2013 French Open - Day Fifteen

Rafael Nadal sotto assedio: risorgere o abdicare?

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Rafael Nadal ha vinto quattordici titoli del Grande Slam in carriera
Rafael Nadal ha vinto quattordici titoli del Grande Slam in carriera

C’era un tempo nel quale la stagione sulla terra rossa – da Montecarlo fino a Parigi – voleva dire un solo giocatore, che senza alcun dubbio avrebbe vinto i tornei sulla superficie più lenta, più anti-tennistica (in quanto il tennis ha origini verdi come l’erba). A parte qualche squillo di Federer e Djokovic, il tennis su terra è sinonimo di Rafael Nadal. Di anno in anno capace di costruire quell’impero che ancora oggi dura. Però come in tutti i grandi imperi della storia, prima o poi le crepe appaiono e mai come in questa stagione l’impero terraiolo del mancino di Manacor sembra fragile e sotto assedio. Tutto dovuto ad una condizione fisica e mentale che stenta ad arrivare, mostrandoci in questo inizio di 2015 quel giocatore che non siamo mai stati abituati a vedere. Poco reattivo, fallosissimo, sconfitto da avversari asfaltati ripetutamente.
I 29 anni (che verranno compiuti a fine maggio), appesantiti dai mille acciacchi avuti in carriera, cominciano a farsi sentire per un giocatore che fa della lotta e dell’agonismo sportivo l’arma in più per primeggiare. Senza dimenticare ovviamente il percorso tecnico-tattico che lo spagnolo ha perseguito negli anni.

Questa involuzione sportiva ha un’origine precisa, che va ricercata agli Australian Open del 2014. Dopo aver dominato nel 2013, lo spagnolo si presenta in Australia con un titolo (Atp Doha) ed una condizione ottima. Il solito Nadal insomma. Una finale raggiunta e da giocare da favoritissimo contro Wawrinka. Il primo set perso, il break subito all’inizio del secondo set e poi il crack alla schiena. Da lì in poi non sarà più lo stesso. Nei mesi successivi arrivano le eliminazioni ad Indian Wells (Dolgopolov) e quelle nelle sue roccaforti Montecarlo e Barcellona (Ferrer e Almagro). A Madrid la vittoria non ha il peso solito (Nishikori prima di infortunarsi stava dominando). A Roma Djokovic lo batte ancora dopo Miami. Nonostante la vittoria a Parigi su Nole (battuto, più che dallo spagnolo, dal caldo record), sembra evidente come le prime crepe siano profonde.

Sull’erba prima Brown (Atp Halle) e poi Kyrgios (Wimbledon) lo ridicolizzano. Poi il buio. Infortunio al polso e addio al Master 1000 di Toronto e Cincinnati ed agli Us Open. Le sconfitte contro Klizan (Atp Pechino), Feliciano Lopez (Master 1000 Shaghai) e Coric (Atp Basilea), insieme ad un nuovo infortunio per appendicite. Addio Atp Masters Finals. Il 2014 si chiude con appena quattro titoli e la sensazione che qualcosa si sia rotto davvero nel fisico, già martoriato, di Rafa.

Nadal ha occupato la prima posizione della classifica ATP per un totale di 142 settimane
Nadal ha occupato la prima posizione della classifica ATP per un totale di 142 settimane

Il 2015 è atteso come l’anno delle risposte. E quelle arrivano implacabili e avvalorano tutti i timori che gli amanti del tennis avevano a fine 2014. A Doha Nadal perde in rimonta, al primo turno, contro Michael Berrer (non certo Sampras o Federer), n. 127 della classifica Atp. Agli Australian Open le crepe si allargano ulteriormente, con il drammatico match del secondo turno contro Smyczek vinto al quinto set con tanto di crollo a terra dopo aver segnato il punto decisivo. Insomma, scene concesse in altri momenti e per altri avversari. Una forma talmente precaria da far apparire Berdych il nuovo Lendl nei quarti, quando il ceco si impone 6-2, 6-0, 7-6. Una sconfitta che Rafa non subiva dal 2004.

La parentesi sulla terra sudamericana serve per aumentare le preoccupazione dei milioni di fan sparsi nel mondo, con la sconfitta contro Sua Discontinuità Fabio Fognini e la vittoria a Buenos Aires in un torneo che più di un Atp sembrava un Challenger di basso livelloRaonic e Verdasco completano il quadro nei Master 1000 di Indian Wells e Miami con conseguente scivolamento al n. 5 del ranking a vantaggio di un ritrovato Murray e del sempre più convincente Nishikori. Oltre ai risultati quello che preoccupa di Nadal è lo smarrimento che sembra attraversarlo, con interviste pieni di dubbi ed interrogativi.

<<Non so se tornerò più quello di prima>> disse ad inizio anno. La domanda che chiunque si pone è: Siamo al declino? Risorgerà sulla terra rossa? Presto per dirlo. Gli stessi dubbi furono sollevati più volte per Federer, senza conferme. Anche se bisogna dire che lo svizzero, a differenza di Rafa, non è stato minato costantemente dagli infortuni, oltre ad avere uno stile di gioco che tende a conservare meglio il fisico negli anni senza portarlo a pressioni e tensioni estreme.

<<Non so cosa accadrà>>. Nadal ha accolto così Montecarlo, entrando nella fase di stagione nel quale deve difendere quel regno che quest’anno potrebbe crollare definitivamente, con conseguenze psicologiche inevitabili dopo tanto dominio. I punti da difendere non sono pochi e la possibilità di arrivare a Parigi da n. 5 o peggio è concreta, e questo potrebbe significare, ipoteticamente, incontrare Djokovic già nei quarti. Proprio il serbo è l’uomo più indiziato per conquistare quel titolo che gli è sempre sfuggito e per il quale, ne siamo certi, non dorme la notte. Senza dimenticare Nishikori, Raonic e l’eterno Federer pronti ad approfittare della crisi dello spagnolo.

Tra due mesi sapremo se l’amata terra rossa sarà ancora una volta amante gloriosa, oppure se sarà colei che decreterà la fine di un’era, ridimensionando del tutto uno dei giocatori più forti della storia.

 

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About Giacomo Corsetti

COLLABORATORE | Classe 1990, toscano e residente a Pietrasanta, in Provincia di Lucca. Studente di Lettere – Discipline della Comunicazione e dello Spettacolo presso l’Università di Pisa. Blogger di RadioEco, radio dell'Ateneo di Pisa. Nutre una grande passione per lo sport, il cinema, il teatro e l'informazione libera. E' amante di tutto ciò che concerne la cultura.

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