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“We only said goodbye with words”, Amy!

Pubblicato il Pubblicato in Musica e Arti Visive, Recenti, The Musical Box
Un graffito su una parete di Camden Town che raffigura Amy Winehouse
Un graffito su una parete di Camden Town che raffigura Amy Winehouse

Oggi stavo rivedendo un po’ di foto  del mio viaggio fatto a Londra tre anni fa, ero presa dalla mia solita nostalgia per giorni che di certo non possono essere rivissuti a meno che tu non disponga di un Giratempo. Ma siccome i Giratempo sono stati tutti distrutti durante lo scontro tra Harry Potter &Co. e i Mangiamorte al Ministero della Magia (credo nell’esistenza di Hogwarts, è forse un crimine?), mi devo accontentare dei miei scatti della City per eccellenza.  Tra i tanti posti  affascinanti e con il loro personale impatto, ce n’è uno che mi ha ispirato questo articolo e che è e rimarrà sempre il mio angolo di spazio vitale made in London: Camden Town.  

Nessun posto mi ha fatto sentire cittadina del mondo più di questo quartiere eccentrico e multietnico, con i suoi negozi di dischi che puoi trovare solamente là, il profumo di pollo al curry mischiato a quello della pizza preparata da quel ragazzo di Napoli emigrato in Inghilterra in cerca di fortuna.  Camden è il luogo degli artisti. Camden non smette mai di ricordare chi sono i suoi artisti. Amy Winehouse era, è e sarà sempre figlia di Camden. Lo provano i disegni del suo volto  e frasi delle sue canzoni impressi sulle pareti di questo quartiere. Lo prova una statua  messa al centro del suo amato quartiere che riprende la sua inconfondibile acconciatura, il suo modo di vestirsi un po’ anni ’50, il suo essere artista fino in fondo. E’ un modo per dirle che lei è ancora qua, che averle detto addio non significa che Camden, Londra e i suoi fan l’hanno dimenticata.

Il 23 Luglio saranno quattro anni senza Amy, quattro anni da quel mix di alcool e droghe che gli è stato mortale. Quando si seppe della sua morte, molti commentarono con un “si sapeva”, altri decretarono che era entrata nel Club dei 27. Amy, Janis Joplin, Kurt Cobain, Jim Morrison, Jimi Hendrix condividono oltre al talento musicale indiscusso, un altro dettaglio: tutti sono morti all’età di 27 anni. Più che altri questa della maledizione è una sorta di espressione giornalistica per accomunare il destino di geni sregolati come loro. Una vita di eccessi, con i riflettori puntati sempre contro e con un dono, quello della musica, di cui ci resta no tracce sotto forma di album e concerti. Tutti ci ripetiamo he ci hanno lasciato troppo in fretta e che se  fossero vissuti più a lungo ci avrebbero regalato una musica di maggiore qualità di quelle canzoncine da “il mondo esplode tranne noi” con cui le radio ci bombardano ogni giorno. Ma la loro decisione di smettere vi vivere forse sta proprio nel non aver voluto essere come gli altri, perché loro non erano come gli altri: erano delle supernova, destinate a fare la loro comparsa da vivi per poter essere ammirati in eterno dopo la loro morte.  Amy ci ha lasciato sì troppo presto, ma ci ha regalato pezzi della sua anima attraverso le sue canzoni.

La copertina dell'album "Back to black"
La copertina dell’album “Back to black”

L’album Back to Black, rilasciato il 23 ottobre 2006, è stato classificato dalla rivista musicale Rolling Stones tra i venti album migliori del nuovo millennio.  È il secondo album dell’artista londinese dopo Frank e sarà quello che la porterà ad essere conosciuta ed apprezzata in tutto il mondo, tanto da farle vincere ben cinque Grammy Awards facendola entrare di diritto nell’Olimpo dei grandi della musica.  Back to Black mette a nudo l’anima e i pensieri di Amy, è attraverso le sue canzoni che esprime la sua dipendenza da alcool e droghe e il suo rifiuto di andare in riabilitazione come lei stessa canta espressamente nella celebre Rehab.  Il produttore dell’album e amico di Amy, Mark Ronson, ha contribuito più di tutti a far emergere le mille sfaccettature del talento della sua pupilla. Non era possibile incasellarla in un solo stile musicale, perché le sue canzoni era una commistione di generi diversi che andavano dal Jazz al Soul ed all’R&B. Prendete l’altro pregevole singolo tratto sempre da questo album capolavoro: Back to Black.  Si riesce a cogliere finanche nelle pause il dolore di Amy per la fine del suo matrimonio, il suo è un canto funebre al suo cuore infranto. In fondo, è questo che fa una vera artista: trasforma il suo dolore e ogni suo sentimento in canzoni inconfondibili, di quelle che tu non puoi canticchiare sotto la doccia perché sono orecchiabili in maniera scialba o alla “sole, cuore, amore” per intenderci. Sono canzoni che ti lasciano un solco nel cuore tanto sono dilanianti.

Dopo il successo mondiale di Back to Black, qualcosa è scattato o comunque è emerso con prepotenza in Amy.  I suoi problemi con alcool e droga sono diventati sempre più grandi e più pericolosi per la sua salute e non c’era giorno che i  media non pubblicassero notizie su lei che canta ubriaca durante una delle tappe del suo tour  o dei suoi scatti di rabbia contro i fotoreporter che la inseguivano fin sotto casa. Fino al giorno del 23 Luglio 2011, quando si diffuse la notizia che nessuno dei suoi estimatori voleva apprendere: Amy Winehouse era stata trovata morta nella sua casa di Camden. Nella sua Camden.  Tempo prima  in un’intervista lei aveva detto: <<Non credo che diventerò famosa. Non penso che riuscirei a gestire il successo. Probabilmente impazzirei>>.

Durante l’ultimo Festival di Cannes, il regista Asif Kapadia ha presentato il documentario Amy dedicato alla vita della cantante britannica e che a Luglio uscirà nelle sale cinematografiche. La critica ha promosso il lavoro realizzato da Kapadia per la sua autenticità: sono state raccolte interviste, immagini, video che ritraggono Amy nella sua vita quotidiana e di artista,  negli anni in cui ancora non portava l’eyeliner nero calcato sugli occhi e la sua acconciatura inconfondibile e negli anni del suo successo ma anche dell’inizio del suo buio e della sua solitudine.  La famiglia di Amy non ha preso bene l’uscita di questo documentario tanto che porterà in tribunale Kapadia per aver leso l’immagine della famiglia, in particolare del padre, che a detta loro viene ritratto come uno che dalla morte della figlia ci guadagna.

Non voglio entrare nel merito della questione, però io questo documentario andrò a vederlo semplicemente per un grandissimo dettaglio: sentir di nuovo Amy Winehouse cantare.

 

 

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About Mr. Tambourine Man

Chi è Mr. Tambourine Man? Nessuno lo sa con certezza. Intorno a lui aleggia un'aura di mistero: per alcuni è un ex chitarrista dei Nirvana reso nostalgico dall'età, per altri un giovane rapper dal sound elettronico, per altri ancora una cantante di opera lirica con la passione per la pop dance. O forse lo stesso lettore. Mr. Tambourine Man vi guiderà in un viaggio mistico attraverso la musica.

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