No al 2X1 Buenos Aires - Argentina. Foto: Milangela Galea

Una sentenza della Corte Suprema infiamma il dibattito politico in Argentina

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C_aE7TxXkAEddUzNelle ultime settimane, il tema di cui si è più discusso in Argentina è stata la sentenza con cui la Corte Suprema de Justicia de la Nación ha determinato che anche i condannati per delitti contro l’umanità possono usufruire dei benefici della polemica legge del 2×1. In vigore dal 1994 al 2001, la norma prevedeva la riduzione della pena per i detenuti senza sentenza definitiva. Se, durante il processo, un imputato rimaneva in carcere per più di due anni, scattava un meccanismo per il quale ogni giorno di prigione preventiva sarebbe stato poi contabilizzato, una volta finito l’iter giudiziario, come l’equivalente di due giorni di reclusione. Al centro di mille polemiche fin dalla sua entrata in vigore (sotto la presidenza di Carlos Saúl Menem), gli obiettivi della legge erano risolvere il sovraffollamento carcerario e velocizzare i tempi dei processi.

Derogata sette anni dopo (in epoca di Fernando de la Rúa), la famigerata legge del 2×1 è tornata di nuovo in scena nel 2017. Con un verdetto inaspettato e dibattuto (tre giudici favorevoli e due contrari), il 3 Maggio la Corte ha ammesso la possibilità di beneficiare del 2×1 a Luís Muña, condannato in via definitiva nel 2013 per i reati di privazione illegale della libertà e tortura. Secondo i giudici favorevoli, i detenuti rimasti in carcere nel periodo in cui era vigente la norma hanno il diritto di beneficiarsene, dato che tutti i cittadini hanno il diritto di usufruire del principio (sancito dai trattati internazionali che l’Argentina sottoscrive) della «minor pena possibile». Chiunque, anche i genocidi militari, dato che la legge del 2×1 non faceva distinzione fra delitti comuni e crimini contro l’umanità.

La decisione ha scatenato un’ondata di indignazione morale che ha coinvolto tutti. In tanti sono scesi in piazza a protestare. Si temeva infatti che questa decisione avrebbe permesso a tanti militari condannati per crimini compiuti durante l’ultima dittatura militare di uscire anticipatamente in libertà. Anche la classe politica ha reagito subito, per una volta in maniera bipartisan, e rapidamente, nel corso di due settimane ha approvato alla Camera e al Senato un provvedimento di legge che differenzia nel computo del 2×1 i delitti contro l’umanità – ritenuti imprescrittibili dalla legge internazionale – dal resto dei reati. Preso atto del provvedimento, la Corte ha sospeso il verdetto favorevole a Muña, rendendolo privo di effetto.

2451483Il Governo di Mauricio Macri correva il rischio di uscire molto danneggiato da questo dibattito, dato che due dei tre giudici che hanno votato a favore dell’applicazione del 2×1 (Carlos Rosenkrantz e Horacio Rosatti) sono stati nominati alla Corte Suprema dallo stesso Presidente l’anno scorso, a poche settimane dal suo insediamento. Il Ministro della Giustizia Germán Garavano e il Segretario ai Diritti Umani Claudio Avruj hanno subito preso le distanze e hanno assecondato la proposta legislativa dell’opposizione. Le politiche riguardanti i diritti umani sono un tema molto sentito in Argentina, soprattutto dopo le presidenze dei Kirchner (20032015), che hanno riportato il terrorismo al centro del dibattito e hanno fatto diventare la difesa dei diritti umani una politica di Stato. L’immediatezza con cui gran parte della società civile ha protestato contro questa decisione dimostra, infatti, che la condanna verso i militari che hanno governato il Paese durante l’ultima dittatura è sempre più forte e che qualsiasi sconto, amnistia o grazia nei riguardi di chi ha commesso reati quali tortura, omicidio, sottrazione di minori e sequestro risulta intollerabile per la maggioranza degli argentini.

Eppure, non sempre è stato così. Il rapporto fra la società argentina e il suo passato recente è infatti molto complesso, pieno di contraddizioni e ripensamenti. Dopo nemmeno cinque giorni dal suo insediamento – nel Dicembre del 1983 – il Presidente Raúl Ricardo Alfonsín decise di processare i membri delle giunte che de facto avevano governato la Nazione dal a partire dal 1976, facendo dell’Argentina un esempio a livello latinoamericano di difesa dei diritti umani, distinguendola dai vicini Cile, Uruguay e Brasile, i quali non hanno mai potuto processare i loro dittatori. Poi però la fragilità del suo Governo, la cattiva situazione economica degli Anni ’80 e la paura di nuovi golpe gli fecero approvare le leggi di Obediencia Debida (1986) e Punto Final (1987), che limitavano le responsabilità dei militari e facevano scattare la prescrizione dei loro reati. E fu il primo colpo.

Successivamente fu il turno di Menem che, nel 1989, con le leggi di Autoamnistia e di Pacificazione Nazionale indulse tutti, e i vari Jorge Rafael Videla, Emilio Eduardo Massera e Alfredo Astiz vennero messi in libertà. E fu il colpo da KO. Da allora fino all’arrivo del Governo dei Kirchner, niente. Niente processi, niente condanne. Fino al 2003, anno in cui le leggi dell’impunità vennero annullate dal Parlamento, decisione poi convalidata della Corte Suprema nel 2005.

L’attuale Governo di destra finora non si era espresso con chiarezza rispetto alla questione dei diritti umani, anzi. Aveva collezionato gaffe e frasi infelici, mettendo in dubbio la volontà del Presidente Macri (che, tra l’altro, evita sempre di parlarne) di continuare il percorso iniziato dalla legislatura che lo ha preceduto. Alcuni esponenti di primo piano del macrismo, che hanno addirittura relativizzato i fatti avvenuti durante la dittatura, sono stati accusati di negazionismo.

L’ultima giocata, però, il Governo l’ha azzeccata. Ha saputo interpretare l’amarezza e l’indignazione della maggior parte della società, si è distaccato dalla decisione presa dalla Corte e ha approfittato per far passare il messaggio che, da quando sono andati via i Kirchner, i poteri dello Stato sono effettivamente indipendenti.

 

 


 

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About Federico Fraioli

COLLABORATORE | Classe 1990, italo-argentino. Nato a Savona, ha vissuto a Córdoba e Parma, prima di trasferirsi a Buenos Aires nel 2002. Studia Lettere presso l'UBA. Giornalista, insegnante di italiano, juventino.

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