Immagine

Scusate il disagio, stiamo lavorando per voi: ma anche per noi

Pubblicato il Pubblicato in Politica ed Economia, Quorum, Recenti

Non sono le tangenti ad essere conseguenza delle grandi opere ma sono le grandi opere stesse ad essere conseguenza delle tangenti.

Probabilmente qualche Italiano lo ha pensato in questi giorni dopo la notizia dell’ennesimo scandalo di corruzione e tangenti. Già, perché a meno di un mese dalla vergogna dell’Expo arriva un’altra doccia gelata per la credibilità della nostra classe politica; adesso è il turno del Veneto, la regione operosa che vuole l’indipendenza. Questa volta nell’occhio del ciclone c’è finita una delle famigerate “grandi opere” tutte italiane: il Mose, un costosissimo sistema che dovrebbe salvaguardare la città di Venezia dai rischi dell’acqua alta e che ha rivelato (se ce ne fosse ancora bisogno) quanto sia ormai marcio il sistema politico italiano, a tutti i livelli.

Gli indagati sono un centinaio e tra questi ci sono nomi eccellenti: l’ex governatore del Veneto nonché ex Ministro Giancarlo Galan (Forza Italia), il sindaco di Venezia Giorgio Orsoni (PD), un Magistrato della Corte dei Conti e un Generale della Guardia di Finanza in pensione; tutti soggetti che dovevano controllare la regolarità dei lavori riguardanti questa infrastruttura e che invece percepivano ingenti mazzette per “girarsi dall’altra parte”; si parla di un giro di tangenti di oltre 40 milioni di euro. Ma, come spesso accade, il Mose era un’opera già partita male. Da quando i lavori sono iniziati, nel 2003, i costi del Mose di Venezia (dighe mobili e opere collegate) sono cresciuti del 60%, da 3.441 a 5.493 milioni di euro. In parte per l’avanzamento progettuale, in parte (406 milioni) per l’adeguamento prezzi dovuto al passare degli anni, in parte per richieste di “enti terzi” (260 milioni) o dalla Commissione europea (199 mln). L’elemento ancora più critico, però, riguarda il Consorzio Venezia Nuova, concessionario dei lavori del Mose e che, secondo quanto emerso, avrebbe appunto distribuito le varie tangenti; il problema è che tale Consorzio risulta concessionario di altre grandi opere in Italia. Che si fa? Si continua con i lavori? O, per una volta, si fa un po’ di chiarezza e si dà un segnale serio di onestà ai propri cittadini e al mondo intero? La giustizia, come è proprio di uno Stato di diritto, farà il suo corso ma alcuni pensano già che questa sia davvero la nuova Tangentopoli, come lo pensavano poco tempo fa allo scoppio dello scandalo Expo 2015.

Altro duro colpo al Nord “pulito, onesto e libero dalle infiltrazioni mafiose”. In meno di un mese Lombardia e Veneto hanno messo a nudo quello che qualcuno tenta di nascondere: le larghe intese tra partiti di centrodestra e centrosinistra non sono solo in sede di governo ma sono, a livello locale, in tutto ciò che riguarda denaro e affari; un tacito accordo tra partiti all’apparenza avversari ma che, al momento di “spartirsi la torta”,  dimenticano tutto il resto. I giuramenti nei confronti del popolo Italiano, la fiducia in essi riposta dagli elettori, il bene del loro Paese. Devo ammettere che il pensiero che ho formulato in apertura mi è balenato nella mente più volte in questo periodo ma ad esso se n’è aggiunto un’altro, ancora più incalzante: le grandi opere sono sempre utili? Qual è il prezzo che l’Italia è disposta a pagare per il progresso? Ma soprattutto, ne vale davvero la pena?

A qualcuno verrà probabilmente in mente il caso forse più famoso di grande opera al centro di polemiche: la famigerata Tav, la linea ad alta velocità che, secondo i progetti, dovrebbe collegare Torino a Lione ma che in realtà fa parte di un progetto molto più ambizioso che mira a collegare Lisbona a Mosca. Le contestazioni nei confronti di questo progetto sono state ( e continuano a esserlo) molto violente. Il movimento NO TAV, infatti, si oppone fortemente alla realizzazione di questa opera; probabilmente i detrattori sono dei conservatori che dovrebbero farsi da parte perché è arrivato il progresso;  vogliono rimanere nella loro arretratezza e non pensano al benessere che una infrastruttura del genere può portare al nostro Paese. Peccato che la TAV sia una linea che copre 260 chilometri e che abbia costi di realizzazione, per quel che riguarda il territorio italiano, che si aggirano sui 130 milioni di euro al chilometro mentre quelli di manutenzione, calcolati sull’intero tracciato, sono stimati in 700 milioni annui. Numeri spaventosi che non hanno eguali in Europa. In Portogallo, uno dei Paesi maggiormente colpiti dalla crisi, il governo ha appena deciso di annullare le gare d’appalto per i lavori dell’alta velocità Lisbona-Madrid, ma lì il costo a chilometro si aggirava sui 38 milioni, meno di un terzo rispetto alla cifra italiana. Per il costo complessivo della Torino-Lione si parla storicamente di 20 miliardi (quattro volte il budget pensato per l’ormai mitico ponte sullo Stretto di Messina), ma la cifra non rende ancora l’idea. Già, perché nel bilancio dell’opera andrebbero iscritti anche i costi ambientali e sociali da calcolare a parte sulla base di una serie di dati a dir poco spaventosi: almeno 455 mila metri quadrati di espropri definitivi (ma c’è chi ipotizza il doppio), 85 mesi di tempo per il completamento delle opere civili, 40 mila litri di acqua potabile consumata quotidianamente oltre a una movimentazione di non meno di 200 camion ogni giorno; senza contare, infine, che si deturperebbe per sempre il paesaggio della Val di Susa e la (concreta) possibilità di infiltrazioni mafiose all’interno dei lavori.

Forse è vero che alcuni, in questo pazzo Paese, sono dei conservatori che si oppongono al progresso però queste, magari, sono le stesse persone che attraversano la Salerno – Reggio Calabria e pensano che forse lo Stivale non sia proprio tagliato per il progresso e non si sorprendono più quando sentono di scandali come quelli del Mose.

Forse si potrebbe ascoltarle di più, qualche volta.

About Fabiano Catania

COLLABORATORE | Classe 1990, siciliano di nascita ma pisano di adozione. Station Manager di RadioEco, radio dell'Ateneo di Pisa, da sempre ha una grande passione per la scrittura e l’informazione libera. Si interessa di musica indipendente ed è un appassionato del cinema d’autore.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *