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Il voto alle donne: la falla giuridica nello Statuto Albertino

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Anna Maria Mozzoni (1837-1920) è stata una giornalista italiana e pioniera del femminismo in Italia
Anna Maria Mozzoni (1837-1920) è stata una giornalista italiana, pioniera del femminismo

Pochi giorni fa si sono concluse le celebrazioni per il 70° anniversario della Repubblica Italiana. Il 2 Giugno del 1946 fu una data storica per il nostro Stato, che eliminò la monarchia dal proprio suolo. Quel 2 giugno rappresentò anche un’altra svolta epocale per l’Italia, poiché fu concesso alle donne il diritto di voto. Ma c’è una curiosità che merita di essere raccontata e divulgata: prima di quell’evento non esisteva alcuna legge che proibisse alle donne di votare.

In tal senso risulta fondamentale il libro Dieci donne, di Marco Severini, che racconta di un particolare evento successo ad Ancona, quando nel 1906 il giurista Ludovico Mortara dovette accordare il diritto di voto a dieci donne marchigiane. Anche lo storico Alessandro Barbero ha discusso di tale argomento in una puntata di Superquark, evidenziando non poche curiosità su tale argomento.

Chi scrisse lo Statuto Albertino dava per scontato che le donne fossero escluse dalle votazioni politiche, così lasciò inconsapevolmente un’enorme falla giuridica che tecnicamente avrebbe permesso alle donne di esercitare il proprio diritto. Citiamo ora l’articolo incriminato dello Statuto: <<Tutti i regnicoli, qualunque sia il loro titolo o grado, sono eguali dinanzi alla legge. Tutti godono egualmente i diritti civili e politici, e sono ammessibili alle cariche civili e militari, salve eccezioni determinate dalla legge>>. Questo silenzio giuridico fu preso d’assalto da molte donne, fra cui Maria Montessori, agli inizi del XX secolo. Queste decisero di iscriversi alle liste elettorali per poter prendere parte alle votazioni della Camera. Tutti i comuni respinsero le loro richieste, ma le donne non si diedero per vinte e li trascinarono in giudizio.

Maria Tecla Artemisia Montessori (1870-1952) è stata una pedagogista e scienziata italiana. Anche lei abbracciò le battaglie per i diritti civili e politici delle donne in Italia
Maria Tecla Artemisia Montessori (1870-1952) è stata una pedagogista e scienziata italiana. Anche lei abbracciò le battaglie per i diritti civili e politici delle donne in Italia

Purtroppo per loro tutti i giudici e tutti gli avvocati erano uomini e diedero torto alle pretese delle donne in materia di votazione, citando altre normative in materia di votazione, come quelle per le elezioni amministrative, dove le donne erano paragonate ai minorati mentali. Tuttavia, come ci racconta Marco Severini, un solo tribunale diede ragione alle donne: quello di Ancona presieduto appunto da Ludovico Mortara, futuro ministro della giustizia durante il primo governo Nitti. Ludovico ammise, senza troppi giri di parole, di essere profondamente contrario ad estendere il diritto di voto alle donne, tuttavia affermo di essere costretto poiché sullo Statuto non esisteva nemmeno una parola che potesse impedire ad una donna di andare a votare.

Carola Bacchi, Palmira Bagaioli, Giulia Berna, Adele Capobianchi, Giuseppina Graziola, Iginia Matteucci, Emilia Simoncioni, Enrica Tesei, Dina Tosoni e Luigia Mandolini furono le dieci donne che per un brevissimo periodo sfiorarono con le dita la possibilità di esercitare il proprio diritto di voto, ben quarant’anni prima del fatidico 2 Giugno del 1946. Purtroppo per loro una sentenza della Cassazione annullò la decisione del Mortara, vietando anche a queste dieci donne il sacrosanto diritto al voto.

Questa curiosità ci permette di intavolare parecchie riflessioni, spesso molto desolanti, riguardo il diritto delle donne di poter entrare in una cabina elettorale. Il primo è certamente la consuetudine, quasi automatica, nel pensare che le donne non potessero esercitare tale diritto poiché paragonate agli inetti. Questa leggerezza, questa presunzione, la si vede chiaramente nel silenzio giuridico dello Statuto Albertino, che mette in luce tutta l’arroganza di una profonda chiusura mentale di quel tempo. Era talmente normale negare il voto alle donne che si dimenticarono di dirlo! La seconda riflessione è quella che mostra un mondo maschile chiuso in se stesso, che rigettò qualsiasi tipo di pretesa femminile. Avvocati, giudici, sindaci e politici che prontamente difendono la propria esclusività giuridica nei confronti delle donne, trincerandosi dietro a fandonie.

Nonostante ci fosse una legge che non vietava alle donne di partecipare alle votazioni questi seppero ritardare di quarant’anni il risultato delle molte battaglie femminili riguardanti il diritto al voto.

 

 


 

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About Marco Pucciarelli

REDATTORE | Classe 1991, piemontese. Si è laureato in Lettere Moderne presso l'Università degli Studi del Piemonte Orientale "Amedeo Avogadro" di Vercelli. Ha la passione per la storia, specie per quella romana.

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