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Regionali 2015: la prima frenata per Matteo Renzi

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news15330Altro che 7-0, 6-1. La partita delle Regionali si conclude con molti dubbi per il Partito Democratico del Premier Matteo Renzi, che alla fine “batte” il centrodestra 5-2A salvare il centrosinistra dal disastro è l’Umbria, mantenuta praticamente nei minuti di recupero dopo un testa a testa con il centrodestra che è durato tutta la notte. Vince dunque Catiuscia Marini in Umbria col 42,8%, mantenendo quindi un Governo di centrosinistra in una storica roccaforte rossa.

In Toscana è andato tutto come previsto: il Governatore uscente Enrico Rossi evita il ballottaggio e stravince le elezioni superando il 40%. Da notare il risultato della Lega Nord, che candidava alla Regione Claudio Borghi (numero due del partito) che si attesta seconda forza al 20% e, quindi, un gran risultato in un’altra roccaforte storica della sinistra. La Toscana risulta interessante anche per via del Toscanellum, legge elettorale da cui ha preso spunto l’Italicum e diventa un banco di prova per la nuova legge elettorale nazionale.

Nessuna sorpresa neanche in Puglia e in Veneto, dove vincono rispettivamente Michele Emiliano (PD), Luca Zaia (Lega) e dove si segnalano i clamorosi flop di Francesco Schittulli (ala fittiana del centrodestra), di Poli Bortone (Forza Italia) in Puglia e di Alessandra Moretti (PD) in Veneto, doppiata dal Governatore uscente del Carroccio.

Anche nelle Marche si rispettano i pronostici, che volevano il centrosinistra vincente: vince Luca Ceriscioli che supera quota 40% ed asfalta il Governatore uscente, passato clamorosamente al centrodestra dopo aver governato la Regione per dieci anni tra le fila opposte.

Interessante la situazione in Campania dove vince l’ex Sindaco di Salerno Vincenzo De Luca (PD), che risulta tuttavia incompatibile con la carica in virtù della legge Severino

Infine, il risultato (forse) meno scontato e più sorprendente ce lo regala la Liguria dove si afferma Giovanni Toti, consigliere politico di Silvio Berlusconi nonché vera e propria espressione del Cavaliere. Toti vince con il 34%, la candidata del PD Raffaella Paita si ferma al 28% mentre si registra un grande risultato di Alice Salvatore del MoVimento 5 Stelle, che raccoglie il 25%.

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I vincitori delle Elezioni Regionali 2015. Da sinistra verso destra: Giovanni Toti, Luca Zaia, Vincenzo De Luca, Catiuscia Marini, Michele Emiliano, Luca Cerascioli, Enrico Rossi

In Liguria è risultata decisiva, per la sconfitta del centrosinistra, la spaccatura interna guidata da Giuseppe Civati e Sergio Cofferati, che ha portato alla candidatura autonoma di Luca Pastorino che alla fine si attesta attorno all’8%. Una cifra bassa, ma comunque una fetta di elettorato che viene a mancare a Raffaella Paita e che, di fatto, ha consegnato la Regione al centrodestra che questa volta si presentava compatto con Forza Italia, Nuovo Centrodestra, Lega Nord e Fratelli d’Italia a fare quadrato su Toti.

Queste Regionali, come sempre, ci consegnano alcuni interessanti spunti di riflessione: il M5S è il secondo partito stando a questi risultati elettorali, dietro al PD. Un grande exploit che registra un miglioramento rispetto alle amministrative precedenti, ma un peggioramento di una manciata di punti rispetto ai risultati delle europee. Da segnalare, poi, l’apertura del neo Governatore pugliese Emiliano ai cinque stelle con l’offerta dell’Assessorato all’Ambiente e staremo a vedere se il movimento di Beppe Grillo deciderà di rompere l’isolamento, provando ad assaggiare “il Governo”Dato rilevante è, ancora, il grande effetto Matteo Salvini che porta la Lega a risultati clamorosi in molte Regioni storicamente rosse. In particolare, la Lega sorpassa Forza Italia in tutti i fronti e contribuisce nettamente alla vittoria ligure di Toti, candidando il leader del Carroccio a vera guida del Centrodestra.

Se M5S e Lega possono esultare all’indomani di questa tornata elettorale, la stessa cosa non può essere fatta al Nazareno, sede del PD. Renzi incassa una sconfitta in Liguria dettata dalle spaccature interne al suo partito, mentre il tentativo di sbancare anche in una Regione come il Veneto, feudo leghista, è risultato a dir poco velleitario. Per il resto, il PD tiene bene ma perde sistematicamente punti percentuali rispetto alle europee in ogni Regione tranne che in Campania e in Puglia dove, tra l’altro, candidava liste di “impresentabili” di tutto rispetto.

A partire da oggi, il Premier esigerà di certo un chiarimento tra i vertici del PD e chi è invece uscito ed è accusato di tradimento. Sarà necessaria, forse, una “rottamazione” forte a livello locale in quei territori dove non è ancora iniziata.

Il partito più votato resta, comunque, quello dell’astensionismo: la partecipazione al voto è intorno al 52%, ovvero un italiano su due ha preferito non votare. Dato fortemente allarmante e in aumento rispetto alla tornata del 2010, quando si era attestata al 61%.

Ovviamente, i dati elettorali devono essere letti anche tenendo conto delle percentuali di astensionismo. Nonostante tutto, però, decretano una prima importante frenata per il PD renziano che, come ben riassunto da Peter Gomez (Direttore di ilfattoquotidiano.it), rispetto alle europee dell’anno scorso paga lo scotto di un anno al Governo.

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About Fabiano Catania

COLLABORATORE | Classe 1990, siciliano di nascita ma pisano di adozione. Station Manager di RadioEco, radio dell'Ateneo di Pisa, da sempre ha una grande passione per la scrittura e l’informazione libera. Si interessa di musica indipendente ed è un appassionato del cinema d’autore.

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