Endkadenz

Verdena: il colpo di grazia

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Mauricio Kagel, geniale compositore sudamericano deceduto qualche anno fa, definiva così l’Endkadenz (letteralmente la cadenza finale), immaginata come conclusione dello spettacolo teatrale Konzertstück für Pauken und Orchester:

<<Colpisci con tutta la forza possibile sulla membrana di carta del VI timpano, e nel frattempo, nella lacerazione prodotta, infilatici dentro tutto il tronco. Quindi resta immobile!>>.

Non è una coincidenza che una personalità folle come Kagel abbia ispirato i fratelli Ferrari e Roberta Sammarelli: per tutti i Verdena, diventati in pochi anni una delle band più rappresentative del rock italiano. Endkadenz (il primo di due volumi) è anche il titolo del loro ultimo album, uscito il mese scorso.

I Verdena si sono formati ad Albino (Bergamo) nel 1995
I Verdena si sono formati ad Albino (Bergamo) nel 1995

Basta un primo ascolto per capire l’esattezza del riferimento culturale in questione. Il disco è urgente, compatto e, definitivamente, disturbato. Di un disturbo liquido e dilagante, percepibile dal riff iniziale di Ho Una Fissa fino al delirio di Funeralus. Certo, i Verdena hanno sempre prodotto della musica prepotente: il loro disco d’esordio era puro grunge giovanile (indimenticabili le paranoie di Valvonauta e Pixel). L’evoluzione è poi passata attraverso un suono più affilato (Il Suicidio dei Samurai), maturato (Requiem) e infine stravolto con una consapevole svolta pop. I due dischi di Wow, in questo senso, avevano consacrato la band bergamasca come una delle glorie del nostro panorama, da esportare anche all’estero. Perché nessuno oggi è in grado di suonare tanto italiano e tanto internazionale al tempo stesso (per capire, ascoltate pezzi come Le Scarpe Volanti o Nuova Luce: come se Battisti e la psichedelia fossero una cosa sola).

Ci vuole coraggio per decidere di pubblicare, dopo un meraviglioso doppio album, un altro doppio album. Ma i Verdena in questo non sono mai cambiati, in venti anni di carriera: se ne fregano. Non si tratta propriamente di impopolarità, quanto di anti-popolarità. In altre parole, andare contro le mode, le richieste, il volere del pubblico e delle case discografiche. Non pensateci neppure per un secondo che la firma con un colosso come Universal abbia condizionato il loro percorso.

Endkadenz vol.1, quindi. Una distorsione lunga 13 brani, in cui il fuzzbox ricopre tutto come una colata di cemento. Ci sono canzoni, sotto questo vortice, canzoni nel senso classico del termine (ancora richiami a Battisti, ma anche a McCartney): solo che non le riconoscerete subito. E’ necessario metabolizzarle, immergersi nella voce modificata di Alberto Ferrari, nei cori e nelle chitarre increspate, in quel basso che sembra mandare in cortocircuito il vostro stereo. Riconoscere forme note nell’ignoto.

Endkadenz vol.1 è il sesto album dei Verdena
Endkadenz vol.1 è il sesto album dei Verdena

Puzzle comincia con il pianoforte e si conclude con un teatrino infernale scandito dalla batteria di Luca. Un Po’ Esageri, il singolo, è forse il frammento più smaccatamente pop del mosaico: dal taglio assomiglia quasi a un pezzo dei Thermals. Sci Desertico è pura claustrofobia. Diluvio vive sul filo del rock progressivo. Inno del Perdersi è il capolavoro. La ballata di Nevischio sembra sempre dover esplodere in una fiammata che non arriva mai, scivolando infine nel verso <<Senza un fine non ci riesco a stare>>.
Ora più che mai il vero fine del gruppo pare essere la sperimentazione. Continuare a mescolare in questo ideale crogiolo influenze, stili, passioni, per poi vedere cosa ne esce fuori. Una sorta di confusione concreta, causata anche dal fatto che l’intero disco è stato composto in sala prove (a differenza dei precedenti album plasmati in studio). “Jammare è come andare a pesca” dice Alberto “Devi guardare il galleggiante, non hai molti pensieri“. Ecco, la metafora illustra al meglio il prodotto finale, figlio di una ricerca totale e appassionata di nuovi suoni. Una moltitudine di pesci ben assortiti fra loro.

Endkadenz vol.1 è un camaleonte, capace di cambiare ad ogni singolo ascolto. Mettetevi le cuffie migliori che avete, ancora una volta. Non avete sentito una voce che vi eravate persi? Una vibrazione insolita. Quella chitarra che punge in sottofondo. Il panorama che assume fattezze inedite, con l’ermetismo dei testi a contribuire alle suggestioni.

Eccessivo e magnetico, darà ai fan nuove ragioni per amare i Verdena, ai detrattori nuovi motivi per insultarli, ma un fatto è certo: ciò che stiamo ascoltando potevano partorirlo soltanto loro.

P.S. Stasera comincerà l’Endkadenz Tour. Prima tappa, Rimini. Un’occasione per vedere questi tre ragazzi dal vivo, perché credetemi: spaccano davvero.

 

Terza-giusta

 

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About Mr. Tambourine Man

Chi è Mr. Tambourine Man? Nessuno lo sa con certezza. Intorno a lui aleggia un'aura di mistero: per alcuni è un ex chitarrista dei Nirvana reso nostalgico dall'età, per altri un giovane rapper dal sound elettronico, per altri ancora una cantante di opera lirica con la passione per la pop dance. O forse lo stesso lettore. Mr. Tambourine Man vi guiderà in un viaggio mistico attraverso la musica.

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