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Salvini dice “Renzi a casa”. Ma l’alternativa?

Pubblicato il Pubblicato in Politica ed Economia, Quorum, Recenti
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Matteo Salvini

Il 28 Febbraio 2015 è stato un giorno clou per la politica italiana. Almeno tre le manifestazioni politiche nazionali che hanno avuto luogo a Roma. Matteo Salvini a Piazza del Popolo contro il Governo Renzi a partire dalle 15:00. Contemporaneamente, dalle 14:00, la Sinistra Antagonista in corteo, da Piazza Vittorio a Campo de’ Fiori, contro Matteo Salvini. Dal mattino CasaPound in presidio a Piazza Vittorio, a pochi passi dalla propria sede storica, in difesa del quartiere dalla Sinistra Antagonista. E’ un dedalo di accuse e di dispetti, di provocazioni e di minacce, in cui brevemente cercheremo di orientarci.

Tutto è nato dalla manifestazione indetta dalla Lega Nord a Piazza del Popolo. E’ ben noto il recente cambio di rotta del partito fondato da Umberto Bossi nel 1989. Dall’indipendenza  padana a una politica di respiro nazionale. E per sancire le nuove ambizioni è nata la manifestazione di cui sopra, per presentarsi da alternativa valida a Matteo Renzi, con l’appoggio di forze centraliste come Fratelli d’Italia e CasaPound. Ed è uno dei punti che sorprendono, a parte gli ampi spazi vuoti della piazza, la massiccia presenza della destra italiana a fianco della Lega, con croci celtiche e richiami al duce. La Lega Nord ha attratto gli elettori e i militanti di destra, rimasti orfani di Alleanza Nazionale e Berlusconi.

Un altro aspetto che sorprende è quello delle bandiere. Non soltanto Lega Nord, Fratelli d’Italia e Casa Pound, ma anche Russia, Francia, Sicilia, Catalogna, Sardegna, VenetoItalia sono rappresentate. Si protesta contro il Governo Renzi per le politiche economiche e dell’immigrazione, ma pure contro l’Europa. Si criticano aspramente le sanzioni europee alla Russia, si sostiene con ammirazione la battaglia nazionalista di Marine Le Pen in Francia. Ma se i leghisti della prima ora avranno mal digerito le tante bandiere italiane e siciliane presenti, la cosa avrà sicuramente fatto piacere al nuovo leader leghista Matteo Salvini il quale, per approdare al Sud, ha anche inaugurato la formazione politica dal nome “Noi con Salvini”.

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Corteo a Roma, organizzato dal movimento politico CasaPound

E mentre dal palco di Piazza del Popolo, tra sottofondi trionfali e sfottò, i vari Di Stefano, Meloni, Zaia si succedevano negli interventi, altra musica suonava a pochi metri. Separati da un dispiegamento di forze dell’ordine all’altezza delle aspettative, e da una Via del Corso dedita allo shopping, i militanti della Sinistra Antagonista erano una voce sola. No a Salvini. No alle politiche razziste e discriminatorie di chi vuole dire stop all’immigrazione. Ma No persino a Renzi. Insomma: un No globale per il quale un gran numero di persone è sceso in strada armato di bandiera rossa. Tanti i ragazzi. E tanta la preoccupazione per possibili scontri e deviazioni dal percorso stabilito ma, alla fine, nessun particolare problema. Il presidio a Piazza Vittorio di CasaPound era stato invece annullato, per motivi di ordine pubblico, e i militanti poundisti si erano riversati in piazza del Popolo. Verso le 18:00 la chiusura della giornata per i leghisti, con l’intervento di Matteo Salvini; un po’ più tardi per la Sinistra Antagonista, a Campo de’ Fiori. Ma che delle cento mila persone, attese dal leader leghista, ne siano pervenute poco più di un decimo ridimensiona solo parzialmente il fenomeno Salvini. Se, infatti, quest’ultimo risponde alle critiche con dogmi e luoghi comuni, ha fare presuntuoso ed è arrogante, è anche vero che è molto agile nel muoversi tra i numerosi paradossi del suo partito. E, soprattutto, ha sondaggi nazionali favorevoli.

Pur non avendo ancora i numeri per competere con il PD di Matteo Renzi, il consenso nei suoi confronti sale, e sul perché possiamo avanzare delle ipotesi. In primis: il populismo paga. Lo sa benissimo Beppe Grillo, che sul populismo e la demagogia ha costruito una fortuna; lo ha capito pure Matteo Salvini, con i suoi anatemi anti-Europa, anti-rom ed anti-tasse. In secundis: Il centro-destra smembrato, con la scomparsa del PdL, è una fortuna per la Lega, ma Berlusconi e Alfano, pur in difficoltà, non sono vinti. In tertiis: Matteo Salvini è giovane. E’ un volto nuovo della politica nazionale. Raccoglie voti di protesta di chi ha sfiducia nelle figure politiche tradizionali. E’ confermata, invece, l’avversione di certe componenti di sinistra verso il premier Matteo Renzi, visto più come garante del grande imprenditore che del lavoratore dipendente. E ci riferiamo, ovviamente, alla sinistra a sinistra del PD la quale, escludendo la Sinistra Antagonista, ha comunque in SEL un’autorevole rappresentanza parlamentare.

Ma arrivano prospettive interessanti dalle manifestazioni politiche del 28 Febbraio? Dal corteo anti-Salvini probabilmente no. I centri sociali di sinistra e la galassia che gli ruota intorno stentano ad avere uno spessore e una credibilità politica adeguati, per ricoprire incarichi di responsabilità. Ma, forse, indicazioni deludenti arrivano anche dai comizi anti-Renzi di Piazza del Popolo. E’ infatti preoccupante che, sull’onda della crisi economica, forze populiste alimentino l’odio razziale, il nazionalismo e la giustificazione della violenza. E la destra salviniana è troppo traballante, su questi temi, per chiedere al popolo italiano le chiavi di un governo. Persino sulla questione economica, inoltre, le proposte avanzate dai leghisti appaiono più demagogiche che reali, apparentemente molto concrete ma in fondo astratte e strumentali.

Se i fatti ci smentiranno ne prenderemo atto. Ma per adesso, per Matteo Renzi, gli avversari ostici sembrano essere più dentro al suo partito che al di fuori.

 

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About Fabrizio Giovanni Vaccaro

COLLABORATORE | Classe 1991, è nato e cresciuto ad Augusta (SR). Diplomatosi al Liceo Classico "Megara" della sua città nel 2010, ha scelto poi di emigrare a Roma, dove studia Medicina e Chirurgia presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore. Nutre essenzialmente tre passioni: l'attualità, la politica, l'Islam ed il Medio Oriente.

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