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Perché la fantascienza non è più quella di una volta?

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Viaggi nel tempo. Alieni. Mondi paralleli. Il genere fantascientifico sembra ormai essere largamente diffuso, eppure non è mai stato così contaminato come oggi.

Innanzitutto, chiariamo il significato del termine: per fantascienza s’intende quel genere letterario (e, in seguito, cinematografico e televisivo) che ha come tema fondamentale qualcosa di scientifico, sia esso una nuova tecnologia o un più generico progresso, e il modo in cui tale elemento influisce sull’individuo e sull’intera società. Si distingue dal fantasy non solo perché quest’ultimo è generalmente ambientato in un tempo passato, mentre il primo di norma narra di scenari futuri, ma soprattutto perché tali scenari devono risultare plausibili agli occhi del lettore.

L’autore di fantascienza, quindi, deve fare lo stesso sforzo creativo dell’autore di fantasy nell’immaginare un mondo diverso, ma è comunque limitato perché tenuto a rispettare le leggi razionali della fisica e della logica, cosa che l’autore di fantasy può facilmente aggirare tramite l’uso della magia o di elementi misteriosi che fungono da deus ex machina.

Detto così, sembra che la fantascienza sia più elevata rispetto al fantasy. In verità, lo sci-fi non è mai stato considerato un genere alto e, sebbene autori come H.G. Wells, Isaac Asimov, Philip K. Dick e Ray Bradbury vengano oggi annoverati fra i classici della letteratura, ai loro tempi erano considerati scrittori di serie b, affabulatori di masse, e la fantascienza – a causa della sua larga diffusione anche tramite fumetti – era vista come un genere commerciale e di bassa qualità. Tale pregiudizio permane tuttora, e i due generi (fantascienza e fantasy) vengono spesso confusi, anche a causa delle commistioni sempre più frequenti, tant’è che oggi è quasi impossibile trovare un esempio di fantascienza pura.

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All’ottimismo e alla fiducia nel progresso dell’epoca d’oro (gli anni ’40) si sostituirono l’angoscia del futuro e la paura di una guerra atomica durante la Guerra Fredda. È in questo periodo che si sviluppa il sotto-genere distopico, e se il Bradbury di Cronache Marziane – che si può considerare come un’opera di passaggio fra le due fasi, nonché uno dei primi esempi di commistione fra fantascienza e fantasy a causa della poca logica nella narrazione – era catastrofista ma finiva la raccolta con un racconto colmo di speranza, quello di Fahrenheit 451 è ben più pessimista e rassegnato.

Dopo il successo della fantascienza in radio (come non menzionare il celebre sceneggiato radiofonico tratto da La guerra dei mondi e interpretato da un giovane Orson Welles che nel 1938 scatenò il panico fra la popolazione americana?), con l’avvento della televisione, il genere cambia ancora una volta e si sviluppa autonomamente rispetto alla letteratura e al cinema. Gli anni ’60 segnano l’inizio di due serie televisive cult che hanno generato un fenomeno di costume senza precedenti: Doctor Who nel Regno Unito e Star Trek negli Usa. La prima venne ideata come una serie educativa per bambini e ragazzi, mentre la seconda si proponeva di narrare i viaggi nello spazio alla scoperta di nuove civiltà in un ipotetico futuro all’insegna della pace e della fratellanza. Entrambe rispettano fedelmente tutti i canoni classici della fantascienza, e sono contraddistinte da un altro grado di razionalità e plausibilità (soprattutto Star Trek), o almeno lo erano nelle loro fasi iniziali.
Tutto viene stravolto ancora una volta nella seconda metà degli anni ’70, quando una saga che viene erroneamente considerata come il maggior successo del genere fantascientifico, quel genere lo cambia per sempre: nel 1977 esce il primo capitolo di Guerre Stellari.

In verità, Star Wars ha ben poco di fantascientifico: nonostante sia ambientato in un ipotetico futuro popolato da razze aliene diverse e che fa uso di tecnologie avanzate, la saga, sia dal punto di vista narrativo che da quello della caratterizzazione dei personaggi, si pone più sul classico genere swashbuckling (o cappa e spada). Inoltre, gli elementi religiosi e mistici e il tema che è fondamentalmente quello della lotta tra il bene e il male lo fanno somigliare molto di più ad un’opera fantasy. Insomma, George Lucas deve più a Tolkien che ad Asimov, anche se la Morte Nera e le spade laser non sarebbero state le stesse in un contesto diverso da quello dello Spazio.

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Con la saga di Lucas, quindi, cambia il modo con cui la fantascienza viene percepita dal grande pubblico, ma anche dagli appassionati. Lo storico antagonismo fra i fan di Star Trek e quelli di Star Wars nasce pure da qui: i primi considerano i secondi dei fan “impropri” della fantascienza, mentre i secondi probabilmente non riescono ad appassionarsi ad un universo razionale e logico, sebbene ugualmente affascinante, come quello rappresentato nella serie classica, nei primi film e negli spin-off.

Gli anni ’80 e ’90 hanno offerto esempi di questo nuovo modo di vedere la fantascienza (con gli altri episodi di Guerre Stellari ma anche con i primi film di Star Trek) e hanno visto anche la nascita di nuovi generi come il cyberpunk, di commistioni con il postmodernismo in letteratura, nonché lo sviluppo di temi classici come quello del viaggio nel tempo con la saga di Ritorno al futuro, o dell’incontro con specie aliene con Incontri ravvicinati del terzo tipo, E.T., la saga di Alien e la serie X-Files.

Ma cos’è rimasto di veramente fantascientifico nei prodotti della cultura popolare di oggi? All’apparenza, sembra un genere sempre più in voga, soprattutto al cinema, ma – guardando nel dettaglio – gli esempi di vera fantascienza (libera, cioè, da elementi puramente fantastici e dove la scienza la fa da padrona) sono davvero difficili da trovare.
Due degli ultimi autori popolari ad aver scritto – sia su carta che per lo schermo – qualcosa di fantascientifico sono stati Douglas Adams e Michael Crichton: il primo, con la sua celebre Guida galattica per gli autostoppisti, ma anche con il suo lavoro di sceneggiatore per diversi serial di Doctor Who, e il secondo con gli scenari catastrofici di Jurassic Park, Timeline e Westworld (Il mondo dei robot).

Il resto, dai film di supereroi ai revival di Star Trek (al cinema) e Doctor Who (in televisione), hanno ormai troppo poco di quello che ha reso la fantascienza uno dei generi più prolifici nella cultura di massa, essendo prodotti collocabili più sul genere “avventura” o “azione” e ricorrendo volentieri all’irrazionale o all’illogico per coprire buchi di trama o risolvere situazioni impossibili.
Il sottogenere distopico, d’altra parte, sembra godere di ottima salute, nonostante sia ormai quasi totalmente appannaggio dei romanzi cosiddetti young adult, come la saga di Hunger Games e Divergent.

Forse ormai diamo il progresso tecnologico come scontato, o addirittura come una cosa totalmente negativa che ci fa desiderare un ritorno ad un mondo più semplice, e questo si riflette sulla produzione culturale. Sarebbe bello, però, far tornare la buona, vecchia fantascienza – anche nei suoi aspetti più catastrofici e pessimisti – sui nostri comodini e sui nostri schermi.

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Fonti immagini:

  1.  Tom Gauld.
  2. Lucasfilm.
  3. Kerrie Salsac.
  4. In evidenza: Hitchhikers Wiki.

About Marta La Ferla

COLLABORATRICE | Classe 1993, siciliana, viaggiatrice ossessivo-compulsiva. Studia Lingue e Comunicazione presso l’Università degli Studi di Catania. Appassionata di musica, letteratura, cinema, serie tv e, suo malgrado, anche di politica.

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