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Turchia ed Europa: la sfida dell’Occidente

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Guardando il mondo dei giorni nostri, ci viene difficile immaginare come potevano convivere, più di duemila anni fa, popoli diversi sotto un’unica bandiera. Sotto l’Impero Romano, non si percepiva una forte divisione tra Africa settentrionale, Europa o Medio Oriente. Anzi, per un uomo del tempo sarebbe stato meglio vivere nel Maghreb, piuttosto che in Inghilterra. L’evento che segnò la fine di tale convivenza non è ancora oggi ben chiaro, quantomeno non è risolvibile in modo netto e insindacabile. La caduta dell’Impero Romano, le “invasioni barbariche”, la diffusione dell’Islam, sicuramente sono tra i fatti più importanti. Col tempo questa divisione diventò sempre più netta. Nei luoghi in cui si diffuse la religione musulmana, si percepì fin da subito una certa estraneità. L’Africa iniziò ad essere qualcosa di lontano, di marginale. L’Oriente divenne sempre più  incomprensibile per gli Europei. L’antica convivenza, che ebbe fortuna sotto l’Impero, era oramai perduta e fin da subito , occidentali e orientali, alzarono delle grandi mura (tutt’ora percepibili), costringendo questi due mondi ad intraprendere strade e storie completamente diverse. Oggi si dibatte molto sulle conseguenze che potrebbe avere l’entrata della Turchia, nell’Unione Europea. Sicuramente tale questione è frenata da alcuni membri  dell’UE, non tanto per un problema economico o  razziale, tutt’altro: semmai per una divergenza in termini di “valori”(i già citati “muri”). Si percepisce la Turchia distante dal nostro mondo occidentale, come qualcosa di estraneo all’Europa. Il politico Edmund Stoiber dichiarò, in modo sbrigativo e severo “La Turchia non è europea e non fa parte dell’Europa”. E ancora, l’emerito Papa Benedetto XVI, quando era ancora il Cardinal Ratzinger, disse “La Turchia è in permanente contrasto con l’Europa”. Come fa notare  Boris Johnson, è difficile capire cosa voglia dire il Cardinale con “permanente contrasto”,  poiché per più di mille anni la città turca di Istanbul fu la capitale cristiana dell’Impero Romano. Queste parole, che sono solo alcune delle tante, indicano una demarcazione di valori, di cultura, che rendono la Turchia estranea al mondo occidentale. Infatti, in questi mille anni, qualcosa è successo: è nata la religione musulmana. L’Islam, non è nient’altro che un’eresia giudaico-cristiana, purtroppo molto puritana. Niente alcol, castità femminile e nessun tipo di arte figurativa. Gli Arabi del tempo, conquistarono grosse fette dell’antico Impero Romano, arrivando persino in Spagna. Se Carlo Martello non li avesse respinti a Poitrines, l’intero mondo che oggi conosciamo, sarebbe stato molto diverso. Quando il Mar Mediterraneo divenne per metà cristiano e per metà islamico, accadde qualcosa mai successa. Le due religioni non sopportavano i rispettivi infedeli, tanto da organizzare dei blocchi commerciali, che acuirono la povertà e l’imbarbarimento dei popoli, mali già esistenti da tempo. Ma non fu sempre così. Prendiamo come esempio il Nord Africa (riprenderemo altre volte questa terra come esempio): un tempo non era solo il granaio dell’impero, ma culla di grandi personaggi, e la sua cultura era inscindibile da quella del mondo greco-romano. Settimo Severo, Apuleio, Tertulliano, Claudiano e lo stesso Sant’Agostino, padre della chiesa cristiana. Tutti personaggi nati nell’Africa settentrionale. Molti di questi sono considerati portatori di valori su cui ancora oggi il mondo occidentale fonda buona parte della propria etica. Passarono i secoli e, nella Firenze del XV secolo, si assistette ad una delle più grandi esplosioni artistiche di sempre. Ci fu una ripresa dell’ideale classico che esaltò l’indipendenza dello spirito umano, ossia l’antica idea greca per cui l’uomo è misura di tutte le cose: l’Umanesimo. Basti pensare al simbolo artistico di questa esperienza tutta occidentale raffigurata sulle volte della Cappella Sistina. Le due dita, una di Adamo e l’altra di Dio, che si sfiorano. Non vi è nulla di simile nella cultura musulmana, poiché molto offensivo nei confronti della teologia dell’Islam.

 

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Qualcosa del mondo romano, conquistato dai musulmani, andò perduto. Leonardo, Michelangelo, Piero della Francesca, tutte persone che riscoprirono e reinterpretarono la forma artistica dell’uomo, in cui il mondo greco-romano era stato maestro. Pensiamo ora alle vicende artistiche nel Nord Africa o di qualsiasi altro luogo dove i musulmani trionfarono.  Soltanto piccoli tentativi artistici che, se paragonati all’arte occidentale, potrebbero passare come scarabocchi. Ora, il mio non è un tentativo di “sviolinare” l’arte occidentale, denigrando quella musulmana, tutt’altro. Il mio discorso voleva solo sottolineare che qualcosa era mutato. L’Africa del XV secolo, non era più la stessa di Apuleio o Sant’Agostino. Era divenuta completamente estranea alle vicende dell’Europa, e come essa, tutti i territori convertiti dall’Islam. Altro esempio che dimostra la divisione delle due culture nel passato? Teodora, la moglie di Giustiniano. A Bisanzio, l’Imperatore si sposò con una donna, sessualmente emancipata. Giravano molte voci sulla bella Teodora e sui lavori che fece prima di diventare l’Imperatrice dei romani (i bizantini continueranno a sentirsi “romani”). Nel mondo musulmano non si avrà più nulla di simile. Non sentiremo mai più parlare di una donna “sessualmente emancipata” e influente nella politica. Questo esempio può farci comprendere come nel Rinascimento, tornò in auge uno dei piaceri greco-romano per eccellenze: il godimento artistico del nudo femminile. Questo è uno dei punti più delicati della fede islamica, il rapporto col gentil sesso. Mohammed Atta disse “Non fate toccare il mio cadavere da nessuna donna!”. Un altro punto focale del rapporto tra le donne e l’Islam, è l’obbligo di portare il velo. Obbligo che, tra le altre cose, non è richiesto in nessun passo del Corano. Dunque, questa differenza di valori c’è ed è innegabile. L’Europa riesce a tener fuori dai suoi confini i popoli islamici, grazie anche ad un prepotente stereotipo. L’ansia della crudeltà turca viene sempre utilizzata. Francis Bacon disse “I Turchi sono un popolo crudele, senza moralità, senza lettere, né scienza, né arti. Un vero insulto per la società”. Lo stesso Winston Churchill nel suo libro Riconquistare Karthoum espose le sue opinioni sull’effetto nefasto che aveva l’Islam, osservando le popolazioni musulmane del Sudan. “Non esiste al mondo forza più retrograda. Lungi dall’essere moribondo, il Maomettanesimo è una fede militante e fa proseliti. Se il Cristianesimo non fosse protetto dalle forti braccia della scienza, quella stessa scienza contro la quale lotto invano, la civiltà dell’Europa moderna potrebbe cadere, come cadde la civiltà dell’antica Roma”. Come analizzare e gestire questa profonda differenza? Non basta sostenere che gli antichi territori romani sono caduti dalla parte sbagliata dello spartiacque. Contro la Turchia, vengono mosse le accuse di non rispettare i diritti civili. La Francia accusa Ankara del massacro del popolo armeno e sostiene che non potrà entrare nell’UE finché non si sarà scusata. Ma è ora di finirla con queste frasi da “verginelli”. Pensiamo anche alle colpe del nostro mondo occidentale. La Francia si è mai scusata con il popolo algerino delle torture e dei massacri? La Francia ha chiesto mai scusa alla Turchia per il massacro di Acri, fatto da Napoleone? (uno dei più grandi massacri di guerra). Altre accuse che si muovono contro la Turchia musulmana è l’aspetto sessista, ma è davvero così? Circa undici anni fa, una certa Tansu Çiller divenne Primo Ministro della Turchia. Passiamo alle moschee: in Turchia, uomini e donne possono pregare assieme. Senza scordarci che la Turchia concesse il voto alle donne molto prima del Belgio. Con questo non voglio dire che la  Turchia sia un Locus Amenus di diritti civili, tutt’altro, ma sicuramente i turchi non sono gli unici a sbagliare, poiché molti dei loro errori sono capisaldi di civiltà nei paesi occidentali come la pena di morte. Più l’Europa dirà “no” a questo Stato, alzando i muri della discriminazione, più questo Stato sarà attratto dai popoli medio orientali, molto più estremisti di loro. La Shari’a è una delle cose più deplorevoli, totalmente incivile per il nostro secolo, ma ripeto, è inutile fingerci dei santi, visto che non son passati troppi anni, da quando l’Occidente bruciò, lapidò e censurò. I musulmani non sono alieni e non possiamo escluderli dal progresso che l’umanità intera deve compiere. Abbiamo bisogno di riconciliazione e non di repulsione. Molti sono gli aspetti vergognosi delle moderne interpretazioni dell’Islam. Ma è tempo di compiere un atto fondamentale: tendere la mano e domandarci se il Cristianesimo sia davvero poi superiore per razionalità e civiltà, rispetto all’Islam. È tutta questione di interpretare un Credo, e siccome ci riteniamo custodi di una forma di civiltà, dobbiamo iniziare questo coraggioso passo, smettendo di denigrare e iniziando a estendere veramente questo diritto di uguaglianza. Siamo arrivati ad un punto critico, dove è tempo di finirla con il bofonchiare “valori” estranei. Dobbiamo avvicinarci a quei popoli islamici che tentano di divenire democrazie laiche, dividendo il potere religioso da quello politico. Bisogna accogliere questi popoli affinché possano essere intermediari tra i due estremi della civiltà contemporanea. Cosa diremo ai musulmani che si sono fatti una vita in Europa? Che sono nel posto sbagliato? Con la Turchia, aiutandola ad abbracciare uno stile di vita armonioso e accettando molti più diritti civili, potrebbe nascere un vero e grosso progetto: riportare l’uguaglianza intorno al Mare Nostrum, dallo stretto di Gibilterra al Bosforo, da Tunisi a Lione. Turchia ed Europa nuovamente assieme. Vedere rinascere l’antica Comunità Economica Romana, culla di commercio e di uguaglianza, di benessere e tolleranza. Questa, oltre alle tante sfide che l’Europa deve affrontare, sarà fondamentale, per tendere le braccia al “diverso” e con esso portare più umanità in questo mondo.

 

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Fonti

B. Johnson, il sogno di Roma

B. Ward-Perkins, la caduta di Roma

About Marco Pucciarelli

REDATTORE | Classe 1991, piemontese. Studente di Lettere Moderne presso l'Università degli Studi del Piemonte Orientale "Amedeo Avogadro" di Vercelli. Ha la passione per la storia, specie per quella romana.

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