Stefano De Grandis/Lapresse
Milano 24/02/13
Elezioni 2013, votazioni

Riflessioni sulla politica italiana, in vista delle Regionali 2015

Pubblicato il Pubblicato in Politica ed Economia, Quorum, Recenti
Foto Fabio Cimaglia / LaPresse 13-03-2014 Roma Politica Conferenza internazionale "What Europe stands for" presso la Sala della Regina a Montecitorio  Nella foto Matteo Renzi Photo Fabio Cimaglia / LaPresse 13-03-2014 Rome (Italy) International Conference "What Europe stands for" in italian Chamber of Deputies In the photo Matteo Renzi
Matteo Renzi è il ventisettesimo Presidente del Consiglio dei ministri della Repubblica Italiana, in carica dal 22 Febbraio 2014

Tra pochi giorni, in Italia, si andrà al voto in sette Regioni: Toscana, Umbria, Marche, Puglia, Campania, Liguria e Veneto. Questa tornata elettorale, seppur parziale e regionale, sarà il primo vero banco di prova per il Governo Renzi. Dal 2011 ad oggi, l’Italia ha vissuto infatti uno dei momenti economico-politici tra i più instabili e drammatici degli ultimi decenni. Abbiamo avuto quattro Governi in soli quattro anni con maggioranze dai confini variabili, con vere e proprie migrazioni di parlamentari da un gruppo ad un altro. Abbiamo visto la nascita e la fine di movimenti politici, l’ascesa e la rovinosa caduta di leader che prima erano acclamati come salvatori della patria e poco dopo gettati nel dimenticatoio. Un cambio di passo si è avuto con la nomina di Matteo Renzi a Presidente del Consiglio, all’indomani della vittoria alle primarie del PD nel 2013. Matteo Renzi ha impresso alla politica un ritmo diverso: ciò ha prodotto tensioni e mal di pancia soprattutto all’interno del suo stesso partito. Molte delle riforme proposte e portate avanti da questo Governo dalle “molteplici maggioranze” hanno trascinato difatto il PD nell’area di centro. Gli scontri sul Jobs Act, la battaglia sull’art. 18 e più recentemente lo scontro sulla legge elettorale hanno prodotto quel che ormai, da qualche tempo, era nell’aria: una spaccatura insanabile all’interno del principale partito di Governo.

L’emorragia di iscritte ed iscritti è iniziata nel 2014, con una perdita di oltre 170.000 tessere a cui è seguita la perdita di dirigenti locali e, da qualche settimana, anche di alcuni deputati. Il caso più eclatante è l’uscita dal PD di Giuseppe Civati, leader di una delle minoranze interne del PD. La domanda che ora ci si pone è: <<tutto questo che conseguenze produrrà?>>.

Stando ai sondaggi, il PD oscilla tra un 35 e un 37%, ma il piccolo terremoto interno qualche effetto lo ha prodotto. Da un lato, la retorica dei gufi e delle paludi ha avuto l’effetto desiderato, ossia una spaccatura ed una separazione dal corpo politico del PD della componente più critica e intransigente. Dall’altro lato, tutto ciò ha però rianimato un elettorato più di sinistra e gli esiti che prima erano dati per scontati oggi sono molto certi. In Liguria, per esempio, si è creato un movimento politico alternativo al Partito Democratico denominato Rete a Sinistra. Un movimento che si origina dall’insoddisfazione di quell’elettorato PD, vicino alle sensibilità della minoranza PD, di Civati e che ha come leader un ex deputato PD, Luca Pastorino. Questo esperimento ha prodotto un effetto inaspettato, poiché si sono costituiti in poco tempo comitati in tutta la Liguria, si è costituita una lista con candidati e nei sondaggi questo nuovo movimento è dato tra il 9 e il 13%. Un dato assolutamente positivo, per un esperimento così nuovo. Se in un primo momento la retorica voleva che vi fosse una sinistra lamentosa e condannata alla sconfitta, ora invece – forse perché i dati non sono più così positivi come si credeva – quella stessa sinistra incapace di vincere è divenuta determinante. L’esperienza ligure è stata, in forme diverse, riproposta in Toscana e in Umbria dov’è presente una formazione denominata Possiamo. Una situazione molto diversa si ha invece in Veneto, Campania e Puglia. In Veneto è la spaccatura della Lega Nord a dare un vantaggio, seppur minimo, alla candidata del PD Alessandra Moretti. In Campania e in Puglia, invece, il rischio di sconfitta potrebbe giocarsi sullo scandalo delle candidature nelle liste civiche.

liste-pd-300x225Vincenzo De Luca, condannato in primo grado, in caso di vittoria decadrebbe il giorno stesso per effetto della legge Severino e questa è già una ragione sufficiente per domandarsi: <<Perché candidarlo?>>. A questo fatto si aggiunge quello delle liste di impresentabili. Prima smentiti poi riconosciuti dallo stesso De Luca e dai vertici PD nazionali che, incapaci di vigilare sulla stesura di queste liste, si sono limitati a dire <<non votateli>>. Stessa situazione in Puglia, anche se Michele Emiliano difende con forza le scelte fatte e rigetta le accuse mosse. Ciò che sta accadendo, invece, è che nelle varie liste sono stati candidati un po’ tutti, compresi esponenti dei partiti di destra o comunque vicini all’area politica di Forza Italia. Personaggi che niente hanno a che vedere con la storia e la sensibilità di un elettorato nonché di un partito di centro-sinistra. Come dovrebbe essere, ancora, il PD. Su queste scandalose vicende, si è esposto con toni molto forti lo scrittore Roberto Saviano, che ha chiesto al Premier di agire con fermezza. La risposta è arrivata, con ampio ritardo e con poca risolutezza.

La situazione politica attuale risulta quindi caotica e incerta. Il PD potrebbe vincere in tutte le Regioni, come auspica Renzi, ma emergono una serie di questioni su cui è indispensabile che la politica, tutta, si interroghi e su cui prima o poi si dovrà intervenire.

In base alle previsioni, le persone che andranno a votare in queste elezioni saranno relativamente poche. Se l’affluenza rimane quella delle elezioni europee ci sarà da essere molto poco soddisfatti, anche se il PD dovesse prendere un 37-40% ci sarà pur da chiedersi: <<Ma il 40% di chi?>>. Se alle elezioni partecipa una percentuale via via minore degli, aventi diritto verrà meno il senso di rappresentanza e di legittimazione del potere politico e questo è molto grave. Specie perché per anni si è detto che uno degli obiettivi principali della politica doveva essere quello della rianimazione della partecipazione politica. Si doveva riattivare l’interesse e la voglia di esserci. E invece questo obiettivo sembra non esser stato raggiunto.

Un secondo aspetto riguarda la sperimentazione politica in una logica bottom-up. L’esperienza di Rete a Sinistra, per esempio, rappresenta per la minoranza PD uscita dal gruppo una speranza di riscatto ed un banco di prova per la costituzione di un eventuale nuovo soggetto politico, di sinistra. Un qualcosa che sia molto più della somma algebrica delle parti insoddisfatte del PD attuale nonché delle politiche del Governo. In sostanza: una mini-unione che mette insieme tutti gli esponenti a sinistra del PD sarebbe un fallimento, dal punto di vista del successo elettorale come dell’innovazione. Un modello fallimentare che si è già visto in diverse occasioni. C’è da sperare, quindi, che Civati e il suo gruppo siano più lungimiranti di chi li ha preceduti.

Infine, cosa accade se il PD perde consenso in termini di voti assoluti? Ci saranno delle ripercussioni concrete sul Governo? La sfida che Renzi ha lanciato è di fare un 7-0 e come al solito punta molto in alto. Ma si sa, più si sale e più la caduta fa male.

Sarà interessante osservare cosa si muoverà durante e dopo queste Elezioni Regionali 2015. Per il momento, mettiamoci comodi e godiamoci lo spettacolo.

 

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About Federico Quadrelli

COLLABORATORE | Classe 1986, di origini toscane. E' laureato in Sociologia e Ricerca Sociale. Ha collaborato con Unicef Milano come membro del gruppo organizzativo per i corsi universitari fino al 2011. Dal 2010 è socio di ECPAT Onlus, organizzazione per la tutela dei diritti dei minori e per la lotta alla pedopornografia. Ha creato e gestisce una Pagina Facebook dedicata alla Sociologia con oltre 20mila iscritti da tutto il mondo e un blog associato alla pagina. Dal 2012 vive a Berlino. I suoi interessi sono rivolti alla tutela dei diritti umani, alla cooperazione internazionale e allo studio delle dinamiche politiche. Dal Novembre 2013 è Presidente del Circolo PD di Berlino.

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