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Tous ensemble pour la Belgique: tra cioccolato, divisioni linguistiche e Magritte

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<<La Belgique, arlequin diplomatique>>.

 

Étienne_Carjat,_Portrait_of_Charles_Baudelaire,_circa_1862
Charles Baudelaire (1821-1867) è stato un poeta, scrittore, critico letterario, critico d’arte, giornalista, aforista, saggista e traduttore francese

Così Charles Baudelaire definiva questo piccolo, adorabile, e affascinante Paese. Arrivata all’aeroporto di Charleroi, appena messo piede in terra belga, si viene accolti da una nebbia spaventosa, dilagante: sembra quasi essere un mostro con dei lunghi denti affilati, pronto a morderti nel caso in cui tu fossi partito dall’Italia con un sole meraviglioso, che pensavi ti seguisse anche à l’ètranger. E’ quando sali sul treno, vale a dire un Regionale pulitissimo, colorato, puntuale, con un monitor che ti mostra tutte le fermate del tragitto e con un controllore gentilissimo, che la realtà ti viene incontro in maniera atroce, sarcastica ed inevitabile: hai lasciato l’Italia. Arrivata a destinazione, il profumo dei gaufres ti inebria, ti rilassa e ti riempie di speranza allo stesso tempo. Quando ti trasferisci in un nuovo Paese, seppur momentaneamente, devi imparare ad apprezzarne i pregi e a goderne quanto più poi: non potrai mangiare una pizza degna del suo nome, ma potrai deliziarti con mille altre pietanze che ti lasceranno un sorriso stampato sul volto per tutta la mattinata.

Se invece avete avuto una giornata terribile, che nemmeno un altro gaufre può rendere vagamente piacevole, allora ho la soluzione a tutti i vostri problemi. Ha un nome greco, quello di un business-man lungimirante e goloso che decise di fare del bene all’umanità intera: Leonidas. Luogo a dir poco perfetto. Un luogo dove assaggiare un cioccolatino diventa un’esperienza extra-sensoriale. Un luogo dove il cioccolato non è semplicemente cioccolato: è una divinità. Un luogo dove il cacao non è semplicemente buono: è bello, elegante, di classe. E’ belga. E se all’interno trovate una tea room, con Edith Piaf che canta del suo uomo che scompare tra la foule, con un gentile cameriere che vi versa del the verde, a quel punto vi sembrerà di aver fatto un viaggio nel tempo, in un’epoca dove la raffinatezza regna indisturbata e la presenza del wi-fi non è esattamente la priorità in un locale.
4669803Prima di partire mi sono ovviamente informata riguardo alle caratteristiche prevalenti del popolo fiammingo/vallone, facendo una piacevole scoperta: i belgi hanno una fama particolare, essendo conosciuti in tutto il mondo per essere gentili, disponibili, simpatici e alla mano. Scoperta che è stata poi verificata empiricamente con risultati soddisfacenti. Il tuo compagno di corso, il controllore della SNCB (le ferrovie belghe), e persino l’impiegato pubblico della mutualitè chretienne sarà pronto ad aiutarti ad integrarti meglio. Anche perché la burocrazia è fluida, veloce, tanto che per un belga pagare le imposte pubbliche è sicuramente un piacere oltre che un dovere. Per quanto riguarda le istituzioni, invece, le cose non potrebbero essere più complicate: <<se capirete la politica belga, capirete la politica di qualsiasi Paese del mondo>>, disse il mio professore di Diritto Comparato il primo giorno di lezione, introducendoci ad un sistema particolarmente intricato e di difficile comprensione, che nonostante ciò è restato in piedi per 500 giorni senza un Governo. <<Le pays a marché, a marché également. Ce pays fonctionnes>> mi disse il capogruppo al Senato dei centristi, un uomo giovane, simpatico e preparato che lasciando trasparire un po’ di orgoglio per il suo Paese ci spiegò come il diritto pubblico sia una materia ostica per i giuristi e gli scienziati politici belgi. Infatti, le lingue ufficiali son ben tre: il francese, l’olandese e il tedesco. Le regioni, invece, sono anch’esse tre: la Vallonia, Le Fiandre e la Region de Bruxelles-Capital, ed ognuna ha diritto ad una precisa percentuale di rappresentanti in Parlamento, i quali devono stare bene attenti a combinare gli interessi locali, della propria comunità linguistica, con quelli nazionali.

Del resto, Baudelaire aveva ragione. Il Paese che ha dato i natali al grande Magritte, il noto pittore surrealista, non poteva che essere un Paese anch’esso surrealista, un arlecchino diplomatico. Per un italiano, noto per avere un senso classico e tradizionale dell’estetica e della bellezza, o meglio della Grande Bellezza, che sia di Piazza Venezia o del Duomo di Milano, di un capolavoro del Caravaggio o di un Rosso Valentino, il Belgio è qualcosa a cui non è abituato:  è un sogno, è irrazionalità, non è tangibile. Non puoi pretendere di capirlo subito, devi dunque conoscerlo, studiarlo, comprendere che la Prima Guerra Mondiale ha lasciato un ricordo indelebile e che è stato impresso sui muri attraverso numerose targhette commemorative in tutte le stazioni, che è stata interpretata magistralmente da tanti artisti belgi, come ad esempio, appunto, la scuola surrealista. Una lama che ha trafitto irrimediabilmente l’anima di questo Paese pacifico ed umile, inconsapevole del suo reale potenziale, da sempre “oscurato” dalla grandiosità francese. La Belgique ha un’energia intrinseca che ha ispirato i personaggi che ne hanno fatto la storia, e che hanno dovuto cercare a Parigi la gloria che Bruxelles non poteva dargli. Un’energia che si è trasformata poi in una nostalgia giustificabile.

E’ un’adolescente timida, con un po’ di lentiggini sulle guance e i capelli castani, che non sa ancora di essere bella perché glielo dicono in pochi e perché le sue compagne sono così appariscenti da ostentare qualità che nemmeno hanno. Loro non sanno che appassiranno subito, prima ancora di sbocciare. Lei, invece diventerà una splendida rosa.

 

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“Le tombeau des lutteurs”, di René Magritte – 1960

 

 

 

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About Alessia Del Vasto

COLLABORATRICE | Classe 1994, di origini partenopee. EU Studies Fair Ambassador per POLITICO Europe, studia Scienze Politiche Internazionali presso l'Università di Pisa. Ha trascorso quest'anno accademico in Belgio, tra gaufres e case con i mattoncini rossi, per vivere quello che le piace definire "il sogno europeo".

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