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Salvatores e il nuovo supereroe italiano

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Gabriele Salvatores costituisce un esempio atipico fra i registi italiani. Nato a Napoli nel 1950 e trasferitosi subito a Milano con la famiglia, si avvicina alla Settima Arte dopo la fondazione negli anni ’70 del Teatro dell’Elfo. Anche il suo esordio alla regia presenta una matrice teatrale (Sogno di una notte d’estate del 1983), un amore per la messinscena che lo accompagnerà per tutta la carriera. Ma è con la vittoria del premio Oscar al miglior film straniero, Mediterraneo del 1992, che Salvatores si impone una volta per tutte come ‘maestro’ nel panorama cinematografico italiano (assieme a Tornatore, che aveva ottenuto la statuetta due anni prima).

 

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Giuseppe Tornatore, Oscar al miglior film straniero nel 1990 con il film “Nuovo Cinema Paradiso” (1988)

 

Si può dire che da allora il suo stile si sia evoluto lungo una direttrice ben precisa: l’attenzione verso l’internazionalità. Dalla fantascienza “alla Cronenberg” di Nirvana, agli echi del miglior Malick in Io non ho paura, fino all’omaggio sfacciato a Wes Anderson in Happy family, le opere di Salvatores guardano con sempre maggiore attenzione al cinema d’oltreoceano. Adesso il maestro ci riprova con Il ragazzo invisibile, in uscita a Dicembre 2014, primo tentativo di superhero movie all’italiana. Niente di più lontano dai mutanti di Stan Lee, ma la storia del giovane Michele, alle prese con il suo potere (da cui il titolo), può seriamente rappresentare un interessante trampolino di lancio per un nuovo movimento artistico. E tutta l’attesa (altissima) per questa ultima fatica del regista milanese si concentra sulla difficile coesistenza tra influenze ‘statunitensi’ e tradizione filmica nostrana. Salvatores è già famoso per i suoi film “italiani che non sembrano italiani”. Molto dipenderà dalla sceneggiatura (opera del trittico Fabbri-Rampoldi-Sardo), incaricata di risollevare recenti passi falsi come Educazione siberiana o il già citato Happy family.

 

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“Happy family”, diretto da Gabriele Salvatores (2010)

 

D’altro canto l’estetica del regista, che ha guadagnato da tempo i favori di pubblico e critica, non si discute. Altrettanto indiscutibile è che le cose migliori le abbia mostrate inquadrando i rapporti umani (i soldati di Mediterraneo, il padre e il figlio di Come Dio comanda). E’ quando ha potuto lavorare su personaggi sfaccettati e sulle relazioni tra di essi e con se stessi (il tema del viaggio, quello della formazione), che Salvatores si è innalzato qualitativamente. Non nella forma esterofila, ma nel contenuto. Ed è con questi limiti che possiamo considerarlo (al pari di Virzì, Garrone, Sorrentino) come l’attuale misura della “salute” del nostro cinema. Cinema che ha alle spalle totem del calibro di Leone, Fellini e Bertolucci, abbastanza importanti da permetterci di fare la voce grossa anche oltre i confini del Bel Paese. Soprattutto dopo il trionfo de La Grande Bellezza, registriamo la necessità di costruire qualcosa di nuovo e vincente, anche in ambito artistico. Vedremo se Il ragazzo invisibile riuscirà nell’impresa, o se rimarrà semplicemente un film “italiano che non sembra italiano”. Di sicuro non dovremo temere esplosioni in serie o combattimenti coreografici , se è vero che per il protagonista <<(…) la lotta non è con dei nemici o con dei mostri, ma con la vita>> (parola dello stesso Salvatores).

Qualcosa di molto simile ai soggetti di Ammaniti, un autore capace di portare in Italia il genere noir in stile Lansdale e Palahniuk. Già, il genere. Il genere supereroistico è senza dubbio tra i più popolari degli ultimi dieci anni a Hollywood (tanto che un colosso come la Walt Disney Company ha acquisito nel 2009 la Marvel Entertainment). Una trasposizione integrale dei canoni in questione non sarebbe per l’appunto possibile, né auspicabile (nonostante le prime scene del film rivelate al festival Cinè di Riccione mostrino effetti speciali davvero ben fatti). Inutile negare che il dislivello di budget disponibile tra noi e gli Usa continua ad essere notevole, e che uno come Sam Raimi ha speso quasi 600 milioni di dollari per realizzare la trilogia di Spider-Man. Forse la chiave di volta è da ricercare proprio in quella coesistenza tra vecchio e nuovo, tra autoctono e straniero. Non resta che attendere dicembre, sperando nella nascita di una nuova filosofia tutta made in Italy. Un modo di rinnovare il proprio cinema che altri paesi europei hanno varato con successo, guadagnando consensi all’estero. Basti pensare che gli horror spagnoli dominano i botteghini mondiali da anni, e un francese come Michel Gondry è considerato uno dei migliori nuovi filmmakers.

 

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“Trilogia di Spider-Man”, diretto da Sam Raimi

 

A proposito: nel cast de Il ragazzo invisibile c’è anche Valeria Golino, l’attrice più internazionale che possiamo vantare. Una casualità?

About Mattia Carapelli

REDATTORE | Nato a Siena il 15 Giugno del 1991, studia presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Siena. Lettore onnivoro e cinefilo convinto, nel 2014 ha pubblicato il suo primo romanzo, "Ironica", con la casa editrice Montedit.

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