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E’ ancora possibile dubitare di una trattativa Stato-mafia?

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E’ ancora possibile dubitare di una trattativa tra Stato-mafia?

 

Il tempo in cui il pentito Buscetta diceva al giudice Falcone che non si poteva parlare di rapporti Stato-mafia perché <<i tempi non ancora maturi>> sembra essere passato. Gli anni in cui tutti negavano l’esistenza di Cosa Nostra sono ormai reminiscenze. Già, oggi più che mai siamo in grado di sostenere che una trattativa tra lo Stato italiano e l’ associazione criminosa Cosa Nostra ci sia stata e che abbia portato ad una serie di compromessi ai quali lo Stato, anche e soprattutto per beneficio proprio, si sia inginocchiato al cospetto dell’illegalità.

 

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Nino Di Matteo: Presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati di Palermo, Pubblico Ministero a partire dal 1999

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ma in cosa consiste questa trattativa? Uno degli argomenti che certamente sta più a cuore ai cultori dell’antimafia, è oggetto di inchieste giornalistiche e sotto indagine del pool antimafia della Procura della Repubblica di Palermo a cui indagano i pm Nino Di Matteo, Francesco Del Bene, Roberto Tartaglia e Vittorio Teresi. La trattativa consiste in un giro presunto di negoziazioni avvenute tra esponenti dello Stato e della mafia. Negoziazioni svolte per iniziativa dei rappresentanti dello Stato che, a seguito dell’ondata stragista del 1992, cercarono per mano dei servizi segreti ed anche con l’aiuto di alcuni politici (tra cui Vito Ciancimino) di stabilire un filo diretto con la mafia e, precisamente, con il boss Totò Riina. Oggetto della negoziazione era quello di porre fine agli attentati mafiosi; e la contro-richiesta? Attenuazioni del regime sanzionatorio del 41-bis. Ma per essere in grado di rispondere alla domanda sopra esposta, è meglio volgere uno sguardo al passato. La presunta trattativa può essere distinta in due fasi. Una prima fase, che va orientativamente dal 1985 al 1992, è la fase in cui il pool-antimafia di Palermo, presieduto da Antonino Caponnetto e di cui facevano parte anche i giudici Falcone e Borsellino, nel 1986 intenta il maxi-processo alla mafia. Per la prima volta le indagini fecero venir fuori rapporti tra la mafia ed esponenti di spicco della DC, come Vito Ciancimino, appartenente alla corrente Primavera della Democrazia Cristiana guidata da Giulio Andreotti ed i cugini Salvo, questi ultimi uomini d’onore della famiglia di Salemi (Provincia di Trapani). Il maxi-processo aveva inflitto più di duemila anni totali di carcere ai suoi pluri-imputati, un duro colpo da subire per la mafia. E fu proprio allora che iniziarono gli accordi con degli esponenti politici di spicco, per evitare la conferma in Cassazione delle sentenze di condanna ad ergastolo del maxi-processo del 1986. Ma nel Gennaio del 1992, la Cassazione conferma comunque (e fortunatamente) quegli ergastoli. Salvo Lima, esponente siciliano della DC, si era posto come garante tra la mafia e lo Stato, rassicurando i boss sul fatto che la Cassazione non avrebbe certamente confermato le sentenze della Procura di Palermo.

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L’uccisione di Salvo Lima, avvenuta a Palermo il 12 Marzo del 1992

Ma non andò così: la triade mafia-Lima-Andreotti si spezzò e la prima rivendicazione di Cosa Nostra avvenne proprio ai danni di Salvo Lima, assassinato nel Marzo del 1992. Venne Maggio e l’elezione del Presidente della Repubblica: nessuna forza politica fu in grado di retrocedere, ci vollero giorni per eleggere un nuovo Presidente. Nelle stesse ore a Capaci (Provincia di Palermo) Brusca schiacciava il telecomando dell’attentatuni: Giovanni Falcone, la moglie e gli agenti della scorta vittime del tritolo. Nel Luglio dello stesso anno, in via D’Amelio l’attentato per eliminare il Giudice Borsellino, ritenuto un personaggio scomodo ai fini di una giusta continuazione della trattativa. La seconda fase possiamo definirla post stragi: dal 1992 al 1994 circa (ancora oggi continua, non neghiamolo) e quest’ultima si articola dal momento in cui esponenti dello Stato, e specificatamente delle Forze Armate, cercano un contatto diretto con esponenti di Cosa Nostra, anche e soprattutto per mezzo dei servizi segreti, per poi passare alla fase politica d’insediamento del Governo Ciampi, in cui vengono confermati Ministri come Mancino e Conso ma soprattutto si verifica la revoca del 41-bis a 140 detenuti inferiori, per poi concludersi con il primo avvento di Forza Italia, quel nuovo Partito che, stante le ultime confessioni del pentito Malvagna, avrebbe rappresentato la “salvezza” per Cosa Nostra. Filippo Malvagna, pentito e riconducibile al clan del boss catanese Nitto Santapaola, sostiene che nel 1994 <<i cugini di Palermo>> (modo per intendere che ad ordinarlo era il boss Riina) consigliarono ai colleghi di Catania di sostenere politicamente questo nuovo partito nascente e Silvio Berlusconi perché, per Cosa Nostra, Berlusconi rappresentava la loro salvezza. Così Malvagna prosegue: << […] D’Agata mi disse inoltre che nel giro di pochi anni avrebbero attenuato il 41 bis e smantellato la legge sui collaboratori di giustizia>>.

 

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Benedetto (detto Nitto) Santapaola: definito “Il cacciatore” o “Il licantropo”, è stato il boss dell’omonimo clan di Catania

 

I passaggi della trattativa sono molto più complessi e sottili; ad oggi sono frutto di indagini compiute dal Pm Nino Di Matteo e dal pool trattativa che, giorno 10 Luglio alle 9:30 sarà impegnato in aula ad esaminare le dichiarazioni del pentito Antonino Galliano. Nel processo i Pubblici Ministeri dovranno accertare le responsabilità di chi è accusato di aver aperto un dialogo con Cosa Nostra, al fine di far cessare la strategia stragista messa in atto nei primi anni ’90. Tra gli imputati, oltre a boss mafiosi (Totò Riina, Leoluca Bagarella, Antonino Cinà) figurano anche collaboratori di giustizia (Giovanni Brusca), ex politici (Nicola Mancino, Marcello Dell’Utri), ex ufficiali del Ros (Mario Mori, Antonio Subranni, Giuseppe De Donno) e Massimo Ciancimino. Questo dialogo pare sia avvenuto per mezzo di un papello redatto da Riina e del quale ne siamo a conoscenza per mezzo delle dichiarazioni di Ciancimino Junior. Il papello ha delle richieste ben precise quali, ad esempio, la chiusura dei carceri di massima sicurezza, le attenuazioni del 41-bis, la revisione della legge Rognoni-La Torre e molte altre che, se lette con criticità, ci rendiamo conto che sono state assecondate davvero, indistintamente dai Governi di Centro-Destra e di Centro-Sinistra.

 

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Marcello Dell’Utri, Senatore della Repubblica per il Popolo della Libertà e (prima e dopo) Forza Italia

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Silvio Berlusconi: con le sue quattro legislature è stato il Primo Ministro dell’Italia Repubblicana per durata complessiva al Governo

Mi riferisco, per esempio, alla chiusura delle carceri dell’Asinara e di Pianosa, o ancora alle attenuazioni del 41-bis durante il secondo Governo Berlusconi che rese revocabile tale regime in maniera molto più semplice e, per ultimo, alla possibilità di poter vendere all’asta gli immobili confiscati alla mafia senza pensare che potrebbero essere ricomprati da mafiosi per mezzo di semplici prestanomi. Ci auguriamo che di trattativa non si parli più, che si arrivi alla verità, che le istituzioni statali vengano riammesse alla legalità e che il pool trattativa non venga più ostacolato dalle istituzioni stesse, quelle che lo dovrebbero sostenere e proteggere. Da cittadini onesti esprimiamo la nostra vicinanza ed il nostro interesse alla questione ai Pm Di Matteo, Tartaglia, Teresi e Del Bene.

 

Nel frattempo, con grande convinzione e con tanta speranza chiedo a Sua Altezza Reale Giorgio Napolitano, di rispondere a Settembre al processo e di non ostacolare i lavori del pool per mezzo dei poteri di cui dispone perché viviamo in uno Stato democratico, laddove non dovrebbero esistere i soprusi ed abusi tipici di uno Stato Assolutistico. E viviamo (o dovremmo vivere) in uno Stato dove ad essere applicata ed assecondata è la Costituzione, non il papello di Totò U’ curtu.

 

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Salvatore (detto Totò) Riina: definito “U’ curtu”, è stato il capo di Cosa Nostra dal 1982 sino al suo arresto, avvenuto nel 1993

About Chiara Grasso

COLLABORATRICE | Classe 1991, studia legge presso l’Università degli Studi di Catania ed è militante nei GD. Il suo sogno è una Sicilia dove si possa respirare il fresco profumo della libertà, liberi dalle mafie.

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