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La vita come continuo ritorno: “Vita dopo vita” di Kate Atkinson

Pubblicato il Pubblicato in Il consiglio del Libraio, Letteratura e Cultura, Recenti

Vi è mai capitato di desiderare una seconda vita? Di pensare di avere sbagliato qualcosa in quella attuale? Oppure la vostra esistenza vi è sempre andata bene così com’è? Mi sono posta le stesse domande anche io in questi giorni. Tutto per colpa (ma dire colpa probabilmente è troppo tragico) del romanzo che ho letto ultimamente: Vita dopo vita di Kate Atkinson, pubblicato dalla Casa Editrice Nord. Quando ho tenuto per la prima volta questo libro tra le mani, non conoscevo affatto l’autrice. Il titolo (come spesso succede ) mi ha subito attirato. Eppure immaginavo il solito romanzo, in cui l’autrice delineava la figura del/la protagonista e creava una trama avvincente, dove il/la protagonista è un/a  tipo/a particolare, che un giorno decide di mettere la testa a posto, trova l’amore, etc… .

Bene. Dimenticate pure tutto ciò. Questo non è il solito romanzo. Già il titolo dovrebbe fare capire perché. Vita dopo vita. Perché la Atkinson sceglie questo titolo? Come può esserci una vita dopo la vita? Dopo aver letto il romanzo vi dico che questo titolo è stato scelto in modo appropriato. Anzi non ci sarebbe stato titolo migliore. Vincitore di numerosi premi letterari, e da mesi ai vertici delle classifiche inglesi e americane, il libro presenta una trama e un’organizzazione molto particolare. Esso non procede seguendo un filo logico-temporale. Può essere suddiviso in sezioni, che presentano un titolo (che molte volte si ripete) e al suo interno, al posto dei capitoli (che tutti si aspettano) vi è l’indicazione di un mese e di un anno diverso l’uno dall’altro.

All’inizio devo ammettere di avere avuto qualche problema a seguire il filo del discorso, dato che il romanzo comincia nel 1930, e dopo due pagine ci ritroviamo al 1910 ( questi flashback si ripeteranno molto spesso nel corso della narrazione).  In queste sezioni viene, di volta in volta, raccontata la storia di Ursula Todd, protagonista indiscussa della storia.

 

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La vita di Ursula viene raccontata da quando nasce, nel 1910, fino alla sua morte (verrebbe da dire). Ma questa morte, annunciata dalla frase “caddero le tenebre”, è sempre seguita, fino alla fine del romanzo, da una rinascita. Ecco dove risiede la particolarità di questo romanzo. La storia di Ursula viene narrata attraverso la sua nascita, la morte e la sua rinascita. La bambina che nasce nel 1910 e muore a causa del cordone ombelicale stretto attorno al suo collo, rinasce di nuovo nel 1910 e muore dopo poco tempo a causa di una caduta dalla finestra. È come se ogni volta l’autrice si immaginasse una seconda possibilità per questo suo personaggio. Come se si chiedesse che cosa sarebbe potuto succedere se le cose fossero andate in maniera diversa. E ce lo racconta in maniera avvolgente, con un ritmo frammentario, a causa dell’organizzazione scelta, ma usando una scrittura discorsiva e ricca di citazioni letterarie (data la cultura dell’autrice, che ha studiato letteratura britannica all’università di Dundee, in Scozia).

Durante questo eterno ciclo di morte e rinascita, Ursula si ritrova a vivere l’esperienza della Prima Guerra Mondiale, in cui muore per ben quattro volte a causa dell’influenza spagnola, per poi rinascere ed arrivare ai bombardamenti della Luftwaffe a Londra, durante la Seconda guerra mondiale. In questo eterno ciclo molte situazioni rimangono le stesse, ma molte cose comunque cambiano, per permettere ad Ursula di rivivere in maniera diversa quello che ha sbagliato nella sua vita precedente. Ad un certo punto, viene anche introdotta la tematica della reincarnazione, dato che la ragazza ha come la sensazione che tutte le situazioni che vive, le ha già vissute. Per questo motivo viene mandata da uno psicologo, che tuttavia non riesce ad aiutarla. Il romanzo va avanti così, con questo eterno ritorno dell’uguale, giusto per citare Nietzsche. La stessa Atkinson lo cita all’inizio:

sig_anel<<Che accadrebbe se, un giorno o una notte, un demone strisciasse furtivo nella più solitaria delle tue solitudini e ti dicesse: “Questa vita, come tu ora la vivi e l’hai vissuta, dovrai viverla ancora una volta e ancora innumerevoli volte […]?”. Non ti rovesceresti a terra, digrignando i denti e maledicendo il demone che così ha parlato? Oppure hai forse vissuto una volta un attimo immane, in cui questa sarebbe stata la tua risposta: “Tu sei un dio e mai intesi cosa più divina?”>>.

L’autrice vuole fare riflettere i suoi lettori: la possibilità di rivivere la propria vita può essere una benedizione o una maledizione? Saremmo capaci di comportarci in maniera diversa se ce ne fosse data la possibilità? Dunque è romanzo che ci invita a riflettere sulla nostra vita, sulle decisioni che prendiamo ogni giorno e fanno in modo che la nostra esistenza prenda una direzione inaspettata, ed è un romanzo che mette in risalto il potere del caso ( che possiamo anche chiamare fato, destino), che molto spesso pensiamo guidi tutto quello che facciamo.

Ammetto di essere sempre stata affascinata dalla dottrina della reincarnazione e molto spesso mi sono domandata se tutto quello che ho fatto, tutto ciò che mi è capitato in questi primi anni della mia vita fosse già determinato o frutto delle mie scelte. Naturalmente queste sono domande a cui non può rispondere un libro. Tuttavia Vita dopo vita è riuscito a darmi molti spunti di riflessione, sia per il modo in cui è costruito  sia per la trama alquanto insolita. La Atkinson riprende molto il modo di scrivere ironico di Jane Austen, e l’atmosfera cupa dei libri di Ian McEwan, come Lettera a Berlino o il più recente Miele (o per lo meno questa è la sensazione che ho provato io).

Molti lettori non troveranno questo romanzo una meraviglia, forse spaventati da questa trama strana e dal realismo magico che usa la scrittrice. Tuttavia mi sento lo stesso in dovere di consigliarlo a quelle persone che riescono, con la loro testa, ad accettare anche le cose impossibili, ad attuare quella che Samuel T. Coleridge chiamava suspension of disbelief, la sospensione dell’incredulità: che sono dunque capaci di viaggiare con la fantasia.

 

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About Rosangela Farina

COLLABORATRICE | Nata ad Augusta (SR) il 28 Gennaio del 1991, si è laureata in Lingue e Culture Europee presso l'Università degli Studi di Catania e ora lavora come libraia alla libreria Mondadori della sua città. Ha un amore incondizionato per i libri. Il suo genere preferito sono i thriller e i fantasy, con qualche eccezione per i romanzi.

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