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Un gioiello di Trento: il Castello del Buonconsiglio

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Castello del Buonconsiglio – Trento

Pochi giorni fa son riuscito a visitare Trento, città che racchiude allo stesso tempo prerogative giovanili ed artistiche, ponendosi come cerniera fra la cultura/arte teutonica e quella italiana. Questo suo status ambivalente l’accompagna in ogni punto: dalle zone periferiche al centro, dove l’arte fa da padrona. Il centro storico di Trento, racchiuso entro le vecchie mura cittadine, è un toccasana per chi vuole sentire i passi della storia e la dolce aria fresca dell’arte. Ovunque si guardi, ovunque si cammini, c’è un palazzo, una chiesa o una casa carica di significati, dall’antichissima eredità storica.

In questo articolo parleremo esclusivamente del Museo Castello del Buonconsiglio, ma vorrei prima citare alcuni dei tanti luoghi meritevoli: dal Duomo di San Vigilio (in pieno stile romanico) agli affreschi delle Case Cazuffi-Rella, antichi palazzi signorili che offrono un bellissimo ricordo alla vista, grazie ai loro colori ed al loro stile. E ancora il Palazzo Pretorio, la Fontana di Nettuno, la Chiesa di Santa Maria, il Palazzo (Pona) Geremia. Ovviamente si tratta un veloce excursus, intento a mostrare la grande varietà artistica della città, spesso inquadrata nello stile teutonico più freddo e dimenticandoci, invece, di quanto la sua arte sia italiana.

Parliamo ora del Castello del Buonconsiglio, che deve il suo nome alla scaramanzia del popolo. Sorgendo sopra un piccolo rilievo roccioso, chiamato Malconsey, già dal 1300 si passò a rinominare il Castello con un nome più “positivo”, trasformando per l’appunto Malconsey in Buonconsiglio. Il castello fu costruito principalmente per scopi difensivi, sopra un vecchio castrum romano. Il risultato attuale altro non è che la crescita che ebbe il castello nei tanti secoli di vita. Ogni persona che ebbe potere su di esso aggiunse sempre un qualcosa, rendendo il complesso odierno enorme, con un tono severo e austero agli occhi del turista che decide di avviarsi ai suoi piedi. L’area più antica (quella duecentesca) prende il nome di Castelvecchio. Lo stile di quest’area è tipicamente romanica anche se, intorno al 1440, vennero effettuati degli interventi. Il Cortile del Castelvecchio è caratterizzato da ampi loggiati affrescati, che stemperano quel tono severo dell’intera struttura. Per la versione quattrocentesca del Castelvecchio dobbiamo ringraziare il Principe Vescovo del tempo, ovvero Johannes Hinderbach (durata del vescovato 1464-1486), nonché il pittore Sacchetto, di origini veronesi.

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Loggia Veneziana, Castello del Buonconsiglio – Trento

Altro tocco di classe di quest’antica area è la Loggia Veneziana. Dopo essere diventata una residenza, abbandonando parzialmente la sua principale funzione di fortezza, si decise di impreziosirla ulteriormente e questa loggia in pieno stile veneziano, con archi trilobati e motivi floreali, è un piccolo fiore all’occhiello che lascerebbe tutti a bocca aperta. Dalla loggia, inoltre, è possibile ammirare i principali monumenti di Trento dall’alto, capendone e gustandone le loro strutture e le loro bellezze. La parte più antica del Castelvecchio è senza dubbio il Mastio, un enorme torre cilindrica (chiamata anche Torre d’Augusto) risalente alla prima metà del 1200, costruita sotto il podestà imperiale Sodegerio da Tito. A fianco della Loggia Veneziana, poi, si aprono le porte della Sala dei Vescovi. Sulle pareti di questa sala sono dipinti i presuli trentini dall’anno mille in poi – anno dell’inizio del principato vescovile – e si chiudono con Pietro Vigilio Thun, ultimo principe vescovo di Trento (1776-1800). Sopra i dipinti dei Vescovi vengono riportati i nomi dei papi, mentre sotto quest’ultimi sono raffigurati gli imperatori per sottolineare il forte legame che il principato nutriva nei riguardi dei due poteri.

Accanto a Castelvecchio, intorno al 1528 (per volontà del vescovo Bernardo II di Cles) sorse il Magno Palazzo. Questo corpo cinquecentesco del Buonconsiglio comunica con Castelvecchio tramite un passaggio sospeso, che arriva fino alla Torre Aquila. Il Magno Palazzo si snoda in quattro ali, attorno al Cortile dei Leoni. Lo stile decorativo, qui, è assai più complesso: tematiche moraleggianti, allegoriche e scene provenienti dall’antichità riescono a fondersi in modo impeccabile. Prevale spesso il tema imperiale, con stemmi e ritratti degli Asburgo. Sappiamo che in questo periodo lavorarono presso il Magno Palazzo i fratelli Dosso e Battista Dossi, che ci regalarono degli esempi sopraffini d’arte cinquecentesca, così come per la Camera del Camin Nero. I due fratelli non erano i soli, e nella Sala delle Udienze è possibile ammirare i capolavori di Girolamo Romanino, originario di Brescia. Altri ancora contribuirono alla decorazione del Magno Palazzo: tra questi ricordiamo Marcello Fogolino, di origine vicentina, che lavorò sicuramente alla Camera terrena del Torrion da basso.

Personalmente, son rimasto molto colpito della Loggia del Romanino (all’interno del Magno Palazzo) dove, al centro del soffitto, è possibile ammirare Fetonte sul carro del Sole e trainato da due indomiti cavalli, intenti in una corsa vertiginosa nel cielo. Ai lati, invece, si ammirano le Allegorie delle Stagioni, del Sole e della Luna. Purtroppo, per descrivere l’intero complesso non mi basterebbero dieci articoli. Passiamo, perciò, direttamente alla punta di diamante del castello: gli affreschi presenti all’interno della Torre Aquila.

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Il “Ciclo dei Mesi” all’interno della Torre Aquila, Castello del Buonconsiglio – Trento

E’ possibile accedere alla sala pagando un piccolo supplemento al biglietto, che vi garantisce una visita guidata a partire dalle mura orientali del castello. Fu voluta dal principe vescovo Giorgio di Liechtenstein alla fine del ‘300, che sopraelevò la torre creandosi così uno spazio privato, lontano dalle sale pubbliche. Al secondo piano della torre, fece affrescare le pareti con il Ciclo dei Mesi. Questi affreschi sono un documento prezioso della situazione economico-sociale del Trentino Alto-Adige, durante la fine del XIV secolo. L’intero ciclo mostra il lavoro dei contadini e le svariate attività dei nobili, alternarsi di mese in mese. Ciascun mese, ancora, è diviso da colonnine dipinte che però non interrompono di netto le vicende, dato che spesso le scene attraversano queste delimitazioni. Gli affreschi, secondo le conoscenze e le mode del tempo, non conoscono la prospettiva e le proporzioni. Le figure seguono infatti l’ordine di grandezza secondo il loro status sociale: in questo modo una gentil donna sarà molto più grande di un contadino, anche se quest’ultima verrà posta in secondo piano.
Le scene che si alternano rappresentano l’aratura, la semina, la raccolta della legna ed ancora i giochi, i tornei, la caccia ed il corteggiamento. L’autore di tale capolavoro, purtroppo, è anonimo. Sappiamo solo che gli affreschi vennero eseguiti tra il 1391 ed il 1407, anno della cacciata del vescovo da Trento.

Non potendo – come già ribadito in precedenza – esplicare a fondo l’intero complesso del Castello del Buonconsiglio per via della sua grandezza e varietà artistica, vi invito a visitarlo per il costo molto contenuto nonché per la valenza storica ed artistica che possiede. Castello che, tra l’altro, si è reso protagonista persino nel XX secolo, questa volta per delle uccisioni. Durante la Prima Guerra Mondiale, infatti, la Sala della Stua della Famea divenne il tribunale che condannò a morte Cesare Battisti, Fabio Filzi e Damiano Chiesa, per ordine del Governo austriaco. E’ possibile visitarne le prigioni ed avvertirne ancora i brividi lungo la schiena, passando poi alla Fossa dei Martiri dove i tre irredentisti furono impiccati. In questa fossa sono state disposte delle foto dell’epoca che documentano la condanna e rendono ancora più toccante quel luogo, già di per sé inquietante.

Il Castello del Buonconsiglio, dunque, resta un luogo da scoprire e da gustare lentamente, per conoscere tutte le sue svariate vicende che corrono dal lontano 1300 ai giorni nostri.

Un tempio per la storia e per l’arte.

 

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About Marco Pucciarelli

REDATTORE | Classe 1991, piemontese. Si è laureato in Lettere Moderne presso l'Università degli Studi del Piemonte Orientale "Amedeo Avogadro" di Vercelli. Ha la passione per la storia, specie per quella romana.

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