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Prostituzione di lusso nell’Italia Rinascimentale

Pubblicato il Pubblicato in Costume e Società, Recenti, Sabbie del Tempo

Traendo spunto dalla figura della cortigiana, emersa anche durante una puntata di Radio Musmea, trattiamo stavolta la questione della prostituzione, soprattutto in qualità di attività di ‘’lusso’’: non un’esclusiva dei nostri tempi, bensì in auge, sebbene con modalità differenti, in diverse città italiane già durante il XVI secolo (e non solo). La prostituzione, infatti, esistente da un tempo infinito, è sempre stata un affare altamente redditizio per lo Stato, soprattutto se regolamentata e attentamente controllata. Non facevano eccezione, nel periodo rinascimentale, Roma e soprattutto Venezia.

Le prostitute, proprio come oggi, non erano tutte uguali né percepivano le medesime ricompense. Molte vivevano infatti in condizioni e abitazioni squallide ed erano solite segnalare la loro presenza ai clienti mediante una candela o un lume posto sulla propria finestra. Erano perciò dette ‘’da lume’’ e la loro retribuzione era davvero esigua. Provenivano per lo più da contesti sociali poveri e praticavano questo genere di attività per sopravvivere.
Il termine ‘’cortigiana’’ era nel Quattrocento sinonimo di ‘’dama di corte’’, con cui si indicavano figure che vivevano appunto a palazzo accanto ai regnanti; si caricò del suo significato attuale e controverso solamente qualche decennio dopo, andando a designare donne di grande bellezza e cultura che avevano fatto della loro avvenenza un acuto strumento di arricchimento e potere. Queste professioniste dell’amore a pagamento, chiamate anche ‘’cortigiane oneste’’, erano molto diverse dalle prostitute da lume, in quanto dotate di una cultura in grado di avvicinarle a personaggi molto influenti e facoltosi, disposti per loro a pagare cifre elevatissime. Buona parte della loro giovinezza era così dedicata all’istruzione e all’insegnamento delle buone maniere, fondamentali per la futura scalata sociale.
Una delle più famose cortigiane fu sicuramente Veronica Franco, nata a Venezia nel 1546; lodata per la sua abilità letteraria e le sue doti intellettuali, annoverò tra i suoi ospiti niente di meno che il re di Francia Enrico III che, di ritorno dalla Polonia, soggiornò per qualche giorno nella città. Questo episodio fece schizzare la popolarità di Veronica alle stelle. Le sue doti le permisero poi di legarsi all’aristocrazia intellettuale veneziana e di stare a stretto contatto con importanti circoli culturali. Non esisteva dunque ricca e famosa cortigiana che non avesse una solida preparazione alle spalle.

Queste donne, per via della loro scelta di vita, avevano una libertà che alle signore maritate di alto rango non era consigliato esibire. Avevano infatti una vita sociale molto intensa, per cui curavano al massimo la propria immagine e il proprio corpo; senza ‘’controindicazioni’’ potevano indossare vestiti scollati, tessuti sfarzosi e gioielli preziosissimi ed erano solite truccarsi e acconciarsi con estrema cura; un caratteristico e ricercato segno di bellezza risiedeva ai tempi nell’avere pelle diafana e capelli del colore del miele o comunque abbastanza chiari, per cui molte donne applicavano sostante schiarenti o li sottoponevano a lunghi bagni di sole. Alle donne maritate invece non era raccomandato esibire lunghe e folte chiome poiché esplicito richiamato di natura sessuale.
Come ci suggerisce Alessandro Marzo Magno, un altro e più importante aspetto da tenere in considerazione è che le cortigiane erano libere di scegliere i propri clienti e di rifiutare ciò che non gradivano. Infatti: ‘’L’universo femminile veneziano era sdoppiato: da un lato le donne tappate in casa o in monastero […], da un altro quelle che avevano visibilità e una maggior dose di libertà, ovvero le cortigiane.’’
Date tuttavia le scarse condizioni igieniche e le limitate conoscenze mediche del tempo, erano logicamente molto frequenti le malattie veneree, gli aborti nonché tutte le complicazioni ad essi legate, indipendentemente dal contesto sociale.

Ma per qual motivo un’attività così licenziosa continuò a compiersi per buona parte del ‘500 alla luce del sole, nonostante la presenza della (seppur perennemente corrotta) Chiesa?
In quanto attività altamente remunerativa, già allora attirava flussi molto intensi di denaro, arricchendo l’economia locale. Nella maggior parte dei casi, inoltre, le cortigiane pagavano le tasse (e spesso molte alte).
Come ci dice il Corriere della Sera: ‘’La Roma rinascimentale registrava una forte eccedenza maschile fra i suoi abitanti: l’ esercito papalino doveva essere per legge composto di scapoli, i diplomatici lasciavano le mogli nei Paesi d’ origine, mercanti e avventurieri arrivavano in citta’ sempre da soli.[…] Prelati e chierici, erano fra i clienti più assidui. Ma anche ambasciatori e consoli’’. Ecco allora che la domanda saliva alle stelle e l’offerta, se ben strutturata, creava notevoli vantaggi economici.

Secondo alcune fonti,una cortigiana arrivava spesso a guadagnare molto più di un medico ed aveva stretti legami con la classe dirigente e la nobiltà.
Esistevano già allora degli speciali tariffari che descrivevano le principali ‘’attrazioni’’ della città come il ‘’ Catalogo de tutte le principal et più honorate cortigiane di Venetia’’ per cui la stessa Veronica Franco poteva valere sino a 50 scudi per una notte. A Venezia poi, alle cortigiane era richiesto di abitare in zone specifiche, come nel quartiere “Il castelletto” , nei pressi del ponte di Rialto.

Come ogni lavoro che sfrutti l’immagine, anche questo genere di attività temeva più di ogni altra cosa la vecchiaia. Una donna era considerata ormai rimpiazzabile dopo aver superato i trent’anni. Se gestiti con astuzia, però, i guadagni derivanti dall’attività giovanile potevano costituire una risorsa notevole e duratura.
Il tramonto della prostituzione di lusso come attività regolamentata e ben organizzata, arrivò verso la fine del secolo, principalmente perchè una dilagante ondata di sifilide si unì a contaminazioni religiose di stampo luterano, cosicchè lo stato Pontificio optò per una ripulitura dei costumi. Tuttavia, apportare modifiche significative in quelle che erano state importanti consuetudini, non fu affatto semplice.

Lo stesso Papa Pio V, che impose ad alcune cortigiane di abbandonare la città, incontrò non poche polemiche, ottenendo solamente che si concentrassero in un ghetto di Roma. Neanche tali misure ebbero molto successo e per gli anni successivi, queste continuarono ad esercitare la professione, muovendo significativamente i fili dell’economia. Dal momento che gli interventi ‘’punitivi’’ non si dimostravano sempre efficaci, si optò per un diverso approccio, soprattutto a Venezia, dove vennero istituiti dei centri per il recupero di prostitute pentite mentre altri vennero adibiti alla prevenzione del fenomeno, rivolgendosi soprattutto a bambine o giovani fanciulle considerate potenziali future professioniste del settore. Queste due città mantennero comunque un significativo numero di cortigiane, che, nonostante non godessero più di quella reputazione dorata di inizio secolo, continuarono ad esercitare la loro attività.

Come sappiamo bene, è mestiere da sempre esistito e sicuramente immortale, che sa adattarsi ai secoli e soprattutto muovere i fili di trame che apparentemente possono sembrare invisibili. Ma dopo tutto ci sono elementi destinati ad una vita eterna; oggi, più che mai, il potere sessuale non è forse il primo in classifica?

 

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[Immagine da http://www.courtesans.it]

About Francesca Bianchetti

COLLABORATRICE | Classe 1990, studia Lingue e Letterature Straniere presso l’Università degli Studi del Piemonte Orientale “Amedeo Avogadro” di Vercelli. Esperta di nulla, apprendista di molto: nel mezzo, osservatrice curiosa di tutto ciò che è umano.

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