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“Villette” di Charlotte Brontë

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Un dipinto raffigurante le tre sorelle
Le sorelle Brontë (da sinistra verso destra: Ann, Emily e Charlotte)

Sin dalla prima volta che le incontrai sulla mia strada, le sorelle Brontë sono state per me emblema di grande fascino. Queste tre sorelle, che scrivevano all’inizio sotto pseudonimi maschili, ottennero il successo grazie a tre dei romanzi più belli e appassionanti della letteratura inglese: sto parlando di Cime tempestose, Agnes Grey e Jane Eyre. Le tre sorelle scrissero contemporaneamente i loro successi nel 1847. Successivamente, però, Emily e Agnes morirono entrambe a distanza di un anno l’una dall’altra, mentre Charlotte visse fino al 1855, quando anche lei morì. Charlotte riuscì però a scrivere, anzi meglio a completare, altri due romanzi, dando così spazio alla sua immaginazione che avrebbe sicuramente prodotto, se le fosse stata data la possibilità, molti altri capolavori.

Avevo circa sedici anni, quando lessi Jane Eyre, successivamente vidi anche il film tratto dal suddetto romanzo. Rimasi affascinata dalla grande forza di Jane e dal suo amore per Rochester (sebbene Heatcliff rimane sempre il mio preferito). Dopo qualche anno, studiando letteratura inglese all’università, mi imbattei nell’opera di Jean Rhys, Wide Sargasso Sea (tradotto in italiano in Il grande mare dei sargassi, perdendo così la meravigliosa allitterazione del titolo originale). Questo romanzo, esempio di letteratura postcoloniale, con i suoi toni onirici e esotici, racconta la storia della prima moglie di Rochester, la famosa donna della soffitta, la pazza. Si tratta di un prequel, in cui la protagonista, Antoinette Bertha,  vive ancora la sua vita nella Giamaica controllata dagli inglesi.

Dopo Jane Eyre, Charlotte scrisse altri due romanzi, Shirley (altro romanzo il cui titolo riprende il nome della protagonista femminile) e Villette. Proprio di quest’ultimo voglio parlarvi oggi. Come capita spesso, un autore diventa famoso soprattutto grazie al suo romanzo d’esordio, lasciando molto spesso le opere minori da parte. Villette è l’ultimo romanzo di Charlotte Brontë, scritto poco prima di morire, e che la Fazi Editore ha curato per l’edizione italiana. Il testo può essere a tutti gli effetti considerato un classico della letteratura. È il romanzo in cui, probabilmente, Charlotte mise tutta se stessa. A differenza dei due precedenti, lo intitola con il nome del luogo in cui è ambientato: Villette non è una cittadine reale, bensì plasmata su un’altra città famosa all’epoca, ovvero Bruxelles. La storia è raccontata in prima persona, come se fosse un diario, dalla protagonista stessa: Lucy Snowe. Molto spesso Lucy si rivolge al lettore, confidandogli le sue paure o semplicemente le sue impressioni.

Il romanzo comincia in Inghilterra, dove Lucy, ancora ragazzina, si trova a trascorrere del tempo nella tenuta della sua madrina, Mrs. Bretton. La donna, vedova, ha un figlio di sedici anni di nome John Graham Bretton. Il ragazzo è molto bello, come si può capire dalle descrizioni che Lucy ci da, ed è anche molto intelligente. Nella tenuta di Bretton arriva presto anche un’altra ospite, e cioè Polly Home, figlia unica di Mr. Home, rimasto vedovo da poco e che ha bisogno di cure, poiché malato. L’uomo lascerà per un po’ la bambina alle cure di Mrs. Bretton, e presto la bambina stringerà un’amicizia fraterna con John. Tutto ciò ci viene raccontato da Lucy, che in questa prima parte sembra quasi invisibile, relegata ad un angolo della casa, da dove osserva tutto. Ma ben presto Polly raggiungerà suo padre nel continente, e gli anni passeranno. Fino a quando

Manoscritto di Villette
Manoscritto del romanzo “Villette” di Charlotte Brontë, pubblicato nel 1853

Lucy, superati i diciotto anni, dovrà trovare il suo posto nel mondo e un’occupazione, visto che i rapporti con i Bretton si sono interrotti bruscamente, senza che ce ne viene data una spiegazione. La ragazza allora prenderà una nave da Londra, diretta verso il continente, precisamente a Villette. E proprio su questa nave conoscerà un altro personaggio importante ai fini della storia: Ginevra Fanshawe de Bassompierre, una ragazza di bell’aspetto ma molto superficiale, che subito le si avvicinerà. Arrivati a Villette, Lucy avrà un momento di smarrimento, essendo in una città a lei estranea. Villette ci viene presentata come una grande città, la capitale, sede della corte reale. Qui la ragazza troverà presto lavoro come maestra in una sorta di collegio, di proprietà di una donna tutta d’un pezzo, che ci verrà presentata come Madame. Le giornate passeranno tra un insegnamento e un altro. Lucy è molto spesso tenuta sotto controllo da Madame e dal cugino di lei, M. Paul Emanuel, un tipo scuro e altezzoso, che riesce a leggere le persone semplicemente osservandole. Un giorno, però, una delle figlie di Madame si ammala, e subito viene chiamato il medico. Sembra quasi opera del destino, ma dopo tanti anni Lucy rincontrerà John Graham, diventato medico. Il ragazzo è cambiato, è diventato un bell’uomo e un medico capace. John è innamorato di Ginevra Fanshawe e ben presto prenderà Lucy come sua confidente. Naturalmente Lucy si innamorerà di lui, ma si tratta di un amore non corrisposto. Lo terrà allora chiuso nel suo cuore.

La storia, sebbene un po’ lenta, è molto intricata. Le cose si complicheranno ancora di più quando Lucy e John incontreranno sulla loro strada Paulina de Bassompierre. Questa ragazza non è altro che Polly Home, ormai cresciuta e diventata una perfetta dama. Polly sconvolgerà la vita dei due, così come M. Paul Emanuel, cugino di Madame, e professore dell’istituto.

Villette è differente dagli altri scritti di Charlotte. È un romanzo molto riflessivo, in cui Lucy conduce una continua introspezione psicologica su stessa. È una ragazza caparbia, capace di affrontare le avversità che la vita le pone davanti a testa alta. A volte potrebbe apparire molto fredda nei suoi comportamenti, ed è proprio questo suo aspetto che Charlotte vuole mettere in evidenza, quando sceglie per lei il cognome Snowe. È la protagonista assoluta della storia, sebbene molto spesso risaltino le figure degli altri personaggi femminili. Villette è un classico, bisogna abituare la propria mente alla cultura vittoriana dell’epoca per apprezzarlo a pieno. È un romanzo, abbiamo detto, molto psicologico. È un romanzo d’amore, al primo posto, ma è anche un romanzo religioso, dato che viene posto l’accento sulla religione cattolica e su quella protestante: alla fine di tutte, le due credenze si incontreranno e si completeranno a vicenda, imparando a convivere in Lucy ed in Paul Emanuel:

<<Rimani protestante. Mia piccola puritana inglese, in te amo il protestantesimo. Ne riconosco il fascino severo. C’è qualcosa nel suo rituale che non posso accogliere per me, ma è la sola fede adatta per Lucy>>.

 

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About Rosangela Farina

COLLABORATRICE | Nata ad Augusta (SR) il 28 Gennaio del 1991, si è laureata in Lingue e Culture Europee presso l'Università degli Studi di Catania e ora lavora come libraia alla libreria Mondadori della sua città. Ha un amore incondizionato per i libri. Il suo genere preferito sono i thriller e i fantasy, con qualche eccezione per i romanzi.

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