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Selam Palace: la città invisibile

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170723717-d27c499e-e468-431e-bb05-c39aae8b62e1Enclave africana in territorio italiano, Selam Palace è oggi simbolo di integrazione fallita ed accoglienza che non funziona ma, per fortuna, anche di solidarietà e di speranza. Nella periferia Sud di Roma, in Via Arrigo Cavaglieri n. 8, appare come un palazzo a vetri abitato da più di mille eritrei, somali, etiopi e sudanesi. La maggior parte di loro, oltreché beneficiaria di asilo politico, vive nella struttura da diversi anni.

L’occupazione ha avuto inizio nel 2006 ed è oggi ritenuta illegale ma tollerata dalle autorità italiane, che la riconoscono come alternativa unica alla strada. A questa tolleranza, tuttavia, non si sono associati nel tempo provvedimenti seri per affrontare le criticità del caso.

L’Associazione Onlus Cittadini del Mondo, che proprio dal 2006 gestisce nel palazzo uno sportello socio-sanitario, ha stilato un rapporto, a tal riguardo, esattamente un anno fa. La struttura, non essendo stata concepita per scopi abitativi, è inadeguata ad ospitare un così alto numero di persone. Con un bagno ogni venti inquilini e ambienti sovraffollati, mal arieggiati, umidi e sporchi, la diffusione di malattie respiratorie, gastro-intestinali, dermatologiche e psichiche trova terreno fertile. Molti dormono in giacigli di fortuna, su materassi logori e sfondati, e ciò favorisce l’insorgenza di dolori osteo-articolari.

Gli immigrati che godono di asilo politico avrebbero diritto ad usufruire del nostro welfare: istruzione, assistenza sociale e sanitaria. All’atto pratico, però, questi servizi appaiono preclusi per motivi all’apparenza anche banali. Ma il tutto è poi riconducibile all’insufficiente politica di integrazione e di accoglienza a lungo termine del nostro Paese.

Dopo che i richiedenti asilo vedono esaudita la propria richiesta, infatti, vengono dimessi dalle strutture di accoglienza primaria. A questo punto, però, gli interventi statali degni di nota, finalizzati a promuovere un loro inserimento nel tessuto sociale, cessano. Così, dietro barriere come la mancata conoscenza della lingua, il pregiudizio e le differenze culturali, per molti rifugiati politici l’unica via che si apre è quella della strada e dell’emarginazione. Per esempio, negli uffici pubblici manca in maniera sostanziale la figura del mediatore culturale, i dipendenti sono spesso male o poco informati. E ciò può rendere talora insormontabili, per immigrati che non conoscono la nostra lingua, i cavilli burocratici che, di volta in volta, si presentano.

A Palazzo Selam la gestione dei problemi e il tentativo di integrazione sono esclusivamente a carico delle associazioni di volontariato che, ovviamente, non possono risolvere tutto da sole. L’Associazione Cittadini del Mondo, ad ogni modo, insieme alla sua presidente Donatella D’Angelo, è divenuta negli anni un importante punto di riferimento per la comunità. In un comunicato stampa di pochi giorni fa, ha denunciato l’annosa questione delle residenze fittizie.

14350004794_8b548b547c_bDi certo non il problema più grave degli abitanti del palazzo, ma una situazione che, se risolta, agevolerebbe (e di molto) l’integrazione. Per usufruire dei nostri servizi pubblici, poter iscrivere i propri figli a scuola, beneficiare dell’assistenza sanitaria primaria ed ottenere sussidi è necessario, in Italia, avere un indirizzo di residenza. A tal riguardo va considerato che la città di Roma è, dal punto di vista amministrativo, organizzata in quindici Municipi, e i servizi vengono erogati dal Municipio in cui la residenza ricade. Per il decreto Lupi del 2014 sul Piano Casa, tuttavia, non è possibile aver riconosciuta una residenza abitativa presso una sede abusivamente occupata. Gli abitanti di Palazzo Selam, quindi, sono ufficialmente dei senza-tetto. Ma, nonostante questo, avrebbero comunque diritto ad avere riconosciuta la propria residenza nel Municipio in cui abitano, il Municipio VII.

La legge n. 1228/54, infatti, prevede la possibilità di residenza in indirizzi virtuali, per beneficiare pienamente dei diritti, presso il Municipio in cui abitualmente si vive. A Roma, adibita all’assegnazione delle residenze virtuali è Via Modesta Valenti, che conta 15 numeri civici, uno per ogni Municipio. Tuttavia, per un mancato adeguamento amministrativo, la legge risulta in larga parte non applicata.

La maggior parte degli abitanti di Palazzo Selam, infatti, non vede riconosciuta la propria residenza in via Modesta Valenti n. 7, come dovrebbe essere. Piuttosto per l’assegnazione delle residenze virtuali, il Comune di Roma fa riferimento agli indirizzi delle associazioni di volontariato coinvolte, la maggior parte delle quali si trova iscritta al Municipio I.

Ciò procura un disagio enorme per gli abitanti del palazzo che, per andare a scuola o frequentare l’ASL di competenza, sono costretti a peregrinare da una parte all’altra di una città enorme, mal conosciuta e mal collegata. Inoltre, il fatto che gli immigrati non siano registrati nel Municipio in cui effettivamente vivono, ma in un Municipio distante, è utilizzato come alibi dalle autorità pubbliche, per non adeguare i propri servizi alle necessità reali della popolazione.

E’ una situazione deprecabile che non fa onore alla nostra accoglienza. Risolvere almeno il problema delle residenze virtuali sarebbe comunque un passo importante, se considerato però apri-pista di interventi più ampi. A tale scopo, sarebbe opportuno abbandonare la polemica sterile ed ideologica e promuovere, piuttosto, una sana e ricca integrazione con interventi concreti. L’inadeguatezza dell’azione pubblica, infatti, alimenta l’emarginazione e la ghettizzazione delle fasce sociali più deboli, in questo caso degli stranieri con diritto d’asilo.

Non sarebbe male, dunque, una sana autocritica e un serio impegno da parte delle autorità pubbliche, sia nazionali che locali. Per affrontare, in tempi rapidi, i problemi di Palazzo Selam e delle realtà ad esso analoghe.

 

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About Fabrizio Giovanni Vaccaro

COLLABORATORE | Classe 1991, è nato e cresciuto ad Augusta (SR). Diplomatosi al Liceo Classico "Megara" della sua città nel 2010, ha scelto poi di emigrare a Roma, dove studia Medicina e Chirurgia presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore. Nutre essenzialmente tre passioni: l'attualità, la politica, l'Islam ed il Medio Oriente.

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