, versante bianconero. Scoperta che gli ha portato ben quattro Scudetti consecutivi. Per il momento. Perché la serie è ancora aperta e disponibile per aggiornamenti. Come il suo clone spagnolo, ha sollevato il trofeo più prestigioso: quella Coppa del Mondo vinta a Berlino (2006) da protagonista e rappresentando, probabilmente, l’apice sportivo per un giocatore che parla poco in campo, preferendo a questi i fatti. Riuscendo ad essere, allo stesso tempo, bandiera del Milan e della Juventus.

Su Pirlo e Xavi si è detto tanto, e si continuerà a raccontare molto. Perderli insieme è un duro colpo, per un movimento che tra scandali e squallori ha bisogno di personaggi che possano essere d’esempio e possano far sognare chi in questo sport ancora ci crede. Ammirarli entrambi dal vivo è stata un’emozione. Chi li ha ammirati soltanto dalla tv è stata – calcisticamente parlando – una fortuna.

Dopo la Finale di Berlino, la sensazione che resta è una sola: prima di rivedere dei possibili eredi passerà molto tempo. Ed in fondo in fondo, non ci crediamo nemmeno molto. Ci piace soltanto poterlo credere.

 

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Spagna ed Italia si sfidarono a Kiev, nella Finale di “UEFA Euro 2012 Poland-Ukraine”. Xavi ed Andrea Pirlo si fronteggiarono in un vero duello calcistico

 

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About Giacomo Corsetti

COLLABORATORE | Classe 1990, toscano e residente a Pietrasanta, in Provincia di Lucca. Studente di Lettere – Discipline della Comunicazione e dello Spettacolo presso l’Università di Pisa. Blogger di RadioEco, radio dell'Ateneo di Pisa. Nutre una grande passione per lo sport, il cinema, il teatro e l'informazione libera. E' amante di tutto ciò che concerne la cultura.

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