497634_stokgolm_noch_ogni_vid-s-xolma_2048x1357_(www.GdeFon.ru)

Si può ancora parlare di modello svedese?

Pubblicato il Pubblicato in Costume e Società, Little Italy, Recenti

swedenLa Svezia è da tempo entrata nell’immaginario collettivo europeo come una Nazione in cui un welfare universale ed una società invidiabile sono stati capaci di prendersi perfetta cura dei suoi cittadini. Senza dubbio quest’immagine trova delle radici storiche ben salde nella Svezia socialdemocratica degli anni ’60 e ’70, quella forgiata dall’eterno Primo Ministro Olof Palme ed all’avanguardia nei settori economico, previdenziale e tecnologico, in cui l’eguaglianza sociale iniziava a lasciare il dominio dell’utopia e diveniva sempre più realtà.  Quest’idea è tuttora presente nella vita politica del Paese, eppure nel corso degli anni questo alone di quasi-perfezione è andato a deteriorarsi scoprendo dei nervi sensibili che hanno minato il successo sociale e burocratico, da sempre spina dorsale di questo Stato. I suoi limiti, forse trascinati nel tempo, stanno affiorando sempre più nel contesto di un’Europa aperta ed integrata, in cui la collettività si ritrova a fronteggiare problematiche via via più complesse.

Come primo punto, le politiche di immigrazione sono costantemente al centro delle inchieste politiche e dei dialoghi quotidiani svedesi: la Svezia permette ogni anno l’ingresso ad un numero di migranti sensibilmente superiore a quello di altri Paesi europei del Sud, i quali spesso utilizzano i Paesi mediterranei proprio come “porta d’accesso” all’Unione Europea, per poi spingersi verso la Scandinavia. Ultimamente più di una voce si è alzata in favore di una revisione di queste normative così lascive: durante le elezioni politiche del Settembre 2014, infatti, ha prepotentemente raggiunto il terzo posto per numero di voti il partito di stampo xenofobo Democratici Svedesi o Sverigedemokraterna di Jimmie Åkesson, che ha ottenuto un ragguardevole 13% dietro ai classici partiti Socialdemocratico e Moderato. Il riverbero del clamoroso successo è stato imponente sui media svedesi: mai nella storia si era registrato un così forte spostamento verso una destra apertamente anti-immigrazione e favorevole ad una cittadinanza svedese basata esclusivamente sull’appartenenza biologica. Nel mese di Dicembre l’influenza del partito all’interno del Riksdag è divenuta tale da causare una crisi di Governo e da spingere il neo-eletto Primo Ministro Stefan Löfven ad indire nuove elezioni a Marzo 2015: crisi prontamente risolta grazie alla creazione di un’alleanza tra gli altri maggiori partiti capace di reggere, per ora, il peso dell’attività governativa. Sebbene la crisi sia rientrata, il dato rilevante è che una buona percentuale di svedesi (almeno 1 su 10) sia favorevole a una revisione in chiave restrittiva delle politiche migratorie del Paese.

aaa
“Meno Unione Europea, più Svezia”: manifesto elettorale dei Democratici Svedesi in vista delle elezioni Europee del Maggio 2014

Negli ultimi anni, infatti, la Svezia ha dovuto affrontare il problema del crescente numero di persone bisognose di assistenza sociale, che spesso sfuggono al controllo della macchina burocratica e vanno ad alimentare il numero dei senzatetto già alto nelle grandi città come Stoccolma e Malmö: secondo gli ultimi sondaggi circa 34 mila persone risultano senza fissa dimora, per un totale dello 0.3% della popolazione.

In seconda battuta, il sistema sanitario ha subito un  forte rallentamento: i lunghi tempi d’attesa e la carenza di personale medico hanno fatto in modo che la Svezia venisse superata nelle classifiche relative alla sanità da tutti gli altri Paesi nordici, e la situazione non è certo migliore nella capitale, dove l’attesa per un consulto privato si può attestare anche attorno ai 18 mesi. Questo peggioramento è stato documentato nell’Euro Health Consumer Index, l’indice europeo che misura la qualità dei servizi sanitari di ogni paese dell’Unione e dell’Area Schengen: tra il 2007 e il 2014 la Svezia ha progressivamente perso posizioni, attestandosi ora al 12° posto in Europa e vedendosi surclassata, tra gli altri, da Olanda, Norvegia, Islanda e Francia.

Anche il ruolo lavorativo delle donne merita un’analisi: la Svezia guida le tendenze europee per quanto riguarda la percentuale di donne attive nel mercato del lavoro con un ragguardevole 77%, numero molto più alto rispetto agli altri stati membri dell’Unione. Tuttavia si tratta di cifre relative all’impiego part-time e gli stipendi continuano ad essere diversi da quelli dei loro corrispettivi maschili; inoltre la Svezia potrà anche aver raggiunto l’eguaglianza di genere molto prima rispetto ad altre realtà, ma le cifre sono rimaste pressoché invariate negli ultimi 20 anni, manifestando così una certa staticità.

Non sarebbe però corretto parlare della realtà svedese come di un sistema ormai sorpassato, considerando un’istruzione all’avanguardia ed una realtà lavorativa ancora soddisfacente. Il sistema scolastico si basa su una meritocrazia solida ed è gratuito per tutti i cittadini non solo svedesi ma di tutta l’Unione Europea; il senso della comunità ha portato ad un’attenzione particolare per l’ecologia e l’ambiente, tanto che solamente l’1% dei rifiuti prodotti in terra svedese finisce nelle discariche, mentre il resto viene riciclato. Tuttavia il modello socialdemocratico a cui la Svezia ci aveva abituato è senza dubbio cambiato negli ultimi decenni: l’insorgere di presenze politiche così dichiaratamente schierate contro quella che è la posizione storica del Paese, nonché la crescente integrazione europea, hanno avuto il loro effetto andando ad introdurre problemi sociali una volta pressoché sconosciuti e che rappresentano la vera sfida per il futuro del welfare.

La domanda da porsi per il futuro è come possano essere risolte queste problematiche politiche e sociali, senza andare ad intaccare quella lunga tradizione di apertura e tolleranza. Da sempre vanto svedese.

 

STOCCOLMA AAA(1)

 

——————–

Immagine in evidenza: clicca qui

Fonti Immagini:

n.1 -> clicca qui

n.2 -> clicca qui

n.3 -> clicca qui

 

About Cecilia Moroni

COLLABORATRICE | Nata a Voghera (PV) nel Dicembre 1990, dopo aver terminato gli studi di Relazioni Internazionali all'Università Cattolica di Milano (e una breve parentesi olandese) si trasferisce a Stoccolma nell'estate 2014. Appassionata di politica, viaggiatrice in solitaria, innamorata della Scandinavia, convinta europeista.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *