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Racconto di fasi musicali disagianti

Pubblicato il Pubblicato in Musica e Arti Visive, Recenti, The Musical Box
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Jesse McCartney

Ieri ero a cena con le mie coinquiline e come al solito abbiamo dato prova del nostro dono di passare da un discorso improbabile all’altro con una grazia che nemmeno Eleonora Abbagnato può capire. Non so come né perché, ma siamo finiti col parlare dei cantanti che ascoltavamo in passato e che mai oggi ci sogneremmo di dire che ne eravamo fans sfegatate, della serie “crisi isteriche” quando appaiono in tv o memorizzazione di ogni singolo dato sul suddetto artista. So bene che dire di essere stata fan di persone che oggi non considero più come artisti può essere fonte di ilarità per chi mi legge o mi ascolta, ma credo che nella vita chi sa ridere di sé possa affrontare “tombola, Natale e mal di testa ricorrenti” (giusto per ricalcare la mia attenzione particolare per le canzoni degli Zero Assoluto). Quindi oggi voglio spendere qualche parola alle mie fasi musicali disagianti e rendere omaggio alla mia autoironia e anche alla vostra, perché diciamocelo: tutti, almeno una volta nella nostra vita, abbiamo avuto una fissa per un cantante che era un incrocio tra un venditore ambulante di scope ed una maschera di Carnevale.

 

  • La fase Jesse McCartney :

Ecco, lui era il classico biondino con la faccia d’angelo che appariva in ogni poster comprato con il Cioè in maniera puntuale e quasi maniacale. Sono arrivata a supplicare la mia povera madre a comprarmi per Pasqua il suo album era diventato una sorta di reliquia riposta nel mio lettore cd. Ricordo come con la dolcezza di un trapano sui denti cantavo la sua Because You Live o Just So You Know nella mia cameretta e per questo devo chiedere scusa ai miei orsetti di peluche per il trauma che ho loro arrecato. La mia cotta da dodicenne era molto simile a quella che le ragazzine di oggi nutrono nei confronti di quel bischero di Justin Bieber, solo che loro hanno Twitter per seguirlo in ogni suo momento della giornata. Io, invece, impugnavo quello che tanto tempo fa si chiamava “video-telefono” e filmavo il biondo giovane ogni volta che compariva sui canali musicali per un’intervista o per cantare. Questa fase ebbe rapidamente fine quando mi resi conto che la sua profondità d’animo era pari a quella di una pozzanghera e le sue canzoni erano così monotone che perfino Gigi Marzullo a confronto era pari a una dose di caffeina.

 

  • La fase Finley:
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Finley

Beh, fino a sedici anni ho continuato a trovarli ascoltabili, mi struggevo ogni volta che cantavano Fumo e Cenere o Ad Occhi Chiusi e credevo di poter scalare le montagne della mia vita ogni volta che alla radio passavano pezzi come Diventerai Una Star e Tutto E’ Possibile. Non erano proprio bellini, però il loro vestirsi di nero mi trasmetteva quell’aria malinconica e cupa che mi fa un non so che di effetto. Proprio male non erano, però poi ho preso coscienza della presenza in Italia di gruppi musicali come lo Stato Sociale e Le Luci della Centrale Elettrica e ho quindi iniziato a camminare sulla retta via musicale.

 

  • La fase Tokio Hotel:

Gli anni delle medie sono anni di transizione e di trasformazione, io li ricorderò anche per loro. Ancora oggi non so quale fosse esattamente il loro stile musicale, forse stile “facciamo i cupi sentimentali” è quello più adatto per definirli. Il delirio generato da questa band tedesca era tale da volermi vestire come loro, ergo come una vedova in lutto perenne con i capelli però bicolore. Ricordo che una mia compagna di classe si fece regalare un vocabolario di tedesco per poter entrare in un vero contatto con Tom, Bill e il buon Gustav, un’altra che si comprò così tante cinture con borchie da far impressione anche ad un punk nudo e puro.  Oggi mi chiedo se questi tizi siano ancora vivi, dato che così come sono entrati nel panorama musicale così se ne sono andati e nessuno più sa che fine hanno fatto. Io di certo non mi rivolgerò a Chi l’ha visto? per aver loro notizie, anche se una lacrimuccia mi scappa ogni volta che ascolto By Your Side.

 

  • La fase Blue:

Non per Pasqua come per il biondo Jesse, ma per Natale mi feci regalare il loro album. La dinamica disagiante è quasi banale: foto della band al completo o dei loro singoli membri sparse per la mia stanza oppure incollate sulle pagine del mio diario scolastico tanto che non c’era posto nemmeno per scrivere i compiti o le dediche dei miei amici. Non so quante volte avrò cantato A Chi Mi Dice sia nella versione inglese (creando neologismi a caso) sia in quella italiana. Quando si sono divisi mi disperai come se fossero improvvisamente morti, ma anche quando si divisero i Backstreet Boys credetti di non aver più una ragione per ascoltare musica eppure andai per la mia strada. E così è stato anche il mio post Blue. E quando due anni fa scoprii che erano tornati insieme, brindai a me stessa che mi ero resa conto che una band i cui testi parlavano di <<sole, cuore, amore>> non era degna della mia mente ormai proiettata a cantanti semisconosciuti, ma comunque di un certo talento (Bon Iver, Low Roar, L’orso per intenderci).

 

Potrei continuare per ore a parlare delle mie fasi disagianti che si sono per fortuna concluse. Però una è ancora aperta, dura da quando la mia dolce madre mi faceva ascoltare le sue canzoni a sei anni. Sto parlando di Lenny Kravitz. Le sue maglie a rete indossate con  tanta nonchalance sono come un pungo in un occhio. La maggior parte dei suoi video sono così tamarri che Geordie e Jersey Shore hanno preso spunto da lui. Però Lenny è come una droga per le mie orecchie e da quando è apparso in Hunger Games non riesco a fare a meno di rivedermi a manetta le scene in cui lui compare nel suo splendore.

E poi vorrei vedere voi ad avere un fisico bestiale come il suo a 50 anni.

Pace, disagio e bene a tutti.

 

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Lenny Kravitz

 

 

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About Mr. Tambourine Man

Chi è Mr. Tambourine Man? Nessuno lo sa con certezza. Intorno a lui aleggia un'aura di mistero: per alcuni è un ex chitarrista dei Nirvana reso nostalgico dall'età, per altri un giovane rapper dal sound elettronico, per altri ancora una cantante di opera lirica con la passione per la pop dance. O forse lo stesso lettore. Mr. Tambourine Man vi guiderà in un viaggio mistico attraverso la musica.

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