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Perché ci abbronziamo?

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Pelle_Microscopio Ottico
La nostra pelle, vista col microscopio ottico

Mancano ormai poche settimane all’inizio della stagione balneare. E come ogni anno molte persone sono già pronte con costume, ciabatte, borsa da spiaggia e fremono dalla voglia di stendersi al sole per ore ed ore, fino a raggiungere un bel colorito ambrato.

Vi siete mai chiesti quali meccanismi biologici si nascondano dietro al fenomeno dell’abbronzatura? Ogni avvenimento che ha luogo in un essere vivente, e quindi anche nel nostro organismo, ha una duplice spiegazione: una di natura cellulare (spiegazione inevitabile perché la cellula è il tassello più piccolo di un organismo vivente, com’è l’atomo per la materia) e l’altra di natura biochimica, in quanto la biochimica è la “chimica della vita”. Questo vale anche per quello che succede a livello della nostra pelle quando ci esponiamo ai raggi solari.

La pelle è composta da più strati: l’ipoderma (lo strato più profondo che contiene tessuto connettivo e tessuto adiposo); il derma (costituito anch’esso da tessuto connettivo, è reso resistente ed elastico dalla presenza di collagene ed elastina, inoltre è lo strato dove sono presenti le terminazioni nervose, le ghiandole sudoripare ed i bulbi piliferi); l’epidermide.

Quest’ultimo è lo strato più esterno ed è, a sua volta, costituito da cinque strati: strato basale (detto anche germinativo, poiché contiene cellule in grado di dividersi); strato spinoso; strato granuloso; strato lucido (particolarmente spesso sul palmo della mano e la pianta del piede); strato corneo (è lo strato più esterno ed è costituito da cellule morte e piene di cheratina, una proteina idrofobica che rende la nostra pelle impermeabile, proteggendoci da un’eccessiva perdita di  acqua a livello cutaneo, inoltre rende l’epidermide una barriera contro gli agenti esterni).

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Un’ironica vignetta dei melanociti

Qual è la spiegazione di natura cellulare del processo dell’abbronzatura? Le cellule responsabili del colore della nostra pelle sono i melanociti. Essi si trovano tra le cellule dello strato basale dell’epidermide e presentano dei prolungamenti cellulari che, formando un reticolo, permettono la migrazione dei granuli di melanina e quindi il loro trasferimento ai cheratinociti  (le cellule dell’epidermide). All’interno dei melanociti, gli organelli cellulari deputati alla sintesi di melanina sono i melanosomi, che al microscopio elettronico appaiono di  colore scuro e di forma rotondeggiante.

Nella pelle (è presente, infatti, melanina anche in alcuni neuroni del sistema nervoso centrale sottoforma di neuromelanina) il pigmento melanina si trova in due forme: eumelanina (di colore bruno/nero); feomelanina (di colore giallo/rosso).  Il colore della nostra pelle dipende dalla quantità e dal tipo di melanina, caratteristiche a loro volta determinate da sei geni, tra cui il gene MC1R che codifica per il recettore di tipo 1 della melanocortina, l’ormone che stimola la produzione di melanina, soprattutto quando ci esponiamo al sole. La melanina, infatti, ha la funzione di proteggere le cellule vive della nostra pelle (quelle dello strato basale dell’epidermide e quelle del derma), dall’azione mutagena e quindi potenzialmente cancerogena dei raggi UV.

Come viene prodotta la melanina? La risposta a questa domanda non può che essere di carattere biochimico. La melanina è prodotta a partire dall’amminoacido tirosina, necessario anche per la sintesi degli ormoni tiroidei e delle catecolammine (adrenalina, noradrenalina e dopamina). A sua volta, la tirosina deriva dalla conversione della fenilalanina, un amminoacido essenziale che dobbiamo introdurre tramite la dieta, assumendo cibi quali: carne di bue, di vitello e di maiale, mandorle e noci, fagioli, latte, pane e riso integrali.

L’enzima che catalizza l’ossidazione della tirosina in melanina è la tirosinasi, la cui assenza causa una condizione congenita conosciuta come albinismo. Gli individui affetti da albinismo, infatti, presentano una scarsa pigmentazione di pelle, iride e capelli per mancanza di melanina, pertanto non possono esporsi al sole come farebbe un individuo normale, perché la loro pelle manca della protezione fornita dalla melanina e rischierebbero gravi scottature e di sviluppare il melanoma, il tumore della pelle.

Prima di concludere questo articolo, mi preme farvi una raccomandazione: è vero che la melanina ha la funzione di proteggerci dai raggi UV, ma è altrettanto vero che essa non rappresenta una barriera invalicabile. La quantità di melanina prodotta da un individuo di pelle chiara non è sufficiente a proteggerlo da ore passate al sole, quindi è necessario coadiuvare l’azione del pigmento, facendo uso della crema solare. Il principio di funzionamento di quest’ultima è molto semplice: la crema contiene una sostanza, solitamente l’ossido di zinco, che è in grado di riflettere e disperdere una parte dei raggi UV che colpiscono la nostra pelle, riducendone così la possibilità di danneggiamento.

Detto questo, non mi rimane che augurarvi: buona tintarella!

 

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About Deborah Crifò

COLLABORATRICE | Nata nel Dicembre del 1991, da ragazzina sognava di diventare un'archeologa. Per questo, fu ben lieta di iscriversi al Liceo Classico "Gorgia" di Lentini (SR) per studiare latino e greco. Ma questa scelta, della quale non si è mai pentita, l'ha portata in realtà ad appassionarsi alle scienze, in particolar modo alla Fisica ed alla Biologia. Oggi è laureata in Scienze Biologiche e frequenta il corso di laurea specialistica in Biologia Cellulare e Molecolare presso l'Università degli Studi di Catania.

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