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Storia di un debito immorale. La lezione dell’Ecuador

Pubblicato il Pubblicato in Politica ed Economia, Recenti, Sguardo sul Mondo

di Fabiano Catania

Da tempo ormai la parola debito pubblico è diventata uno spauracchio con cui confrontarsi quotidianamente soprattutto in questi giorni in cui l’EUROSTAT ha diffuso un nuovo rapporto aggiornato in merito e i dati sono davvero di quelli da non dormire più la notte: il rapporto debito/PIL dell’Eurozona (composta da 28 Paesi) è pari a 92.6 %, in netto aumento rispetto agli anni passati mentre quello dell’Italia fa registrare un ennesimo nuovo record attestandosi a 132.6%, il peggiore dell’intera Eurozona, secondo solo a quello greco (175.1%).

Questi spaventosi dati ci vengono quotidianamente spiattellati, contornati da arzigogolate analisi economiche e ricette per curare un Paese ormai malato da tempo; tuttavia non si sente mai spiegare come questo imponente debito si sia creato probabilmente perché pochissimi “eletti” ne sono a conoscenza ma di certo non hanno nessuna intenzione di spiegarlo ai cittadini che devono pagarlo ogni giorno.

La lezione del default della Grecia è ancora fresca davanti ai nostri occhi; il paese ellenico si è svegliato un giorno del 2009 con un debito talmente imponente da dover dichiarare l’impossibilità di pagare i creditori ed accettare le “miracolose” ricette salvifiche del Fondo Monetario Internazionale (sì, proprio quello che ha provocato il fallimento dell’Argentina con le sue famose ricette). I cittadini greci, come quelli della maggior parte dei Paesi mondiali, pur non sapendo minimamente di cosa si tratta, accettano di pagare questo debito pubblico e questo porta a tasse alte ma servizi sempre più scadenti; e se esistesse una via alternativa? Sareste ancora disposti a pagare interessi su spese di cui non sapete la provenienza?

L’alternativa esiste e non è così utopistica come alcuni vogliono far credere. Il concetto di cui si parla è un tipo di debito di Stato che esiste in economia e che, essendo nato dal perseguimento di interessi di piccole parti della popolazione e non della popolazione nel suo insieme, è ripudiabile da parte dei governi nazionali: si tratta del cosiddetto debito immorale o “debito odioso”.

Un celebre caso di applicazione pratica di questo concetto è stato il rifiuto da parte degli Stati Uniti di riconoscere i debiti contratti da Saddam Hussein in Iraq anteriormente all’insediamento del nuovo regime che ha seguito la guerra svoltasi nel paese mediorientale in seguito ai fatti dell’11 Settembre. Ma il caso forse meno famoso ma molto più interessante per la sua dinamica è sicuramente quello dell’Ecuador di Rafael Correa. Correa è diventato presidente nel 2006 con un’ampia vittoria elettorale dovuta soprattutto alla sua preparazione in campo economico che lo ha portato nel 2005, quando era Ministro dell’economia, a rifiutare alcune politiche imposte dalla Banca Mondiale e dal Fondo Monetario Internazionale; queste politiche avrebbero gravato fortemente sul debito pubblico dell’Ecuador, già molto alto, e avrebbero portato la sua gente sul lastrico. Una volta insediato come presidente, Correa ha intrapreso una serie di azioni forti contro il giogo economico che era stato imposto sul suo paese da Banca Mondiale e FMI, espellendo i rappresentanti delle due istituzioni come “persone non gradite” ed istituendo, dietro richiesta delle organizzazioni sociali del paese, una commissione di controllo del debito logistico dell’Ecuador, composta da eminenti economisti internazionali e da membri di 4 organi statali ecuadoriani. Dopo un lunghissimo tempo in cui sono stati analizzate tutte le singole voci del debito pubblico ecuadoriano, la Commissione è riuscita a dimostrare che larga parte di quest’ultimo, per cui venivano spesi miliardi che venivano sottratti a sanità, istruzione e infrastrutture, era illegittimo, illegale e contrario alla Costituzione del Paese. L’Ecuador è dunque riuscito a far classificare il debito come “immorale” e liberarsi definitivamente da questo giogo che lo teneva arenato. La risposta dell’FMI non tardò: l’allora Segretario, Dominque Strauss-Kahn fece cancellare l’Ecuador dal novero delle Nazioni Civili e quindi non avrebbe più potuto contare su aiuti economici. Furono il Venezuela di Chavez, il Brasile di Lula e l’Argentina della Kirchener a salvare Correa tramite forniture gratuite di beni alimentari e un prestito a tasso zero. Gli Stati Uniti, che minacciarono un’azione militare, dovettero invece abbandonare l’idea poiché Correa ricordò che lo stesso sistema era stato applicato dallo Zio Sam per non pagare i debiti che Saddam aveva lasciato in Iraq. Correa ha vinto, il popolo ha vinto sul denaro, la Politica con la P maiuscola ha vinto.

Oggi l’Ecuador spende i propri soldi per la crescita e il benessere dei propri cittadini ed è una delle economie più in forte crescita di tutta l’America Latina.

La lezione di Correa è viva e può essere applicata in ogni Nazione africana o asiatica del mondo. Anche in Europa, anche in Italia.

Siete ancora disposti a pagare?

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About Fabiano Catania

COLLABORATORE | Classe 1990, siciliano di nascita ma pisano di adozione. Station Manager di RadioEco, radio dell'Ateneo di Pisa, da sempre ha una grande passione per la scrittura e l’informazione libera. Si interessa di musica indipendente ed è un appassionato del cinema d’autore.

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