small_110208-124327_mi040209cro_0045

Cosa vuol dire fare impresa in Italia

Pubblicato il Pubblicato in Human Rights, Politica ed Economia, Recenti

Fare impresa in Italia non è semplice. Il continuo aumento della tassazione, l’assillante pressione fiscale, la lentezza della giustizia e dei ricorsi, la poca trasparenza negli appalti pubblici. La riduzione dell’IRAP, l’abrogazione dell’art.18 o il contratto a tutele crescenti non riusciranno a placare il declino della crescita del nostro Paese e nemmeno l’impennata del numero dei disoccupati, dei cassintegrati, dei precari. Secondo gli ultimi dati Istat (stimati al ribasso), gli italiani non tutelati ed ormeggiati nell’isola dell’incertezza ammonterebbero a 25 milioni: un numero spropositato che, sommato ai 6 milioni di abitanti – il 10% della popolazione – i quali vertono in condizioni di povertà assoluta, mette a muro le politiche industriali e di sviluppo attuate in Italia nell’ultimo quindicennio.

Ma c’è un altro elemento che, nel discorso improntato sinora, “merita” senz’altro di essere annoverato: la corruzione. Le criminalità organizzate, le cosche mafiose, le bande disseminate per il territorio, le intimidazioni e le minacce subite dai piccoli imprenditori e commercianti ogni giorno. Una vergogna tutta made in Italy, che attanaglia i cuori di tante persone per bene, oneste. E le quali, sempre più spesso, vengono lasciate sole da uno Stato sordo e compiacente, in questa lotta per la vita e per la legalità.

ignazio_cutro
Ignazio Cutrò (1967) è un imprenditore originario di Bivona, in Provincia di Agrigento. E’ Presidente dell’Associazione Nazionale Testimoni di Giustizia

E’ il caso di Ignazio Cutrò, imprenditore originario di Bivona (in Provincia di Agrigento) nonché Presidente dell’Associazione Nazionale Testimoni di Giustizia, che si ritrova – o meglio, dovrebbe ritrovarsi – sotto scorta da quando decise di denunziare i suoi estorsori, nel 2006: nonostante il suo contributo all’operazione Face off, che portò all’arresto ed alla condanna della famiglia Panepinto, Ignazio e la sua famiglia hanno temuto più volte per la loro incolumità perché costretti a rinunciare saltuariamente alla scorta, per motivi logistici o economici.

 

 

Iuticone
Emilio Iuticone è un imprenditore edile originario di Reggio Calabria: ha dovuto chiudere la sua azienda, licenziando 40 dipendenti, per tutelare le loro vite

E’ il caso di Emilio Iuticone, imprenditore edile di Crotone, costretto a licenziare quaranta dipendenti per tutelare le loro vite. Anch’egli in passato testimone di giustizia (dal 2003, quando fu coinvolto al centro di un’inchiesta, come parte lesa ed imputato, poiché accusato dai pentiti a cui pagava le estorsioni) contro le cosche dei Papaniciani e dei Vrenna-Bonaventura, ha recentemente dichiarato in un’intervista: <<Non vendo più calcestruzzo e non svolgo più attività d’impresa. Non ho più la scorta e la Prefettura mi nega il porto d’armi che chiedevo per difendermi. Eppure ho dato la mia vita allo Stato e dopo anni di denunce questo è il risultato. […] Perché a Crotone, chi fa economia deve pagare ai clan. […] Spero che mio figlio farà altro nella vita. Non voglio che soffra, come ho sofferto io>>.

E’ il caso di Gianluca Calì, di Casteldaccia (in Provincia di Palermo) che, sebbene abbia denunziato i suoi strozzini poiché da tempo vittima del racket (dopo la denunzia, infatti, coloro che gli avevano chiesto precedentemente il pizzo non hanno poi esitato a dar fuoco al suo autosalone), attende da tre anni che la Prefettura di Palermo si decida al diritto ad una scorta per lui. Tuttavia il coraggioso imprenditore, senza perdersi d’animo, ha acquistato una delle auto blindate (l’Audi A6 2.7 Turbo security, dal valore medio di 250 mila euro, aggiudicata per soli 6 mila euro) vendute dal Governo Renzi, per difendersi dai boss.

tiberio-bentivoglio
Tiberio Bentivoglio è un imprenditore antimafia originario di Reggio Calabria: ha subito sette attentati nell’arco di vent’anni. Agli occhi dello Stato, non è un Testimone di Giustizia

E’ il caso di Tiberio Bentivoglio, altro imprenditore antimafia e originario di Reggio Calabria, che ha subito sette attentati nell’arco di vent’anni. Benché il Ministro dell’Interno Angelino Alfano abbia sottolineato, in un’interrogazione parlamentare (question time) presentata dall’On. Rampelli in Parlamento, che fossero stati stanziati più di 800 mila euro (non specificando, però, i due milioni di euro di danni subiti dall’imprenditore calabrese) per un individuo che non risultasse un testimone di giustizia. Il ché è paradossale: quanti attentati occorre subire, prima di poter ricevere tutela dalle Istituzioni? Ha dichiarato, poi, l’On. Rampelli: <<La versione dei fatti del ministro Alfano è diversa, molto diversa da quella che abbiamo noi. E pecca anche di estrema mancanza di rispetto nei confronti di una persona che ha dimostrato coraggio e senso di responsabilità. E’ questa la vostra lotta alla mafia?”[…] “L’imprenditore dovrebbe essere portato a esempio da parte dello Stato per come si combatte la criminalità organizzata. E questo non è successo. I fondi destinati alle vittime della mafia, 50 milioni di euro, sono stati distratti pera finanziare l’operazione Mare Nostrum. […] Alla persecuzione della ‘ndrangheta, si è aggiunta Equitalia che ha messo all’asta per ben due volte la sua abitazione. Lo Stato non c’è al fianco di chi ha avuto il coraggio di opporsi alla logica del pizzo. […] Lo Stato conferma di non esserci vista la solerzia con la quale Equitalia ha proceduto nei confronti dell’imprenditore>>.

sergio vigilante
Sergio Vigilante è un imprenditore originario di Portici (in Provincia di Napoli). Si è dimesso dalla carica di Presidente Antiracket e Antiusura. E’ indagato per favoreggiamento alle cosche campane

E’ il caso di molti altri imprenditori, sparsi per tutta Italia, accomunati dagli impedimenti e le sofferenze di mettere a rischio i propri dipendenti, la propria famiglia, la propria vita. Non è forse il caso, invece, di Sergio Vigilante: originario di Portici (in Provincia di Napoli) e dimessosi dalla carica di Presidente Antiracket e Antiusura poiché indagato per favoreggiamento alle cosche campane, sembra esser caduto nell’occhio del ciclone. Ci auguriamo, naturalmente, che la giustizia possa fare il suo corso, accertando la verità dei fatti.

E’ ovvio a tutti, quindi, che per tutelare ed incentivare la ripresa economica, sostenendo le piccole-medie imprese e i tanti giovani che hanno voglia di scommettere sul loro futuro, sia necessaria al contempo una severa lotta alla criminalità ed alla corruzione (uno studio ha analizzato come un’ipotetica Mafia S.p.A. sarebbe la prima azienda italiana per fatturato): dalle assegnazioni degli appalti alle infiltrazioni nel mondo della Politica, da normative più rigide per contrastare il fenomeno mafioso alla maggiore protezione di coloro che con coraggio denunziano i loro strozzini (in un panorama nazionale che da molti anni ci dimostra una convivenza dichiarata tra mafia ed imprese). “Eroi sfortunati” di un Paese che non dovrebbe giustificare le sue inadempienze creando paladini e temerari: ma facendo pulizia, tentando di sopprimere e di condannare la coesistenza diretta/indiretta con le mafie e tutto ciò che possa ritenersi illecito.

L’ultimo appello che desidero rivolgere, infine, è indirizzato all’ANBSC e quindi ai beni confiscati, spesso inutilizzati da parte dei Comuni. Questi ultimi non riescono a cancellare ed a riconvertire la storia di quegli immobili e di quei terreni, oltre che destinarli alle seppur numerose Associazioni senza scopo di lucro presenti nei territori. Ma c’è di peggio: non è raro che tali beni sequestrati finiscano all’asta, per poi ritrovarli nuovamente nelle mani dei malavitosi una volta riacquistati, tramite parenti e prestanomi.

Un’indecenza che sa di beffa, per un’Italia in crisi economica e morale, che prima o poi dovrà fare i conti con le sue indifferenze, con le sue negligenze, con le sue compiacenze.

 

NO-MAFIA

 

 

——————–

Immagine in evidenza: clicca qui

Fonti Immagini:

n.1 -> clicca qui

n-2 -> clicca qui

n.3 -> clicca qui

n.4 -> clicca qui

n.5 -> clicca qui

n.6 -> clicca qui

About Emanuele Grillo

DIRETTORE RESPONSABILE | Classe 1991, siciliano fino al midollo. Studente di Giurisprudenza, ha frequentato il Liceo Classico della sua città. Appassionato di scrittura, ha vinto numerosi premi. Immerso nella musica sin da piccolo, suona il pianoforte e ha maturato una certa esperienza in ambito corale-polifonico. Idealista, sognatore e pragmatico all'occorrenza, aspira a cambiare il mondo e a tirar fuori il meglio dalle persone; nel tempo libero, comunque, ritorna coi piedi per terra. Europeista ed antifascista convinto, progressista, crede nella giustizia sociale e nel rispetto degli ultimi. Ritiene che la legalità non sia mai un optional. Ama i viaggi, la lettura, la sua terra, il mare e i boschi. Di fede juventina da quando ha memoria, fotografo a fasi alterne, nutre un amore nascosto per l'Oriente.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *