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Welcome to Japan

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Benvenuti in Giappone,

 

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Veduta del Monte Fuji, 3.776 m – Giappone

Il nostro sforzo odierno sarà quello di riuscire ad analizzare, appurare ed evidenziare brevemente la storia e la cultura, le tradizioni e il folklore, i pregi e i difetti, le curiosità e le stranezze del Paese del Sol Levante, una Nazione che seppur distante sotto il profilo geografico si ritrova a coesistere, al contempo, in simbiosi con il quotidiano di ciascuno di noi.

Nella totalità delle sue 6.852 isole, il Giappone ci appare subito come un arcipelago industrialmente molto avanzato e che rappresenta la terza economia mondiale per il PIL nominale (preceduta dagli USA e dalla Cina), la quarta per potere d’acquisto, PIL-PPA (sopravanzata, questa volta, anche dall’India), nonché il quarto maggiore esportatore ed il sesto maggiore importatore. Unica tra le Nazioni asiatiche a rientrare nel G8 e nel G7, si trova alla decima posizione nella lista dei Paesi per indice di sviluppo umano (ISU), domina il vertice nell’elenco degli Stati per aspettativa di vita (inseguita dall’Andorra e dall’Italia) e possiede un moderno apparato militare di autodifesa, che non disprezza certamente di adoperarsi per le missioni di pace.

Un Giappone in cui la tecnologia ed il progresso industriale, or dunque, rappresentano i veri simboli di una Nazione moderna ed efficiente: nomi altisonanti di grandi marchi aziendali come Sony, Yamaha, Honda, Kawasaki, Canon, Nikon, Mitsubishi, Toyota, Suzuki e Nintendo rappresentano soltanto una piccola parte della vastità dei prodotti firmati made in Japan, che viaggiano per il mondo ed irrompono prepotentemente nelle nostre vite.

 

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Tokyo, la Capitale del Giappone: conta 13 milioni di abitanti

 

Ma il Paese nipponico, di certo, non si ferma qui: l’alto rendimento della sua istruzione (seppur differente, per ovvi motivi, a quella odierna) durante la fase storica del Rinnovamento Meiji, che pose fine al periodo Edo – una sorta di feudalesimo in chiave orientale che terminò nel 1868, intriso di isolazionismi e capitanati dallo shōgunato secolare della famiglia Tokugawa, con capitale Edo, l’antico nome dell’odierna capitale Tokyo – e le migliorie raggiunte nel corso di tutto il ‘900 posizionano il Sol Levante ai vertici delle classifiche mondiali a partire dai suoi studenti più piccoli, il profondo sentimento verso la patria e la forte identità storica e sociale del Giappone garantiscono un’elevata conservazione del patrimonio e del territorio: il contrasto tra antico e moderno è proprio uno degli elementi che risalta maggiormente agli occhi del turista che si cimenta nel visitare un Paese rilegato al suo passato (alle volte in maniera frivola o persino maniacale) e che non vuole disperdere le proprie tradizioni nel nome dell’occidentalizzazione, a cui già una volta i giapponesi hanno “rischiato” di convertirsi interamente, arrivando persino a rinnegare la memoria e gli insegnamenti dei loro avi per abbracciare il progresso e le nuove invenzioni che giungevano da luoghi molto lontani.

<<Tra i fiori il ciliegio, tra gli uomini il guerriero>>.

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“The Last Samurai” – diretto da Edward Zwick, 2003

(Proverbio giapponese)

La letteratura nipponica, che sino a quel momento si era basata principalmente sul Kojiki (il più antico documento letterario riguardante la storia del Giappone, nella cui forma romanzata e mitologica vengono descritte la creazione del mondo e le vicende del clan Yamato;  abitualmente il Kojiki viene accostato al successivo Nihon Shoki o più semplicemente Nihongi, una sorta di annales nipponico in lingua cinese, che riporta le cronache e gli eventi della Corte Imperiale giapponese), l’arte del chōnin (“gente di città”, per una circolazione letteraria che coinvolgesse maggiormente il popolo, scardinando la totale esclusività culturale riservata agli aristocratici ed alle classi sociali più abbienti), la prima forma di romanzo al mondo e molto vicina i canoni dei nostri tempi (storie di fantasia, incentrati su personaggi e le loro avventure: l’obiettivo finale era quello di intrattenere il lettore e celebre, a tal riguardo, divenne il genere letterario definito Monogatari) e la poesia che prevedeva le tipiche forme di composizione orientali, in cui spiccavano il taka, l’haiku e lo shi, rimasero quasi invariate sino al XIX secolo d.C., periodo in cui iniziarono a farsi strada tra gli intellettuali giapponesi le influenze artistiche europee ed occidentali, segnando non poco il cammino socioculturale e politico di un Paese sino a quel momento ampiamente restio, rinchiuso in se stesso e preoccupato dell’eventuali contaminazioni “eccetto” quelle coreane e cinesi, con cui lottavano quasi periodicamente per la distribuzione ed il riassetto dei confini territoriali e con cui non riuscirono “ad evitare” – identità ed indipendenza culturale erano infatti sinonimi di identità ed indipendenza politica dallo straniero – la condivisione di alcuni stili e religioni come, per fare un esempio, il Buddhismo zen. Analogo discorso valse per l’arte (per lo più vascolare, dipinta e scultorea), la musica nonché l’architettura del Giappone che, seppur ebbero numerosi stili anche differenti l’un l’altro, erano incentrati frequentemente sui miti, le credenze – quindi lo Shintoismo, la religione nativa del Sol Levante – e gli imperatori nipponici (considerati delle vere e proprie divinità, sino alla Dichiarazione della natura umana dell’Imperatore del 1946) che si succedevano nel corso dei secoli, riuscendo dunque ad accogliere alcune forme artistiche provenienti dalla Cina soltanto a partire dal XIV-XVI secolo.

 

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Castello di Hirosaki, nell’omonima città – Regione Tōhoku, Giappone

 

Tornando ai nostri tempi, il moderno Giappone che non dissolve il suo profilo storico-culturale è uno dei Paesi più rigorosi ma dinamici del globo: una fiorente economia (seppur con alti e bassi), grande attenzione nel rispetto dell’attività legislativa e del libero mercato, impeccabili ed ingenti infrastrutture che hanno trasformato il Sol Levante in un vero punto di riferimento mondiale. Basti pensare al tema del terremoto, un fenomeno naturale che riguarda numerosi Paesi nel mondo,  oltre che i metodi con cui i cittadini nipponici hanno imparato a conviverci: la totalità degli immobili è censita e costruita secondo i principi generali di costruzione antisismica, innumerevoli approfondimenti ed approcci con l’argomento sin dalla tenera età a casa e nelle scuole, infiniti studi ed esercitazioni nel proprio luogo di lavoro ed ancora conoscenze dei comportamenti da adoperare in qualsiasi contesto ambientale ci si possa ritrovare al momento di una scossa tellurica. Se soltanto per un momento, poi, volessimo paragonare il disastroso terremoto-maremoto del Tōhoku nel 2011 (sisma di magnitudo 9,0 avvenuto in mare, alla profondità di 30 km non lontano dalla costa, 15mila vittime accertate e 4mila dispersi) con il terremoto dell’Aquila nel 2009 (sisma di magnitudo 5,8 ed alla profondità di 8 chilometri, 309 vittime) e con loro la gestione dei lavori di ricostruzione e di ripresa, non ritengo sia necessario sottolineare chi dei due Paesi ha ancora molto da imparare dall’altro.

 

Ma il Sol Levante, come ogni Nazione, detiene i suoi problemi da risolvere: il record mondiale poco ammirevole di uno storico debito pubblico che attualmente si aggira attorno al 240% e, benché i salari dei dipendenti giapponesi siano tra i più alti al mondo e sebbene soltanto il 4% degli adulti si ritrovi disoccupato, la Dieta Nazionale deve fare i conti con oltre 20 milioni di poveri (1 su 6) che sbalordiscono le prerogative degli stessi giapponesi che ritenevano il loro un Paese prospero ed egualitario, differente da Nazioni come gli USA (che detiene il maggior numero di poveri) da denigrare e in cui doveva essere la classe media nipponica a fare da padrone:

<<Fin dalla grande crescita economica degli anni ’60, in Giappone esiste il mito che tutti i giapponesi appartengano al ceto medio. Tuttavia, lo stile di lavoro giapponese, che sta al cuore di questo mito, è stato trasformato dall’aumento del precariato e da altri fattori, e un numero crescente di giapponesi vive in povertà>>.

(Makoto Yuasa, Segretario generale della Rete Anti Povertà)

 

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Kanamara Matsuri, “festa del pene di ferro” – Kawasaki, Regione Kantō, Giappone

Per quanto il fenomeno della globalizzazione abbia avvicinato popolazioni un tempo molto distanti tra loro, mettendo a serio rischio le diverse peculiarità di ciascun territorio, il Sol Levante evidenzia degli usi e costumi ancora molto differenti dal modus vivendi di un occidentale: nel rigoroso Giappone, infatti, traspaiono dei divieti alquanto singolari come l’impossibilità di poter mangiare all’aperto (poiché ritenuto da barboni) e in qualsiasi mezzo pubblico, soffiarsi il naso con un normale fazzoletto davanti a degli sconosciuti viola i canoni del bon ton (non c’è da stupirsi, poi, se i giapponesi temano così tanto il raffreddore, accusandolo anche parecchie volte durante il corso dell’anno). E neanche il folklore delle feste popolari è da meno: la prima Domenica di Aprile nella città di Kawasaki, infatti, si svolge il Kanamara Matsuri (“festa del pene di ferro”), un appuntamento scintoista che simboleggia la fertilità, un tempo luogo di preghiera per le prostitute che invocavano una protezione dalle malattie sessualmente trasmissibili. E’ opinione diffusa, ancora, il fatto che la popolazione nipponica sia una delle più razziste al mondo: questi ultimi, anche se all’apparenza potrebbe non sembrare, difatti sono un po’ avversi allo straniero e nel Sol Levante esistono dei locali in cui viene negato l’accesso a coloro che non sono giapponesi. Il fenomeno del razzismo e le conseguenti discriminazioni si verificano, inoltre, anche tra gli stessi abitanti del luogo, in base al colore della pelle.

 

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Sushi, tipico piatto della cucina giapponese

 

 

Come ogni Nazione che si rispetti, infine, anche il Sol Levante risente di quegli stereotipi che, il più delle volte, tendono scherzosamente ma erroneamente a minimizzare gli aspetti socio-culturali di un Paese e la cucina giapponese, gli alberi di ciliegio, il Monte Fuji, il karate, i videogiochi ed i manga (parola giapponese con cui vengono indicati i “fumetti”) equivalgono senza dubbio a delle bandiere internazionali che capeggiano “l’idea del Giappone” nell’immaginario collettivo.

 

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“Naruto”, di Masashi Kishimoto – copertina del primo volume, 1ª edizione del 1999

 

Ciononostante, noi italiani sappiamo fin troppo bene che non è così semplice: per conoscere realmente un luogo occorre analizzarlo con cura e finanche viverlo appieno qualora si presentasse, un bel giorno, l’occasione ghiotta per partire ed osservarlo con i propri occhi.

About Emanuele Grillo

DIRETTORE RESPONSABILE | Classe 1991, siciliano fino al midollo. Studente di Giurisprudenza, ha frequentato il Liceo Classico della sua città. Appassionato di scrittura, ha vinto numerosi premi. Immerso nella musica sin da piccolo, suona il pianoforte e ha maturato una certa esperienza in ambito corale-polifonico. Idealista, sognatore e pragmatico all'occorrenza, aspira a cambiare il mondo e a tirar fuori il meglio dalle persone; nel tempo libero, comunque, ritorna coi piedi per terra. Europeista ed antifascista convinto, progressista, crede nella giustizia sociale e nel rispetto degli ultimi. Ritiene che la legalità non sia mai un optional. Ama i viaggi, la lettura, la sua terra, il mare e i boschi. Di fede juventina da quando ha memoria, fotografo a fasi alterne, nutre un amore nascosto per l'Oriente.

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