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Vienna: un’isola alla deriva

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Da sinistra verso destra: Sebastian Kurz (1986), Christian Kern (1966) e Heinz-Christian Strache (1969)
Da sinistra verso destra: Sebastian Kurz (1986), Christian Kern (1966) e Heinz-Christian Strache (1969)

Il prossimo 15 di Ottobre il giro di valzer elettorale che ha visto impegnati grandi Paesi democratici come Germania (rinnovo del Bundestag) e Spagna (referendum catalano) proseguirà con le elezioni legislative austriache.

La crisi della grande coalizione guidata dal socialista Christian Kern, scoppiata la Primavera scorsa con le dimissioni del vice-Cancelliere popolare Reinhold Mitterlehner, porterà i cittadini del Paese di Wolfgang Amadeus Mozart e Franz Schubert a rinnovare con un anno di anticipo rispetto alla naturale scadenza del mandato il Nationalrat, la Camera bassa o Consiglio dei Rappresentati del Parlamento austriaco (equivalente della nostra Camera dei Deputati), e il Bundesrat, la Camera alta o Consiglio Federale (braccio di rappresentanza dei nove Stati Federali che compongono la Repubblica Federale austriaca). I sondaggi, finora, confermano la tendenza predominante in Europa e ritraggono i socialisti del Cancelliere uscente Kern in forte difficoltà, superati dalle schiere del candidato dell’Österreichische Volkspartei (ÖVP, trad: Partito Popolare Austriaco), il trentunenne enfant prodige della politica austriaca, l’attuale Ministro degli Esteri Sebastian Kurz, e tallonati dalla destra populista del candidato del Freiheitliche Partei Österreichs (FPÖ, trad: Partito della Libertà), Heinz-Christian Strache, da molti considerato il delfino dell’ultranazionalista xenofobo ed ex leader della destra Jörg Haider. Stando alla crescita dei nipotini di Haider, come vengono chiamati gli esponenti del partito capeggiato da Strache, la situazione dell’Austria sembra contraddire la sua storia recente. Naturalmente nessuno può sapere con certezza cosa accadrà, né che risultati salteranno fuori dalle urne all’indomani del voto, ma è evidente che qualcosa si è rotto, o si sta rompendo, nella tradizionale armatura di tolleranza indossata dalla società austriaca.

Nicolaas Thomas Bernhard (1931-1989) è stato uno scrittore, drammaturgo, poeta e giornalista austriaco, tra i massimi autori della letteratura del Novecento non solo di lingua tedesca
Nicolaas Thomas Bernhard (1931-1989) è stato uno scrittore, drammaturgo, poeta e giornalista austriaco, tra i massimi autori della letteratura del Novecento non solo di lingua tedesca

La destra ultranazionalista, per intenderci, non si presentava alle legislative con queste percentuali ai sondaggi da diciotto anni, quando alle legislative del 1999 il partito di Haider ottenne il 26,91% dei voti, fotocopiando il risultato dei popolari del Cancelliere uscente Wolfang Schüssel e guadagnando gli stessi cinquantadue seggi. Tuttavia, nonostante il buon risultato degli ultranazionalisti, nel 1999 vinse il Sozialdemokratische Partei Österreichs (SPÖ, trad: Partito Socialdemocratico d’Austria) guidato da Fred Sinowatz. Oggi la situazione è molto diversa. Nel 1968, in una occasione del conferimento del Premio di Stato austriaco per la Letteratura, il grande romanziere, poeta e saggista austriaco Thomas Bernhard, parlando del suo Paese e dei suoi connazionali, non lesinò le critiche, e disse: «noi siamo austriaci, noi siamo apatici; siamo la vita come volgare disinteresse alla vita, siamo il senso della megalomania come futuro nel processo della natura. Strumenti al servizio della fine, creature dell’agonia, tutto a noi si rivela, nulla comprendiamo. Popoliamo un trauma, temiamo noi stessi, abbiamo il diritto di temerci, già contempliamo, sia pur distintamente, lo sfondo: i giganti dell’angoscia».

Allora fu aspramente criticato, così come avvenne ogni volta che giudicò duramente il suo Paese (circostanza che si ripeté con cadenza regolare fino alla fine della sua vita nel 1989). L’Austria, così per come appariva nel 1968, era molto diversa da quella ritratta dal grande romanziere autore de Il soccombente, e le critiche fioccarono come la neve in Inverno da queste parti. Oggi, alla luce della crescente diffidenza nei confronti degli immigrati e dell’immigrazione cosiddetta incontrollata, che ha portato il Governo dell’Austria, per assecondare l’opinione pubblica fomentata dalla destra ultranazionalista e appoggiata dal Partito Popolare, a far stazionare al confine con l’Italia un contingente dell’esercito, il discorso di Bernhard assume i connotati di una profezia.

Nonostante la capitale della Repubblica Federale, la splendida e tollerante Vienna, tornata recentemente in vetta alla classifica delle città più vivibili del pianeta, rimanga una città sostanzialmente socialista e aperta alle minoranze (dovunque si vedono affissi i manifesti del SPÖ e cartelloni con scritto «Wien is proud to share / trad: Vienna è orgogliosa di condividere»), il resto dell’Austria appare lontano anni luce dal suo centro nevralgico, e somiglia tetramente al ritratto che Thomas Bernhard ci consegnò in quel lontano 1968.

Ho paura che oggi pochi austriaci si sentirebbero riempire il petto d’orgoglio nel sentire l’Imperatore Franz Joseph parlare dei «miei popoli», riferendosi alle minoranze che componevano il vastissimo e multietnico mosaico dell’Impero Asburgico. L’Austria dei popoli, delle posizioni universaliste di Stefan Zweig, dell’orgogliosa multiculturalità, del fiero multilinguismo di autori come Elias Canetti, sembra aver lasciato il posto all’Austria dei «giganti dell’angoscia» di Bernhard. Ma è realmente così?

L’aria che si respira andando in giro per la capitale, per la Ringstraße, per il Naschmarkt, per gli immensi musei, per i Cafè viennesi, rimane quella di sempre, ma le voci che arrivano dalle periferie della Repubblica Federale, i sondaggi e le strizzate d’occhio dei moderati alle destre, sembrano descrivere un’Austria diversa da quella che abbiamo conosciuto fino ad ora, e paiono confinare Vienna, la capitale, su un’isola felice che si allontana sempre di più dalla terraferma.

 

 


 

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About Paolo Caponetto

COLLABORATORE | Classe 1985, siciliano. Laureato in Filologia Moderna, frequenta il dottorato di ricerca in Studi sul Patrimonio Culturale presso l'Università degli Studi di Catania. È visiting Ph.D. student all'Università di Vienna e si occupa prevalentemente di digital humanities. In passato ha collaborato con la redazione siracusana de "Il Giornale di Sicilia". Autore del romanzo "Scambio d'estremi", edito da Prospero editore, e di racconti pubblicati in diverse raccolte, è un appassionato di letteratura e di politica. Risiede attualmente a Vienna.

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