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#ReagireNonSubire: Giornata Mondiale contro la violenza sulle donne

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OLYMPUS DIGITAL CAMERAElisabetta
odia il suono della sveglia, quel bip metallico che la costringe ad aprire gli occhi, a tornare nel mondo reale. Ogni sera, prima di andare a letto, è tentata di cedere all’istinto e di spegnere tutto. E’ lì, in quella stanza spoglia, con due coperte addosso, la mano tesa, e sembra davvero che stia per farlo. Poi però non lo fa. Si alza, piano, e si avvicina al minuscolo lettino in fondo alla stanza. Il letto di suo figlio. Lo guarda dormire, gli accarezza la guancia e torna a letto. “Domani è il giorno giusto”, pensa. “Domani quest’inferno finirà”.

 

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Caterina un tempo era bella. Occhi verdi, sorriso smagliante, un carattere dolce che piaceva a tutti. Di quella donna ormai resta solo una foto sbiadita, un’immagine passata con una scritta sul retro: <<tu non vali niente. Ricordatelo>>.

 

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Maddalena si alza cautamente dal letto, le mani imprigionate dalle spesse catene. Osserva per un paio di minuti il sole scomparire dietro la finestra impolverata, sperando di morire, di lasciare questa vita. Come sempre, man mano che la sera si avvicina, il suo cuore inizia a battere più forte, quasi come volesse uscirle dal petto. L’unico modo per tentare di ingannare il tempo è quello di fissare la stanza in cui si trova, studiarne i particolari: il pavimento liscio, decorato con minuscoli rettangolini, l’armadio che odora di muffa e naftalina, le pareti stinte, i mobili pieni di polvere. Sembra una prigione. È una prigione. La sua prigione.

 

Spot realizzato da: CSVEtneo

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Elisabetta è stata lasciata dal marito: una sera è tornata a casa e lui non c’era. Suo figlio, che giocava nella stanza accanto, non s’era accorto di niente. Lei, licenziata da una grande azienda perché incinta, si è ritrovata all’improvviso senza marito e senza soldi, con un figlio da crescere. Ha parlato con tanti avvocati, esperti, consulenti e via dicendo, ma la situazione non è cambiata: lui non ha mai versato un centesimo per contribuire alla crescita di un figlio che è anche suo. Così, Elisabetta si alza ogni mattina alle 4:00 e va a fare le pulizie in un  ufficio, dove la pagano al nero. Alle 8:00 torna a casa, sveglia suo figlio, lo porta all’asilo e va a distribuire volantini per un supermercato. Vive in un appartamento di tre stanze, senza giardino, all’ultimo piano di un quartiere periferico, e non sa come andare avanti.

 

Caterina ha mollato il suo fidanzato storico. Nessuno se l’aspettava ma lei sentiva che non era quello giusto, che non poteva più continuare così. Gli ha parlato con dolcezza, l’ha salutato e da lì in poi è cominciato il suo inferno: tira e molla, messaggi minatori, offese. <<Sei una troia, sei una puttana, non vali niente, non meriti di stare al mondo>>.  Lei non ha mai detto nulla a nessuno perché in fondo il suo ex è un bravo ragazzo, una brava persona. Solo che alla fine Caterina ha iniziato a crederci, a quelle offese.

 

Maddalena è stata sposata per 25 anni con un uomo buono, un uomo normale. Un lavoratore, un buon padre. E pazienza se ogni tanto le tirava qualche schiaffo, i giorni storti ce l’abbiamo tutti. Solo che poi i giorni storti sono diventate settimane, mesi. Una volta Maddalena ha provato a ribellarsi: per tutta risposta lui l’ha chiusa nella camera matrimoniale, con le catene, per tre giorni.

 

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Vorremmo tanto dirvi che queste storie sono inventate, che si tratta di racconti fantastici, immaginari. Vorremmo tanto dirvi che queste cose non esistono né in Italia né nel resto del mondo. Non è così: la violenza sulle donne sta assumendo, di anno in anno, la valenza di un vero e proprio sterminio, spesso a opera degli stessi uomini a cui abbiamo affidato il nostro cuore, la nostra vita.

La situazione è talmente tragica che si è reso necessario ricordare, con una Giornata, tutte le vittime di violenza economica, psicologica, fisica. Donne come voi, come noi, che sono state private della loro dignità di esseri umani.

Non c’è molto da dire su questo, se non una cosa: subire non è l’unica alternativa. Il messaggio che oggi vogliamo lanciare è che dalla violenza possiamo uscire. Possiamo risorgere dalle ceneri, come bellissime fenici. Possiamo andare avanti a testa alta, con tante difficoltà, VIVE.

Subire ci renderà solo l’ennesimo nome da scrivere in prima pagina. Reagire farà di noi un esempio, un modello da seguire. Denunciate l’uomo che vi sfrutta. Rivolgetevi ai centri antiviolenza, ce ne sono tanti, ci sono davvero. Parlatene con un’amica, con un familiare, con un conoscente. Insegnate ai vostri figli che il rispetto per se stessi si dimostra nel modo in cui trattiamo e ci facciamo trattare dagli altri.

Per Elisabetta, Caterina e Maddalena, che esistono nella nostra mente ma, sotto altri nomi, anche nella realtà.

 

 

I ragazzi e le ragazze de “La Voce del Gattopardo”

 

 

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PROFILO MULTIPLO | Sostenere la cultura, in tutte le sue forme, è per noi fondamentale: per questo scriviamo di arte, musica, libri, filosofia, storia e cinema: è da essa che si parte per cambiare veramente le cose, per argomentare con coscienza la realtà che ci circonda. Il titolo dell’opera del celebre Tomasi di Lampedusa è indubbiamente un punto di inizio - quasi provocatorio - da cui partire per dare una svolta con professionalità, cultura, passione e impegno, ignorando i richiami dei finti Gattopardi che mutano le forme, senza cambiare la sostanza delle cose, pur di sopravvivere.

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