CARPI, ITALY - APRIL 28:  Players of Carpi celebrate after being promoted to Serie A during the Serie B match between Carpi FC and FC Bari at Stadio Sandro Cabassi on April 28, 2015 in Carpi, Italy.  (Photo by Maurizio Lagana/Getty Images)

Una favola meritocratica: Carpi FC in Serie A

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carpi-fc-serie-italian_3296455<<Il Carpi in A sarebbe rovinoso>>. Claudio Lotito anti-sportivamente parlava così del Carpi FC due mesi fa. Un’affermazione che fece scalpore e che fa sorridere, pensando che il Presidente della SS Lazio è anche Presidente dell’US Salernitana. Non certo una squadra dalla grande tradizione calcistica in Italia ma che siamo certi – essendone il proprietario – vorrebbe vedere in Serie A prima possibile dopo la promozione di questa stagione in Serie B. Secondo il Lotito-pensiero dunque: quello che è mio va bene, quello che è degli altri no. Ma alla fine è un ragionamento figlio della società italiana, dove la meritocrazia è ai livelli minimi storici. Si va avanti col nome, non con l’impegno e le qualità.

Per nostra fortuna e di chi ama lo sport, ciò che si augurava Sua Sportività Lotito non è avvenuto ed il Carpi ha raggiunto la prima promozione in Serie A nella sua storia ultracentenaria, con lo 0-0 dello Stadio Cabassi contro l’FC Bari. Il Carpi di Mister Castori non ha vinto il campionato. L’ha sbranato, l’ha spaccato in due. Un dominio esercitato per tutto l’arco di questa annata trionfale. Dal 5-0 in casa del Pescara Calcio nel mese di Ottobre, è stato un meraviglioso assolo dove tutti sono stati chiamati in causa per la realizzazione di questa grandissima e meravigliosa favola sportiva. Il Carpi ha sopraffatto compagini molto più quotate e con una maggior esperienza e tradizione. Mi vengono in mente i Bologna FC, gli AS Livorno ed i Pescara ma potrei citarne altri. Oltre al Mister ex-Ascoli FC, AS VareseReggina Calcio e ad una rosa votata al sacrificio e all’abnegazione, l’artefice dell’impresa romagnola è una società solidissima ed umile che fa capo a Stefano Bonacini, proprietario della linea di abbigliamento Gaudì. Senza spendere cifre folli, si è voluto costruire una rosa che potesse essere “su misura” per il nuovo tecnico, acquisendo giocatori dalle serie minori (alcuni direttamente dai dilettanti), puntellando con qualche giovane da valorizzare in prestito e dalle occasioni che il mercato proponeva, come ad esempio Jerry Mbakogu. Trovatosi svincolato dopo il fallimento dell’SSD Padova e capace di fare la differenza in Serie B. Un’autentica forza della natura.

carpi-serie-b_hs3g9ve3sf2e1ruzx5hqr8t6dUn’avventura cominciata nel 2009, quando la squadra militava in Serie D e nessuno si aspettava nemmeno lontanamente che soltanto sei anni dopo sarebbero stati tutti a festeggiare – allo Stadio Cabassi e poi nelle vie della città con tanto di autobus scoperto – una Serie A mai nemmeno avvicinata in passato. Da quell’anno in poi è stata una scalata inesorabile, che ha visto la squadra bianco-rossa passare da Serie D alla C2 fino alla Lega Pro ed alla prima promozione in Serie B della sua storia, avvenuta due stagioni fa. Simbolo di quella scalata e di questa squadra è certamente Lorenzo Pasciuti, unico superstite del Carpi semi-dilettantistico di Serie D. Ed adesso c’è una Serie A da giocare e da godere, all’insegna della disciplina e dell’entusiasmo.

Questa vittoria, però, non è soltanto quella di una piccola compagine che raggiunge la gloria sportiva, ma anche la vittoria della meritocrazia sportiva, della parola “sacrificio” e della forza di credere in un obiettivo. In un’epoca dove il calcio è comandato dal “dio denaro”, che dona la gloria soltanto a pochi eletti con determinate capacità economiche, questa storia del Carpi commuove ed acquista il sapore del calcio dei vecchi tempi, quando anche un Hellas Verona FC o un Torino FC potevano ambire a vincere lo scudetto sottraendolo a chi ha sempre avuto capacità umane ed economiche nettamente superiori. Tempi romantici, che sembrano lontani anni luce. Adesso le belle storie sportive hanno per protagoniste le piccole società che riescono a calcare (molte per la prima volta) il massimo palcoscenico nazionale. Come il Carpi. Ma negli ultimi anni abbiamo assistito alla salita dell’US Sassuolo Calcio nel 2013 e, tornando più indietro, si può pensare all’ACD Treviso nel 2005.

Prima di organizzare la prossima stagione e d’affrontare squadre avute come avversarie soltanto nelle amichevole estive pre-campionato, il Carpi dovrà vincere un’ultima battaglia che sancirebbe la realizzazione del sogno forse più sentito dai carpigiani. Poter ospitare l’AC Milan, la Juventus FC, l’AS Roma, l’FC Internazionale Milano etc. sul proprio terreno, lo Stadio Cabassi. Attualmente la struttura non avrebbe i requisiti minimi per ospitare la Serie A (20 mila posti) avendo una capienza di soli 4 mila posti. Difficile pensare ad una deroga visto che già per la Serie B (10 mila posti minimo) fu chiesta e concessa. Le amministrazioni cittadine, assieme con la società, hanno promesso un ampliamento. Ma è difficile ipotizzare che il problema si possa risolvere nel giro di tre mesi. Per questo già si pensa a soluzioni alternative, che porterebbero al trasloco in impianti vicini. Si è parlato dello Stadio Tardini di Parma ma la destinazione più probabile e praticabile è il Mapei Stadium del Sassuolo, a Reggio Emilia. Nei prossimi mesi comunque ne sapremo di più.

Adesso ciò che più importa è festeggiare, preparando un nuovo capitolo di quell’avventura chiamata “Carpi”. Stavolta sul palcoscenico più alto e prestigioso. E stiamo certi che l’identità rimarrà sempre la stessa.

Romantica. Umile. Battagliera.

 

 

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About Giacomo Corsetti

COLLABORATORE | Classe 1990, toscano e residente a Pietrasanta, in Provincia di Lucca. Studente di Lettere – Discipline della Comunicazione e dello Spettacolo presso l’Università di Pisa. Blogger di RadioEco, radio dell'Ateneo di Pisa. Nutre una grande passione per lo sport, il cinema, il teatro e l'informazione libera. E' amante di tutto ciò che concerne la cultura.

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