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Ronda Rousey: la rivoluzione femminile

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Ronda Jean Rousey (1987) è una judoka ed attrice statunitense. Ma soprattutto, è la più celebre e decorata artista marziale mista della storia

Nel momento in cui mi sono seduto al pc per iniziare la stesura dell’articolo odierno, avevo in mente un progetto completamente diverso. Avevo intenzione di salutare il 2015 con la più classica delle raccolte in cui si cataloga il meglio dell’annata appena trascorsa. Poi, come successo allo sceneggiatore Charlie Kaufman per il film Il ladro di orchidee, mi son trovato a stravolgere radicalmente il mio intento in corso d’opera. Nel mettere insieme la grande quantità di dati che i 365 giorni appena trascorsi ci hanno regalato in ambito sportivo, mi son ritrovato a pensare quale fosse stato l’evento più sconvolgente dell’anno. Benché sia stato un anno pienissimo di emozioni, sorprese, addii e record in ogni sport, ci ho messo pochissimo a realizzare che la circostanza più imprevedibile – a livello mondiale – fosse stata la sconfitta di Ronda Rousey contro Holly Holm il 14 Novembre nel corso di UFC 193.

Entrambi i nomi potrebbero dire poco al pubblico italiano, ma siamo davanti a due donne che hanno colonizzato territori inesplorati per il gentil sesso, in un business che fino a tre anni fa non credeva minimamente nella rivoluzione femminile. Ronda Rousey, la sconfitta dell’incontro, è sicuramente per le arti marziali miste (MMA) ciò che per il baseball è stato Babe Ruth, per la pallacanestro Michael Jordan e per il pugilato Muhammad Ali: più grande del proprio sport, un fenomeno mondiale assoluto, un modello di vita, ma anche molto di più. E’ ciò che Eminem è per il Rap: l’eccezione che domina la regola. Così come Marshall Mathers, un bianco magrolino del Midwest che potrebbe essere fuoriuscito da Le avventure di Tom Sawyer dominante in una scena musicale nata e pensata per gli afroamericani, Ronda è una schiva ragazzina bionda diventata la vera superstar di uno sport “per soli uomini”.

Per identificare il contesto in cui cresce il mito Rousey, stralcerei da una telecronaca dei maestri Flavio Tranquillo e Federico Buffa che definiscono le Mixed Martial Arts: <<Quelli che se le danno… per davvero>>, per identificare l’autenticità e la brutalità di un combattimento all’interno di un ottagono di arti marziali miste, a discapito del pur pericoloso sport-entertainment prodotto dai “cugini” del wrestling. Uno sport così cruento che lo stesso Dana White, proprietario della UFC (la principale federazione di arti marziali miste al mondo), ha affermato  che la categoria femminile all’interno della propria federazione era una scommessa perché nessuno è davvero interessato a veder combattere tra loro delle donne. Ci voleva un fenomeno “à la Eminem” per spazzare via ogni scetticismo.

E questo fenomeno nasce a Riverside (California) il 1° Febbraio 1987, con il cordone ombelicale attorcigliato al collo: salva per miracolo. La piccola Ronda è una bambina con delle difficoltà enormi: soffre di ipossia, disturbo che la porta ad una parziale sordità e un conseguente semi-mutismo. Quell’angioletto col caschetto biondo non riesce a parlare, ad esprimersi. La mamma la tranquillizza, le dice che potrà piangere e prendere a calci chi non la comprendesse. Sua madre, AnnMaria De Mars (oro mondiale nel Judo a Vienna 1984) ha un ruolo fondamentale nella vita della bimba: a otto anni, quando il padre Ron muore le insegna che la passione, la determinazione e la convinzione in ciò che si fa fanno la differenza. E così Ronda cresce, grande fan del wrestling e appassionata di Pokémon, il suo idolo è “Rowdy” Roddy Piper, da cui erediterà il soprannome: Rowdy, che vuol dire letteralmente <<rumorosa, chiassosa>>, non un ossimoro da poco per una bambina silenziosa come lei. Pratica lo sport di famiglia, il Judo, con grandissimi risultati, a soli quattordici anni vince la Coupe Canada Senior Cup: è l’inizio di un’ascesa folgorante a livello nazionale ed internazionale, con vittorie in una serie di prestigiosissimi tornei. L’obiettivo di Ronda, però, è diventare la prima judoka americana ad aggiudicarsi una medaglia olimpica, dopo che sua madre è stato il primo oro americano ai Mondiali di categoria.

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Gina Carano (1982) è è un’attrice ed ex lottatrice di arti marziali miste statunitense. E’ l’autentica fonte di ispirazione di Ronda Rousey

Ronda prende la missione così seriamente che rinuncia al secondo anno di liceo per allenarsi in vista delle Olimpiadi di Atene 2004, alle quali parteciperà da più giovane atleta del torneo, venendo eliminata però al primo turno dal futuro argento Claudia Heill. Racconterà, poi, che per raggiungere la palestra in cui si allenava doveva passare davanti al cortile del proprio liceo, e per paura del giudizio dei ragazzi che vedendola in tuta potevano etichettarla come sfigata, decise di cambiare percorso. Ronda era ancora fragile ma, come ha sempre affermato, mostrava la vera se stessa solo quando combatteva: scioglieva il proprio essere criptica lottando. Preparandosi alle Olimpiadi di Pechino 2008 fa incetta di titoli tra cui l’oro ai Giochi Panamericani e l’argento mondiale, riuscendo nell’impresa olimpica di essere la prima judoka americana “medagliata” con il bronzo a Pechino. Tutto ciò ad appena 21 anni. La tappa successiva parrebbe l’oro a Londra 2012, ma inaspettatamente Ronda cambia completamente idea. Una sera si trova con i suoi compagni e, dopo un allenamento, guardano insieme un match di Gina Carano, famosissima fighter. Gina era tanto bella quanto forte, ed a Ronda sembrava che i suoi compagni fossero più attratti da quel singolo match che dalla sua intera carriera nel Judo. Ronda sente di poterla battere: sarà un’artista marziale mista, ma non una qualsiasi, sarà la migliore di sempre.

La madre sentendo che avrebbe rinunciato al college per provare le MMA le fa notare che potrebbe essere la decisione più stupida che abbia mai preso, ma memore dei propri insegnamenti le lascia prendere la sua strada. E’ un uragano che si abbatte sugli sport da combattimento. Hayden Munoz è la prima che fa la conoscenza della sua terrificante armbar (presa articolare al braccio) nel 2010. La striscia di vittorie è impressionante. Nel frattempo, passa al professionismo ed entra nella Strikeforce, nella quale deciderà anche di cambiare la propria categoria – da peso piuma a peso gallo – per affrontare la campionessa Miesha “Takedown” Tate facendola cedere all’armbar e diventando campionessa di categoria in 4’27”. Da ultima campionessa di categoria, imbattuta, si ritira: è la prima atleta femminile ad aver firmato con la UFC, federazione leader delle MMA.

Sin dal suo debutto è evidente che sia la forza più dominante della storia femminile dello sport. Vince prestissimo il titolo di campionessa dei pesi gallo, è un fenomeno assoluto di marketing e al microfono. Le sue mic skills sono taglienti, aggressive: è dotata di un trash talking imbarazzante per chiunque, figurarsi per una bambina che faticava ad articolare i suoni. Dopo le tre vittorie da non professionista, inanella una serie di dodici vittorie da professionista. L’intento di Ronda è duplice: ritirarsi da imbattuta e smentire lo stesso Dana White, mostrando che le donne possono essere importanti per questo sport. Dichiara – sorridendo – che le ragazze nello spogliatoio nemmeno riescono a guardarla in faccia, per l’invidia e l’ammirazione, non comprendendo che se lei non lascia la UFC è proprio perché tiene a loro e allo sviluppo della disciplina femminile: è una pioniera assoluta, negando sistematicamente questa etichetta. Il costante stimolo di non sentirsi totalmente investita dalla fiducia del proprietario funge da stimolo, la porta ad allenarsi anche quando potrebbe rilassarsi, ad avere sempre più fame delle altre per conquistare il punto decisivo, fa addirittura segnare un record di soli 56 giorni tra due difese titolate, un arco tempo assolutamente risibile nelle MMA. Batte avversarie fin a quel momento imbattute in meno di venti secondi: basti pensare ai quattordici secondi di devastazione messi nell’ottagono contro l’allora imbattuta Cat Zingano, che deflagra sotto l’ennesima armbar.

Arriva ad essere quarta nel ranking UFC pound-for-pound (classifica che non tiene conto delle differenze di peso e di sesso) e nelle classifiche unificate mondiali è la migliore tra i pesi gallo. L’apoteosi della dominanza di Ronda Rousey la si tocca quando la lingua americana, aiutata da quel genio del microfono Paul Heyman che, in riferimento alle azioni di Brock Lesnar (forse il più grande fighter della storia, essendo l’unico a vantare i titoli massimi a livello universitario NCAA, WWE ed UFC), conia il verbo to rondarousey: stracciare, dominare, devastare, malmenare gli avversari. E’ un inchino che la storia della lotta porge alle gesta della bionda californiana: un grandissimo fighter domina come Ronda Rousey, e non viceversa. La fama la porta a recitare in pellicole d’azione come I Mercenari 3Fast and Furious 7 ed a coronare il suo sogno di partecipare ad un evento WWE, presenziando a WrestleMania 31.

E’ l’emblema della donna “tough”. E poi, nel momento di massimo splendore della sua carriera, proprio quando sono due match femminili a diventare il piatto principale di un evento MMA, quando Dana White si era ricreduto dicendo di amare i combattimenti femminili, a UFC 193, arriva quel calcio alla testa dell’imbattuta campionessa di kickboxing Holly Holm che la manda KO, con il labbro totalmente reciso (da ricostruire chirurgicamente) e con la consapevolezza che il suo lavoro potesse ritenersi portato a termine. Adesso, qualsiasi cosa succeda, sarà leggenda. Potrebbe provare l’assalto alla tanto agognata medaglia d’oro, tornare a dominare la UFC o addirittura entrare in contrattazioni con la WWE.

Una cosa è certa: ciò che la Rousey ha fatto negli ottagoni è una pagina di storia dell’emancipazione femminile scritta col sangue, sudore e parole forti, quasi stralciate dai dialoghi pulp di Quentin Tarantino, senza perdere la propria femminilità. Ronda Rousey è una delle icone femminili più fulgide di un millennio che si tinge sempre più di rosa.

 

 

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About Jacopo Gramegna

REDATTORE | Classe 1996, ex cestista ed ex Parlamentare Regionale dei Giovani in Puglia, diplomato al Liceo Classico. Attualmente è studente di Giurisprudenza d'Impresa presso l'Università degli Studi di Bari "Aldo Moro". Divoratore instancabile di film e studioso di tattica sportiva, nutre una passione viscerale per i racconti che gravitano attorno ai campi da gioco. Si diletta in uno storytelling che possa far convergere le sue numerose anime. Primo Pianista per "NbaReligion.com".

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