Nigeria Violence

Perché non possiamo permetterci di generalizzare

Pubblicato il Pubblicato in Letteratura e Cultura, Pathos, Recenti

South Africa Nigeria Kidnapped GirlsQuando ho per la prima volta letto la notizia sull’attentato avvenuto nella sede del giornale satirico Charlie Hebdo, ho subito pensato alle vittime, ai loro familiari, a quanto per un Paese europeo sia pesante venire colpito proprio lì dove la libertà di pensiero si esprime nella sua totalità, dove gli uomini non solo ci parlano delle loro verità, ma ci ridono sopra, rendendole così naturali per tutti. Ciò, a mio parere, rende questo avvenimento così complicato da sopportare, in quanto non semplicemente abbiamo sentito di essere davvero in pericolo, ma soprattutto perché abbiamo capito che i nostri diritti minimali, come la libertà di parola, non sono mai veramente al sicuro.

Ovviamente, sono pienamente d’accordo con chi a ciò risponde che questi attacchi non si possono paragonare a quelli che proprio in questi giorni sono avvenuti in Nigeria, perpetrati dall’organizzazione terroristica Boko Haram. Prima è avvenuta la strage a Baqa, città nel nord-est della Nigeria, dove sono morte almeno due mila persone e definito da Amnesty International come il peggior massacro di Boko Haram avvenuto fino ad oggi. Poi, pochi giorni dopo, in un mercato di Maiduguri, una bambina di soli dieci anni è saltata in aria uccidendo venti persone, mentre i miliziani fondamentalisti assaltavano Damaturu, capitale dello Stato di Yobe. Questo fatto non è ancora stato rivendicato da Boko Haram, ma la polizia ritiene di poter affermare che è più che probabile che siano loro gli organizzatori di questo vile massacro. Proprio come sostenevo prima, tali azioni non possono essere messe in paragone tra loro anche solo per il fatto che le condizioni storiche, politiche e sociali dei luoghi dove sono avvenute sono completamente diverse. Ritengo perciò insensato metterci qui a stilare una classifica, come se ci ritenessimo capaci di quantificare il dolore e il valore della morte.

 

 

Ora ammetto che il mio secondo pensiero in quella tragica giornata l’ho rivolto a tutti gli uomini e le donne di fede musulmana del mondo. In particolare, ho subito pensato a quanto questo fatto avrebbe influito sulle loro vite, soprattutto considerando che, come tutti abbiamo potuto vedere, la politica in molti casi è passata dal cordoglio alle sentenze con una velocità a dir poco impressionante. Ancor prima di conoscere fino in fondo come si erano svolti i fatti, molti esponenti dei più grandi partiti europei avevano prodotto una loro personale analisi su questi avvenimenti, ma soprattutto con grande sicurezza proponevano “la soluzione”, dimostrando anche la facilità della sua realizzazione. In questo modo, i partiti di opposizione non solo hanno potuto screditare i Governi dei loro Paesi per il fatto di non aver pensato al bene dei propri cittadini, ma hanno potuto dimostrare che hanno volutamente fatto il male, in quanto la soluzione da loro proposta è così ovvia e così scontata che non possono non averci pensato.

Ma cos’è che permette alla Politica di fare questo? A mio parere è l’intramontabile processo di generalizzazione, così semplice da usare e spesso così difficile da cogliere. Non sono tra quelli che dividono l’Islam in due categorie, come se esistesse un Islam buono e uno cattivo. Questo tipo di esemplificazione è scorretta e soprattutto forviante. Pensateci, possiamo dividere semplicemente a metà la seconda religione più diffusa al mondo con i suoi 1,6 miliardi di seguaci distribuiti maggiormente nell’Asia Meridionale, in Vicino e Medio Oriente, nell’Africa subsahariana e in minoranze considerevoli presenti in Europa, in Cina, in Russia e nelle Americhe? È evidente che la risposta è no, in quanto non solo ogni popolo vive la stessa religione in un modo differente, ma ogni singolo uomo vive la sua spiritualità in un modo irripetibile, complici le sue esperienze di vita e i suoi personali valori. È proprio per questo che ritengo che generalizzare e ridurre così tutto l’Islam, in un unico blocco, è tanto furbo quanto sbagliato.

Questo processo è quello che in logica viene chiamato generalizzazione indebita fallacia argomentativa; in cui cadiamo quando traiamo una conclusione riguardante un’intera classe a partire dalle informazioni su alcuni dei suoi componenti. Questo tipo di errore di ragionamento si pone all’interno della categoria più ampia delle fallacie induttive, argomentazioni che risultano molto più forti di quanto non lo siano realmente. Il filosofo Leibniz propone un’interessante argomentazione che vorrei rivolgere a tutti coloro che pensano sia così facile sentenziare basandosi su singoli dati empirici. Massimo Mugnai, professore ordinario di Storia della Logica alla Scuola Normale e importante studioso di Leibniz, nell’Introduzione alla filosofia di Leibniz ci dice che il filosofo di Hannover sostiene che se vogliamo procedere dimostrativamente dovremmo trascendere l’esperienza, poiché per quanto possiamo aver avuto numerose esperienze dei soggetti su cui stiamo predicando, è pressoché impossibile essere sicuri di averli considerati veramente tutti. Perciò, alla generalizzazione non possiamo arrivare per mera induzione, ma dobbiamo “aggiungere” degli enunciati universali che non dipendono dall’esperienza. Senza il sostegno di principi di questo genere, l’induzione può garantire solo una certezza limitata.

L’induzione è quel procedimento per cui, partendo da singoli casi particolari, si cerca di stabilire una legge universale. Ovviamente, questo procedimento è molto utile all’interno della nostra quotidianità, poiché la nostra conoscenza procede proprio a partire da esso. Ciò non vuol dire, però, che ci si deve semplicemente fermare qui: non possiamo permetterci di parlare di ovvietà e conoscenza assoluta quanto ci si basa su meri dati empirici.

Ma soprattutto ritengo che, in casi particolari come questo, ci si debba chiedere se a parlare siamo noi, con la nostra capacità di giudizio e con l’uso della logica, o il pregiudizio. Offendendo, in primis, le nostre capacità intellettive.

 

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About Giulia Menegaldo

REDATTRICE | Nata in Provincia di Treviso, laureata alla triennale in Filosofia a Padova, ora vive a Bologna dove è iscritta al corso di laurea magistrale in Scienze Filosofiche. Coltiva anche le passioni per la letteratura, l'arte, il cinema e la musica. Dal 2013 è iscritta al Partito Democratico e partecipa alle attività del direttivo del piccolo Comune dove è cresciuta.

2 pensieri su “Perché non possiamo permetterci di generalizzare

  1. Non sono del tutto d’accordo con questo articolo, permettetemi di dire quello che penso al riguardo ( alla fine è di questo che si parla, no?).Sono italiana e non ho abbracciato alcun credo: non sono leghista ma neanche della sinistra radicale, quindi non sono devota ad alcuna corrente estrema, ma sono maledettamente curiosa circa il mondo e le sue particolarità, e sono così arrivata a leggere alcune Sure del corano e ad informarmi più dettagliatamente circa questa realtà islamica.Fin da piccoli ci insegnano che l’islam è fatto da sciiti e sunniti e che la percentuale sunnita è di gran lunga maggiore di quella sciita; parliamo infatti di un 90% contro un 10%, dove il primo numero si riferisce a coloro che prendono alla lettera il Corano, testo sacro increato, cioè coeterno a Dio e da Dio dettato letteralmente al Profeta. Ora, leggendo il Corano ho trovato questo verso: “Sura V: 33. La ricompensa di coloro che fanno la guerra ad Allah e al Suo Messaggero e che seminano la corruzione sulla terra è che siano uccisi o crocifissi, che siano loro tagliate la mano e la gamba da lati opposti o che siano esiliati sulla terra: ecco l’ignominia che li toccherà in questa vita; nell’altra vita avranno castigo immenso”.Non vi viene da pensare che è proprio stato preso alla lettera questo ‘comandamento’ con la strage di Parigi? Sbaglio quindi a pensare che ci siano diverse componenti all’interno dell’Islam e che alcune di queste non siano rispettabili e accettabili in Paesi come il nostro, dove la libertà di espressione è uno dei punti cardine delle nostre Costituzioni? Sbaglio quindi a pensare che l’Islam sia fatto da persone buone e persone cattive? Dai, pensateci un attimo, non siamo noi i primi a generalizzare su Chiesa e Cristiani? Se un sacerdote si rivela corrotto o pedofilo seguiamo l’onda del ‘Tutti i sacerdoti sono criminali’ e poi, davanti a eventi simili, davanti alla crudeltà con la quale in dati Paesi la donna viene fatta vivere (e morire) dobbiamo avere più cura nel giudicare e pronunciarsi? Mi dispiace, ma non me la sento di sottostare a clausole simili.

    1. Buongiorno! Mi scuso per il ritardo ma non ho avuto modo di rispondere prima. Sono l’autrice dell’articolo perciò mi assumo ogni responsabilità in merito. Innanzitutto la ringrazio per la risposta che ci permette di instaurare indubbiamente un dialogo proficuo. Per quanto riguarda la suddivisione del mondo mussulmano tra sciiti e sunniti non posso darle assolutamente torto, anzi, e nell’articolo non volevo sostenere che non si può dire che non esistano persone “buone” e persone “cattive” all’interno dell’Islam. Quello che volevo dire è che suddividere in due una categoria di persone così vasta è un’esemplificazione, e per questo la invito a seguire il mio esempio: sono nata in una famiglia cattolica, sono stata cresciuta come una brava cattolica, chiesa, acr, grest, canto in parrocchia e ho anche fatto la chierichetta, e così anche i miei fratelli. Oggi siamo tutti e 4 adulti, e pur essendo stati cresciuti nello stesso identico modo dal punto di vista religioso ora viviamo la nostra spiritualità in modi completamente diversi, complici forse la differenza d’età e le esperienze di vita che ci hanno spinto verso differenti orizzonti. Ora non posso semplicemente suddividere la categoria dei cattolici nella mia famiglia in “buoni” e “cattivi”, come non lo posso fare con il resto dei cattolici del mondo. Giusto per rendere ancora più chiaro il mio esempio uso la figura di mio padre: un bravo uomo, gran lavoratore ma soprattutto la persona più credente che io abbia mai conosciuto. In chiesa tutte le domeniche, prega tutti i giorni ma soprattutto segue alla lettera i dogmi della sua religione, perché crede che la Bibbia e ogni altro testo sacro siano la parola di Dio, e quindi debba essere seguita alla lettera. Ora non so se lei ha mai letto la Bibbia, ma quando da piccola mia madre me la faceva leggere mi hanno sempre lasciato perplessa alcuni passi, come uno nel nuovo testamento “La donna impari in silenzio, con tutta sottomissione. Non concedo a nessuna donna di insegnare, né di dettare legge all’uomo” (1-Timoteo 2,11-12). Ovviamente mio padre non riuscirà mai ad essere d’accordo con questo passo visto il profondo rispetto che ha nei confronti della donna e delle figure femminili che hanno caratterizzato la sua esistenza, e anche se lo conosce non potrà mai rispettarlo. Non volevo annoiarla con questi racconti familiari, ma questi mi servono solo per farle comprendere cosa intendevo, e cioè che non volevo dire che tutti i musulmani sono brave persone, come non lo sono nemmeno tutti i cattolici, e di sicuro condanno il gesto dei terroristi di Parigi e condanno ogni gesto fisico o verbale che minacci la vita e la libertà di ogni singolo uomo in questo mondo, ma soprattutto non tollero che si sentano liberi di portare avanti il loro piano folle nei paesi europei. Ciò che intendevo dire è che adesso espandere a tutti coloro che si dicono di fede islamica il carattere di “estremisti” e “terroristi” è sbagliato, perché all’interno di questa categoria esistono milioni di persone, diverse tra loro. Come dice lei all’interno dell’Islam esistono diverse componenti, ma sono così tante e così varie che ci rende impossibile, proprio a livello logico, una generalizzazione. Per quanto riguarda la generalizzazione su “preti pedofili” “chiesa” e “cristiani” me ne tiro fuori: essere cresciuta come una perfetta cattolica mi ha spinta verso l’ateismo, in quanto mi sono resa conto di non credere in alcuna entità superiore. Ma mai e poi mai mi permetterei di generalizzare sui preti pedofili, proprio per lo stesso motivo per cui sono sempre cauta nel produrre questo processo, sapendo che spesso porta al pregiudizio e all’errore. Anche in questo caso condanno i singoli atti e le singole persone e chi è d’accordo con loro, ma non l’intera categoria “preti”. Per concludere non le ho chiesto di sottostare a queste clausole ovviamente, e non lo chiedo a nessuno. Ho solo cercato di prendere un fatto storicamente rilevante e analizzarlo utilizzando anche le regole della logica logica, nulla di più.

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