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Scatti di realtà: Lodi, “Festival della Fotografia Etica”

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Pronto Soccorso dell’Ospedale di Boost di Lashkah Gar, Afghanistan. Il piccolo Hazrathullah, di un anno, è in braccio alla madre Korjana – © Paula Bronstein per MSF

Scatti profondi e di grande impatto emotivo hanno caratterizzato il Festival della Fotografia Etica, che si è tenuta a Lodi lo scorso Ottobre. L’evento fotografico lodigiano, alla sua quinta edizione, si è inserito in una cornice di ampio respiro che ha visto coinvolti il Gruppo Fotografico Progetto Immagine, il Comune di Lodi con la partecipazione di reporter italiani ed internazionali, il tutto accompagnato da numerose conferenze, videoproiezioni e workshop.

Fulcro centrale della mostra, ubicata in diversi luoghi d’interesse nel centro della città, è la fotografia e la sua funzione etica e di rappresentazione concreta della realtà che va di pari passo con l’informazione giornalistica.

I dieci spazi espositivi ospitano diverse tematiche: Il cibo che uccide, lo Spazio ONG, l’area dedicata allo Uno sguardo sul mondo, lo Spazio approfondimento e la sezione riservata ai vincitori del World Report Award (premio italiano di fotogiornalismo, anch’esso alla sua quinta edizione).

Le prime istantanee che danno il via alla mia visita al Festival sono quelle racchiuse dallo Spazio ONG. Il filo conduttore è la condizione umana e sanitaria in cui versano le popolazioni ed in particolare i bambini nel Sud del mondo, specialmente nei Paesi mediorientali e centrafricani. La malnutrizione infantile, vera e propria piaga in aumento, come reso noto dalle Nazioni Unite, si lega e viene alimentata dalla crescita e dall’inasprimento dei conflitti etnico-religiosi interni e dalla guerra.

Dal 2009, la ONG Medici Senza Frontiere sostiene le attività dell’Ospedale Provinciale di Boost, in questo come in numerosi altri ospedali afghani si registra un aumento considerevole di gravi casi di malnutrizione, tra i bambini e tra gli strati più poveri della popolazione.

Passando dall’Afghanistan alla Repubblica Centrafricana, dallo scatto a colore a quello in bianco e nero, il mio sguardo viene subito colpito dagli sguardi interrogativi e dai sorrisi dei bambini del campo rifugiati Jean 24, che si contrappongono alla drammaticità dei mitra in primo piano dei soldati dell’unione africana.

 

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© Ugo Lucio Borga/Echo photojournalism

 

Uno scenario differente, ma nel contempo molto simile è raffigurato dalla fotografia scattata a Ferguson in Missouri (Stati Uniti), a seguito delle violenze scoppiate nella città, che apre la sezione Sguardo sul mondo. L’annuncio del Grand Giurì di non incriminare l’ufficiale di polizia Darren Wilson per l’uccisione del teenager afroamericano disarmato, Michael Brown scatena tumulti e scontri in tutta la città. La famiglia raffigurata nella foto osserva con circospezione l’auto della polizia passare vicino alla loro abitazione.

 

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© Philip Montgomery

 

Lo spazio espositivo dedicato allo Uno sguardo sul mondo si compone di numerose altre istantanee che, a mio avviso, racchiudono un tema cruciale: la lotta per la libertà, in tutte le sue sfaccettature.

 

Civili in fuga da un attacco aereo nel villaggio di Luhanskaya (Ucraina) – © Valery Melnikov

 

14 giugno 2015. Migliaia di Siriani provano a oltrepassare le recinzioni e ad entrare illegalmente in Turchia – © AFP/Bülent Kiliç

 

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Fotografia in posa di una coppia lesbica che racconta di un’aggressione subita dopo un concerto. Adottata recentemente in Russia, la legge Anti LGBT- Propaganda Towards Minors, limita e mette in pericolo la libertà identitaria e di espressione, fomentando intolleranza ed omofobia – San Pietroburgo © 2015 Robin Hammond

 

L’area espositiva che più colpisce il mio amore per il pianeta e per le tematiche legate all’ambiente e all’alimentazione è quella dedicata al Il cibo che uccide. Nell’anno dell’EXPO dedicato alla sostenibilità alimentare è impressionante vedere gli effetti che il cibo ha non solo su chi lo consuma, ma anche e soprattutto su chi lavora per produrlo.

 

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© Lisa Krantz/San Antonio Express-News

 

In Nicaragua, come in El Salvador, un lavoratore di canna da zucchero ha un’aspettativa di vita di 49 anni a causa di un’epidemia chiamata malattia renale cronica da cause non tradizionali (CKDnT), le cui cause non sono ancora note. Le ipotesi più avvallate tendono ad incriminare l’uso di pesticidi, oltre alle condizioni lavorative e al caldo estremo che portano alla disidratazione. Questa malattia ricopre un problema non solo di salute, ma anche e soprattutto di ingiustizia sociale e ha causato nella sola America Centrale 20.000 morti negli ultimi dieci anni.

 

Nicaragua. Padre (58 anni) e figlio (29 anni) nella coltivazione di Chichigalpa. Entrambi soffrono di CKDnT – © Ed Kashi/VII

 

Disinformazione, pratiche di coltivazione errate e utilizzo di sostanze tossiche non colpisce solo chi lavora la terra, ma si ripercuote anche sulle generazioni future.

Il bambino nella foto è conosciuto come Bambino di cristallo, ha tre anni e soffre di ittiosi dalla nascita, una malattia della pelle che causa screpolature e secchezza. Alla sua nascita suo padre ha dovuto abbandonare il lavoro nelle piantagioni di tabacco. La causa della sua malattia è stata individuata nel glifosato, un cosiddetto “erbicida totale” non selettivo, ovvero una sostanza che elimina indiscriminatamente quasi qualunque pianta, che la madre utilizzava durante la gravidanza nel suo orto.

Questa breve ma intensa rassegna di scatti di realtà mette in evidenza la difficoltà nella formulazione di una vera e propria linea etica, in cui convergono le convinzioni personali del fotografo, la responsabilità e le intenzioni nei confronti del pubblico e l’editore. Nel contempo la fotografia etica in senso lato si contrappone ad una fotografia “commerciale” sempre più artefatta e spesso lontano dalla realtà, mostrando la concretezza e la durezza della quotidianità.

 

Colonia Aurora, Provincia di Misiones – © Pablo E. Piovano

 

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About Roberta Ghiglietti

COLLABORATRICE | Viaggiatrice, sognatrice, amante della natura ed appassionata di tematiche "ambientali e non". E' nata nel 1990, nel cuore della nebbiosa pianura padana, in Provincia di Lodi. Laureata in Lingue Straniere e Politiche Europee ed Internazionali presso l'Università Cattolica di Milano, grazie al programma di doppia laurea con la Martin Luther Universität di Halle-Wittenberg ha maturato un'esperienza annuale di studio in Germania, che le ha permesso di svolgere un intenso ed appassionante stage di sei mesi nel Parco Nazionale della Foresta Bavarese, a stretto contatto con la natura.

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