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Telejato: una piccola grande emittente

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Pino Maniaci

Telejato è la più piccola emittente televisiva italiana, fondata nel 1989 da Alberto Lo Iacono e rilevata nel 1999 dall’imprenditore edile Pino Maniaci, poiché venuto a conoscenza della sua imminente chiusura a causa di molteplici debiti. Da quando ha visto la luce sino ai giorni odierni, si è sempre di più contraddistinta per le sue denunce dirette e prive di censure al malaffare siciliano di stampo mafioso, a quella cosa che è ancora piuttosto Nostra.

Ad oggi è diventata anche il punto di riferimento per molte testate nazionali che ricercano notizie nella stessa area geografica e tematica di operatività di Telejato, come ad esempio La Repubblica, L’Unità e il Corriere della Sera. Si può dire che la redazione sia a conduzione familiare: c’è Pino, Direttore e volto del TG, la figlia Letizia che monta e fa le riprese, e il figlio Giovanni che aiuta il padre a girare i servizi. Tra gli altri collaboratori ricordiamo Salvo Vitale, già conduttore di Radio Aut con Peppino Impastato, oltre che suo amico. Dopo l’acquisto dell’emittente, Maniaci rifiuta però di iscriversi all’albo e di richiedere il tesserino da giornalista. Un gesto che gli costerà nel 2009 un rinvio a giudizio per esercizio abusivo della professione: vincerà poi la causa appellandosi all’articolo 21 della Costituzione. Questa accusa è stata – e poteva continuare ad essere – utilizzata strumentalmente contro di lui e il suo lavoro, ed è per questo che alla fine ha ceduto al buonsenso, ottenendo l’iscrizione all’ordine come pubblicista.

Pino Maniaci non ha mai usato tanti bei giri di parole per “dire quello che doveva dire”, ha sempre impiegato un linguaggio diretto e volutamente offensivo nei confronti dei malavitosi. Diciamo che ama condire la notizia di commenti, per schernirli e beffeggiarli. Ma non è questo che ha dato – e continua a dare – molto fastidio alle famiglie mafiose, quanto i danni arrecati da Telejato alle loro attività economiche, per mezzo di denunce e servizi. Proprio per questo motivo, lo stesso Maniaci è stato più e più volte vittima di aggressioni, e basta citare alcuni fra i più clamorosi episodi di questo tipo: è stato pestato perché una loro inchiesta ha portato all’abbattimento di cinque stalle abusive appartenenti alla famiglia mafiosa Vitale. Il figlio del boss (all’epoca minorenne, tra l’altro) tentò di strozzarlo con la sua stessa cravatta ma il tentativo rimase tale. Maniaci ci scherzò su, attribuendo il merito della sua salvezza all’insegnamento del padre nell’annodarsi la cravatta. E poi ancora nel 2008, quando vennero incendiate due auto della redazione, sino ad arrivare al 2014 quando i suoi due cani furono trovati impiccati.

Per tali ragioni, Maniaci vive sotto tutela (ha invece rifiutato di vivere e andare in giro con la scorta, perché avrebbe reso meno agevole il suo lavoro). Ciò non gli ha mai impedito di continuare la sua lotta, ma una preoccupazione di certo ce l’ha: e riguarda la sua famiglia. In un’intervista, ha raccontato di aver chiesto ai figli di iniziare a rallentare un po’ quando le minacce cominciavano a riguardare anche loro, ma dalla loro risposta capì che evidentemente la mela non cade mai troppo lontana dall’albero e che indietro non si torna. Non più.

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Veduta di Partinico (Provincia di Palermo)

Questa battaglia (che va ormai avanti da molti anni) di certo non è mai stata facile da combattere, di certo non è ancora vinta e probabilmente non lo sarà ancora per lungo tempo, ma di certo è stata sempre combattuta con estremo coraggio e come possono fare solo l’amore per la legalità, per la propria disgraziata terra che tutti noi vogliamo vedere un giorno libera e sana, e perché, ci dice lo stesso Maniaci: l’omertà con cui la mafia si fa scudo è più un problema culturale, la stessa la maggior parte delle volte deriva da atteggiamenti legati a questa cultura formatasi oltre centocinquant’anni fa e per questo, prima o poi, cambierà e scomparirà. Anche se si dovranno attendere altri centocinquant’anni.

Come se le minacce e le aggressioni fisiche/verbali non bastassero, nel corso degli anni Maniaci e la sua redazione hanno ricevuto ben 300 querele (tanto che lo stesso Direttore ha ironicamente sottolineato come la mafia avesse cambiato atteggiamento e adesso procedesse per querele), la maggior parte delle quali provenivano dalla signora Bertolino, proprietaria dell’omonima distilleria che sorgeva a Partinico (in Provincia di Palermo) e cognata del pentito SiinoLa signora stava sostanzialmente avvelenando l’intera zona, bruciando dei rifiuti considerati speciali e riversandoli in mare. Grazie alle sue denunce <<la tv più piccola d’italia chiude la distilleria più grande d’Europa>>, determinando la fine di questa attività illecita.

Ultimamente, le loro inchieste si sono concentrate più sulla questione dei beni confiscati alle cosche. Parrebbe infatti che in alcuni casi, tramite l’uso di prestanomi o agenzie, questi tornerebbero nelle mani delle medesime famiglie alle quali erano stati precedentemente sequestrati. Ed è quando li intacchi nei loro interessi economici, più che nelle logiche di potere, che oggi si fanno più feroci. Ma Maniaci e la sua redazione non si fermano, anzi, si fanno nomi e cognomi dei mafiosi senza tergiversare, e il motto della TV è: <<loro si sentono uomini d’onore e per noi disonorarli è una questione d’onore>>.

L’ultima e recentissima vicenda che ha riguardato l’emittente coinvolgerebbe persino Malta. Ma procediamo per gradi: una delibera del Ministero dello Sviluppo Economico impone l’eliminazione, su tutto il suolo italiano, delle frequenze interferenti con Paesi confinanti. La questione interessa molte emittenti siciliane, fra le quali proprio Telejato. In particolare, si tratta dei canali 46 e 28 (quest’ultimo già faticosamente ottenuto dopo che, a seguito del passaggio al digitale terrestre, il giornale aveva rischiato l’oscuramento). La Corte Europea ha imposto la chiusura entro il prossimo 2 Dicembre. Lo stesso Maniaci ha dichiarato che ciò sembra più l’ennesimo tentativo di imbavagliare la trasmissione e ridurla letteralmente al silenzio, dato che non si capisce come un segnale che arriva a malapena a coprire Palermo possa disturbare le trasmissioni del digitale terrestre maltese. Così è partita la campagna Telejato deve restare accesa!, lanciata su change.org, ed è proprio di poche ore fa la bella notizia che i trasmettitori dell’emittente siciliana non verranno spenti in quanto: <<non rientrano tra gli impianti che disturbano Malta>>.

Sembrerebbe, quindi, l’ennesima vittoria a favore di una delle poche TV che fa informazione libera e lotta alle mafie. Con l’augurio che sia soltanto una delle tante che accompagneranno l’attività giornalistica di Pino Maniaci, e di tutta la sua redazione, ancora per molto tempo.

 

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About Chiara Vilardo

COLLABORATRICE | Classe 1990, originaria di Sommatino (CL), studia Giurisprudenza presso l'Università degli Studi di Catania. Le piace leggere, soprattutto quando si tratta dei romanzi di Ken Follett. Adora la musica che appartiene al cantautorato italiano e negli ultimi tempi si sta avvicinando con interesse al mondo del cinema.

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