Massive-Attack

“Ritual Spirit”: il ritorno dei Massive Attack

Pubblicato il Pubblicato in Musica e Arti Visive, Recenti, The Musical Box
bristol
Centro storico di Bristol – Regno Unito

I Massive Attack sono un duo inglese. Forse però è sbagliato definirli come un semplice duo, in quanto sì, sono composti da Robert “3D” Del Naja e Grant “Daddy G” Marshall, ma nella loro carriera musicale hanno collezionato moltissime collaborazioni, avvalendosi soprattutto di differenti voci, aspetto che spesso ha portato giustamente molti a definirli come un collettivo. Il progetto nasce a Bristol, splendida città situata a Sud-Ovest dell’Inghilterra, attraversata dal fiume Avon. Specificare dove è nata una band spesso può sembrare superfluo, ma nel loro caso, più che in altri, è un aspetto fondamentale, se non costitutivo. Perché è proprio a Bristol e proprio grazie ai Massive Attack – insieme ad altri grandi nomi come i Portishead – che nasce un nuovo genere musicale, il trip-hop, che unisce insieme influenze provenienti da diversi generi: dall’elettronica all’hip hop, unendo insieme dub, jazz, soul e funk, con una buona dose di psichedelia. Spiegare cos’è il trip-hop è complicato, e vi assicuro che per capirne fino in fondo l’anima l’unico modo è andare a Bristol, dove si viene inglobati dalle atmosfere che hanno fatto nascere queste sonorità così particolari  ed accattivanti.

Quando ci sono stata, circa due anni fa, la gente del posto mi chiedeva <<Ma perché sei venuta a fare un viaggio a Bristol? Perché fra tutte le città in Inghilterra proprio questa?>>. La mia risposta era sempre la stessa, molto semplice: <<per la musica>>. E gli abitanti di Bristol la musica la prendono molto seriamente, la puoi respirare in ogni angolo della città, in ogni bar o locale, o semplicemente seduto in una panchina lungo l’Avon a contemplare il paesaggio, un po’ selvaggio e un po’ metropolitano. Sembrerà banale ma è realmente così, e quest’aria l’hanno respirata anche i Massive Attack che, subendo tutte queste influenze sono riusciti a produrre della musica così particolare e così poliedrica da non poter essere etichettata in alcun modo, necessitando della creazione di un nuovo neologismo che forse nemmeno basta più, o forse addirittura non è mai bastato. Perché dalla loro formazione sono passati quasi trent’anni, anche se il loro primo album risale al 1991. In un così lungo tempo però hanno prodotto solo cinque album – se escludiamo raccolte, colonne sonore, remix – e questo perché alla base del loro lavoro sta proprio una ricerca infinita di nuove influenze, nuove sonorità, che li ha portati a produrre musica avente una sola ed unica costante: un background caratterizzato da una buona dose di elettronica psichedelica e oscura.

Dopo sei anni dalla pubblicazione dell’ultimo album, Heligoland, il 28 Gennaio di quest’anno hanno pubblicato un nuovo EP, Ritual Spirit, composto da quattro pezzi, che pare anticipi l’uscita di un nuovo album, speranza mia e di buona parte degli ascoltatori dei Massive Attack. Per me il primo ascolto è stato come un pugno nello stomaco, perché come sempre non ci si può creare alcuna aspettativa dalle loro nuove creazioni. Non si può far altro che ascoltarlo, spaziare con loro nel mood che hanno costruito intrecciando sonorità differenti ed evocative, creando un’esperienza totalizzante capace di fagocitare l’ascoltatore. Possono piacere o meno, ma ciò che conta in loro in realtà è recepire il sentimento che hanno voluto creare e renderlo proprio, ognuno a proprio modo. Non a caso prima dell’uscita dell’EP hanno reso pubblica un’applicazione, Fantom, attraverso cui le tracce, che di lì a poco sarebbero uscite, vengono personalizzate per ogni ascoltatore, <<un lettore musicale in grado di remixare e riassemblare le tracce utilizzando diverse variabili ambientali, tra cui la posizione, il movimento, l’ora del giorno, il battito cardiaco e il movimento della fotocamera>>, ricreando appunto un mood capace di far vivere ancora di più in modo pieno la percezione fisica del suono che si “adatta” a chi lo ascolta.

massive-attack-ritual-spirit-itunes-2016-02-01Il primo pezzo di questo EP, Dead Editors, vanta la collaborazione del rapper britannico Roots Manuva. Un pezzo pesante, cupo, accompagnato da un rap sporco e graffiante, con un basso costante e potente, alleggerito da un coro di sottofondo che crea un interessante contrasto. Ritual Spirit invece, il secondo pezzo, ha più a che fare con gli ultimi Massive Attack, quelli di Heligoland, meno cupo rispetto al primo e più evocativo, grazie anche alla voce di Azekel che ben si sposa con il pezzo creando una sonorità che fa entrare l’ascoltatore in una sorta di viaggio mentale, lasciandosi catturare e trasportare. Il terzo pezzo è la vera rivelazione, una collaborazione con la band scozzese Young Fathers, che accompagna fra l’altro i Massive Attack nel tour che si sta svolgendo in questi giorni, e che piacciono moltissimo soprattutto a 3D. Voodoo in My Blood è in assoluto la traccia più distante dai suoni più classici dei Massive Attack, un pezzo psichedelico, a tratti incalzante e a tratti quasi leggero, in una sorta di dialettica progressiva, complice soprattutto la presenza di più voci tra loro molto differenti. Per capire meglio questo pezzo bisogna però andare ad ascoltare proprio gli Young Fathers, una band veramente interessante, la cui musica è un qualcosa di assolutamente nuovo e impossibile da definire, che piacciono sin dal primo ascolto, o comunque accattivano anche se inizialmente è difficile capire perché. L’ultimo pezzo invece, Take It There, non può che mettere d’accordo tutti: suoni meravigliosi, ma soprattutto un fortissimo déjà-vu dato dalla voce, che agli appassionati da lungo tempo non sembrerà affatto nuova, quella di Tricky, storico collaboratore dei Massive Attack. Basta infatti ripesare a Daydreaming, Five Man Army presenti in Blue Lines, e la famosissima Karmacoma presente in Protection, secondo disco della band di Bristol.

L’unico difetto di questo EP è la presenza di soli quattro pezzi, aspetto che lascia l’amaro in bocca agli appassionati che hanno atteso per sei anni un nuovo album. Certo però non si può muovere una critica su questo punto ai Massive Attack, in quanto ciò non è incongruente con la loro carriera musicale, con il loro essere sfuggenti al grande pubblico al fine di produrre sempre e comunque qualcosa di assolutamente nuovo. I fan possono sempre consolarsi, però, con i loro live che per nostra fortuna spesso e volentieri toccano il suolo italiano. Ovviamente non mi sono lasciata sfuggire le più recenti date italiane, il 14 Febbraio di quest’anno a Padova al Teatro Geox e nel 2014 a Piazzola sul Brenta, sempre nel padovano all’Hydrogen Festival. Pur con due anni di differenza ho notato una base forte di continuità tra i due live, scalette che toccano inevitabilmente i pezzi più famosi e più conosciuti e un’attenzione forte da parte loro nei confronti del coinvolgimento del pubblico a cui viene donata una vera e propria performance totalizzante, creando una situazione in cui l’ascoltatore non può che abbandonarsi e lasciarsi trasportare in un vero e proprio viaggio dentro la più vera essenza della loro concezione di fare musica. Nulla è lasciato al caso, non manca indubbiamente l’aspetto estetico, che si esplica in un gioco di luci che creano una sorta di vedo-non vedo. Interessante anche l’idea di proporre al pubblico dei visual che fanno comprendere allo spettatore quanto la band di Bristol sia consapevole del mondo in cui vive con un senso fortemente critico, soprattutto da un punto di vista socio-politico, estrapolando presumibilmente frasi provenienti da testate giornalistiche – nel nostro caso italiane – riguardanti i temi più disparati, che evocano ilarità ma spesso e soprattutto sdegno. In particolare nell’ultima data padovana hanno dato spazio alle questioni politiche europee e alle dinamiche sociali di migrazione, mettendo in evidenza i catastrofici eventi che hanno portato al recente flusso migratorio nel suolo europeo attraverso la proposizione dei “semplici” numeri e delle statistiche che danno però una più forte consapevolezza della situazione drammatica che si sta svolgendo sotto i nostri occhi.

Insomma, i Massive Attack sono una band a tutto tondo, attenti all’arte nella sua purezza distaccata dal reale, ma con una vigile attenzione anche nei confronti del mondo che li circonda, rendendosi così apprezzabili non solo come puri artisti ma soprattutto come uomini che camminano nel mondo con uno sguardo cosciente.

 

 

——————–

Immagine in evidenza: clicca qui

Fonti Immagini:

n.1 -> clicca qui

n.2 -> clicca qui

About Giulia Menegaldo

REDATTRICE | Nata in Provincia di Treviso, laureata alla triennale in Filosofia a Padova, ora vive a Bologna dove è iscritta al corso di laurea magistrale in Scienze Filosofiche. Coltiva anche le passioni per la letteratura, l'arte, il cinema e la musica. Dal 2013 è iscritta al Partito Democratico e partecipa alle attività del direttivo del piccolo Comune dove è cresciuta.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *