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Regno Unito: quello strano mondo in cui le coppie omosessuali hanno più diritti di quelle eterosessuali

Pubblicato il Pubblicato in Human Rights, Politica ed Economia, Recenti

<<Ci sentiamo discriminati sulla base del nostro orientamento sessuale. Fossimo una coppia omosessuale, avremmo più diritti>>.

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Buckingham Palace – Londra, Regno Unito

L’esperienza suggerisce che un’affermazione del genere non può che provenire da un futuro quanto mai distante e remoto – un futuro apocalittico e distopico, dal punto di vista di politici centristi o destrorsi. Eppure vi è un luogo dove quest’asserzione riflette la realtà giuridica del Paese e sulla quale si fonda una petizione firmata da più di trentamila persone. Il luogo in questione è il Regno Unito, dove il dibattito sui matrimoni tra persone dello stesso sesso è cessato nel 2013 – quando il Parlamento ha approvato la legge che permette alle coppie omossessuali di unirsi in matrimonio – ma quello sulle unioni civili si è ribaltato. Poco più di dieci anni fa erano le coppie omosessuali a rivendicare il riconoscimento dei propri diritti dinnanzi alla legge, oggi lo sono le coppie eterosessuali.

Secondo la legge britannica, infatti, le coppie dello stesso sesso hanno apparentemente maggiori diritti di quelle di sesso opposto. Possono infatti decidere di percorrere due strade affinché la propria relazione venga riconosciuta: o l’unione civile o il matrimonio. Per le coppie eterosessuali, invece, rimane solamente la seconda opzione. Da questo difetto di scelta nasce il movimento di protesta che riguarda più di tre milioni di coppie britanniche, molte delle quali, decidendo di non sposarsi per svariate ragioni – tra le quali primeggia il fatto di concepire il matrimonio come un’istituzione maschilista – desiderano vedere il proprio sentimento riconosciuto attraverso l’unione civile. Molti si domandano il perché di questa battaglia – le coppie eterosessuali, d’altronde, possono già acquisire i diritti a protezione delle propria relazione attraverso il matrimonio, dunque perché perseguire una lunga ed estenuante campagna quando altre problematiche – alcune di esse direttamente connesse al Vecchio Continente, come il terrorismo – reclamano priorità nell’azione parlamentare del Paese in questione?

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#SvegliatItalia

La risposta è semplice: uguaglianza. A partire da coloro che rifiutano di prendere parte al matrimonio per ragioni puramente ideologiche – sospinte per di più da sussulti femministi: molti abiurano tale istituzione per la sua storia maschilista, per simbologie quali il vestito bianco a rappresentare la verginità della donna o la tradizione della “concessione” della figlia in sposa da parte del padre – sino a questioni puramente pratiche e radicate nella contemporaneità: in Gran Bretagna vi sono tre milioni di coppie eterosessuali non sposate (di cui il 39% con figli), dunque non tutelate da diritti. E se alcune non convolano a nozze per idiosincrasia nei confronti del matrimonio o altre sono semplicemente inconsapevoli della mancanza di diritti non facendolo, allargare le unioni civili a tutte le coppie – senza distinzione sull’orientamento sessuale – significherebbe, innanzitutto, ampliare l’accesso alla protezione legale della famiglia lato sensu. A ciò si aggiunge il fatto che, concedendo a tutti la scelta dell’unione civile, la concezione del matrimonio stesso ne gioverebbe: da pratica innanzitutto prevista per eterosessuali in quanto unica scelta, diverrebbe una possibilità paritaria per tutti gli individui.

Ampliando lo sguardo all’Europa, scopriamo che sono dodici i Paesi che prevedono il matrimonio tra persone dello stesso sesso; tra questi, il Regno Unito (ad accezione dell’Irlanda del Nord, dove la battaglia persiste ancora) è l’unico dove le coppie eterosessuali hanno una sola opzione (il matrimonio) a differenza di quelle omosessuali. E mentre nel Regno Unito le coppie dello stesso sesso hanno raggiunto da tempo non solo la tutela dei diritti civili, ma la possibilità di celebrarsi in matrimonio, in Italia il disegno di legge Cirinnà si appresta ad essere sottoposto al vaglio del Senato della Repubblica – tra i numeri traballanti dell’ala dei favorevoli, la polemica sulla Stepchild Adoption e il Family Day indetto per il 30 di Gennaio. E appare quanto mai astorico il dibattito del Bel Paese, tra politici preoccupati che i diritti riconosciuti dalle unioni civili si avvicinino a quelli del matrimonio a tal punto da confondere l’idea di famiglia, a coloro che ancora utilizzano l’aggettivo “naturale” per discriminare il sentimento che unisce due persone dello stesso sesso.

<<Siamo discriminati perché siamo una coppia eterosessuale>> è un’affermazione dai connotati surreali, che noi italiani, dopo essere trasecolati, fatichiamo a concepire. Ma poi, alzando lo sguardo, il calendario ci suggerisce l’epoca storica in cui viviamo: leggiamo 2016. E allora ci domandiamo quale sia la società migliore, quella che ha maggiormente a cuore i propri cittadini: se quella in cui le coppie omosessuali non hanno ancora alcun diritto a tutelarle e parte della società tenta di arrestare l’inesorabile evoluzione storica attraverso vane disquisizioni pretestuose e oramai estinte, o quella in cui coppie eterosessuali lamentano una disparità di diritti nei confronti di chi i diritti li ha finalmente acquisiti – e può dunque vivere la propria vita alla pari di tutti gli altri – e dove la rivendicazione si basa su una domanda al rialzo, non al ribasso.

Quando anche noi, in Italia, sentiremo qualcuno lamentarsi perché in quanto eterosessuale si sente discriminato, avremo la certezza di aver raggiunto un primo traguardo di civiltà affinché ogni essere umano possa finalmente godere della propria natura.

Natura che, nelle sue innumerevoli e variegate forme, ci accomuna tutti.

 

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About Silvio Grocchetti

COLLABORATORE | Classe 1991, genovese. Studia Giornalismo ad Edimburgo, dove tenta di sviscerare la natura di un nazionalismo dai connotati puramente romantici. Lettore accanito, anela la scoperta di Macondo e tenta, con risultati contrastanti, di perseguire la massima di Immanuel Kant: "Non cercare il favore della moltitudine: raramente esso si ottiene con mezzi leciti e onesti. Cerca piuttosto l'approvazione dei pochi; ma non contare le voci, soppesale".

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