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Il thriller dell’estate: “Uccidi il Padre” di Sandrone Dazieri

Pubblicato il Pubblicato in Il consiglio del Libraio, Letteratura e Cultura, Recenti

Con l’arrivo dell’Estate e soprattutto delle ferie, molti di noi fanno una scorta di libri da leggere sotto l’ombrellone. Chi è portato verso i classici, chi predilige i grandi autori della letteratura contemporanea. E chi ancora, soprattutto i ragazzi, si dedica ai fantasy. Oppure c’è chi, come me, cambia genere in base all’umore. Proprio la settimana scorsa, in preda allo sconforto perché non riuscivo a scegliere un libro da leggere (devo confessare che nella scelta vado molto ad ispirazione), mi sono ritrovata tra le mani un libro che avevo sin da subito sottovalutato, quando è arrivato in libreria.

wbresizeSi tratta di Uccidi il padre, di Sandrone Dazieri, edito Mondadori: un thriller. Ok, ammetto di essere molto schizzinosa nella scelta, e anche che spesso non leggo romanzi di scrittori italiani, data la mia passione per le lingue straniere, ma quando un titolo riesce già a catturarmi è fatta. Così, ne ho cominciato la lettura. Abituata sin da piccola ai polizieschi con la copertina gialla che mio padre collezionava e teneva ordinati nella libreria di casa, quelli del grande Ed Mcbain, esperto per eccellenza del genere, trovare un thriller che mi catturi sin dall’inizio è molto difficile. Pochi ci sono riusciti, altri li ho letti solo per la mia mania di non lasciare le cose a metà, sforzandomi di arrivare alla fine. Uccidi il padre comincia come un solito giallo. C’è una donna uccisa nel parco, mentre fa un picnic con il marito e il figlio scomparso. Solo il suo paio di scarpe è rimasto sul luogo del delitto, proprio a testimoniare la sua presenza lì. La donna, si verrà a scoprire poco dopo, è stata uccisa con una precisione maniacale e in maniera brutale. Naturalmente, viene subito data la colpa al marito.

Ma qualcosa non torna. Ad indagare sull’omicidio e la scomparsa, viene chiamata, in veste non ufficiale, Colomba Caselli, ispettore della Sezione Mobile della polizia di Roma, in quel momento in congedo a causa di un trauma subito da poco. A chiamarla sulla scena del delitto è il suo capo, che vorrebbe il suo aiuto in maniera discreta. Sempre il capo la indirizza verso un ragazzo di nome Dante Torre, esperto in persone scomparse. Dante è un personaggio particolare. Dazieri riesce a costruirlo così bene, che si prova quasi la sensazione di averlo davanti. Rapito all’età di sei anni, e rinchiuso per ben undici dentro un silos da un uomo che lui chiama il Padre, Dante è un claustrofobico cronico, ipocondriaco e dipendente da calmanti. È anche un collezionista ossessivo di tutte le cose che non ha conosciuto durante il suo rapimento. È come se gli mancassero dei pezzi, e attraverso la sua collezione riesca a ricreare quello che ha perso. Infine ha un talento innato nello studiare i comportamenti delle persone, riuscendo a capire se mentono o no. Trascinato sul luogo del delitto da Colomba, che rimane subito affascinata da questo ragazzo molto bizzarro, Dante nota un particolare che gli fa subito pensare al suo rapitore: quel Padre che credeva di essersi lasciato alle spalle una volta scappato dal luogo che lo teneva prigioniero. Dopo molti anni Dante ricade nelle paure e nelle incertezze che quella figura così enigmatica aveva creato in lui, trasformandolo per sempre.

Successivamente, andando avanti nella lettura, gli eventi si fanno sempre più imprevedibili. Il misterioso rapitore sembrerebbe un uomo perverso, si potrebbe pensare pure a un pedofilo, appassionato di bambini, di cui studia attentamente le abitudini prima di rapire. Gli omicidi si susseguono, poi, creando una rete intricata i cui fili risultano alla fine tutti intrecciati. Infatti, Dante e Colomba riusciranno a trovare una connessione tra un evento e l’altro, fino ad arrivare ad una verità sconvolgente: che tutto è stato fatto per un bene superiore. Sandrone Dazieri crea un intreccio capace di farti rimanere con il fiato sospeso sino alla fine. È un thriller claustrofobico, proprio come il suo protagonista. Leggendolo ti manca quasi l’aria. Si tratta di un giallo che suscita anche delle domande su degli avvenimenti realmente accaduti, i quali non sono conosciuti dalla maggior parte delle persone.

Leggendolo ho quasi ritrovato le sensazioni provate durante la lettura di un altro thriller di un autore italiano, da poco scomparso. Io uccido di Giorgio Faletti (che consiglio vivamente). Il brivido, la suspence mi hanno accompagnato per tutta la lettura. Per cui, raccomando questo libro a chi è patito di gialli, come la sottoscritta.

A chi non vede l’ora di arrivare alla fine di un libro per sapere come si conclude il tutto e a chi cerca di capire chi è l’assassino prima dei protagonisti, finendo per esultare una volta indovinato. E a chi è ancora indeciso sul libro da portare in vacanza.

 

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Sandrone Dazieri, nato a Cremona il 04 Novembre del 1964

About Rosangela Farina

COLLABORATRICE | Nata ad Augusta (SR) il 28 Gennaio del 1991, si è laureata in Lingue e Culture Europee presso l'Università degli Studi di Catania e ora lavora come libraia alla libreria Mondadori della sua città. Ha un amore incondizionato per i libri. Il suo genere preferito sono i thriller e i fantasy, con qualche eccezione per i romanzi.

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