obiezione-di-coscienza

Obiezione di coscienza: a che punto siamo?

Pubblicato il Pubblicato in Human Rights, Politica ed Economia, Recenti

abortoL’obiezione di coscienza, nella sua forma di protesta contro la leva militare, è stata introdotta nell’ordinamento giuridico italiano con la legge 772 del 1972. In fase di elaborazione della Costituzione, è stata bocciata la proposta di inserire nel testo fondamentale il suddetto diritto.

Agli inizi degli Anni ’70 si è manifestata l’esigenza di predisporre un sistema alternativo alla leva militare al fine di difendere la patria, ma allo stesso tempo di rispettare il dettato della propria coscienza che vieta di tenere un determinato comportamento. Il risultato di tale istanza è la nascita del Servizio Civile Nazionale. Negli anni successivi l’obiezione di coscienza è stata declinata anche nella sua forma sanitaria e contro la sperimentazione sugli animali.

La storica legge 194 del 1978, sull’interruzione volontaria della gravidanza (IVG), prevede all’art. 9 che il personale medico e infermieristico «non è tenuto a prendere parte […] agli interventi per l’interruzione della gravidanza quando sollevi obiezione di coscienza, con preventiva dichiarazione». L’obiezione è prevista anche per la procreazione medicalmente assistita, così come afferma l’art. 16 della legge 40 del 2004. Inoltre, nel Maggio scorso Luigi Gigli e Mario Sberna (Democrazia Solidale – Centro democratico) hanno presentato presso la Camera dei Deputati un disegno di legge sul diritto all’obiezione di coscienza da parte dei farmacisti alla vendita di contraccettivi di emergenza o di farmaci che fungano da sedativi terminali.

Lo scontro bioetico, negli ultimi anni, si è concentrato soprattutto sull’accezione sanitaria dell’obiezione di coscienza, a causa dei ripetuti episodi che sembrano stare svuotando di effettività il diritto all’interruzione volontaria della gravidanza. Sempre più spesso donne in attesa sono costrette a spostarsi da un ospedale all’altro (anche da una Regione all’altra) per trovare il mostro abortista che permetta loro di esercitare un proprio diritto. Nei consultori la donna si trova a fronteggiare un personale non adeguato e di parte, rischiando così di tornare ad un clima pre-194 che potrebbe dar vita al fenomeno, che sembrava sconfitto, degli aborti clandestini. Tuttavia, è sempre necessario ricordare che a fronte del diritto all’IVG esiste un altro diritto, quello al rispetto della propria coscienza, ai propri valori e alle proprie credenze personali, entrambi riconosciuti materialmente dalla Costituzione e considerati inviolabili. Che fare, quindi?

statistiche
Dati forniti Ministero della Salute – Aprile 2016

Secondo i dati forniti dal Ministero nella Salute nell’Aprile del 2016, nel Molise sono obiettori di coscienza il 93,3% dei ginecologi, il 92,9% nella Provincia autonoma di Bolzano, il 90,2% in Basilicata, l’87,6% in Sicilia, l’86,1% in Puglia, l’81,8% in Campania, l’80,7% nel Lazio e in Abruzzo. Percentuali allarmanti se si pensa che solo il 65,6% (62 su 94) degli ospedali con reparti ostetrici e ginecologici in Italia effettua IVG. L’ultimo caso che ha sconvolto la cronaca e diviso l’opinione pubblica riguarda la morte della trentaduenne Valentina Milluzzo presso l’Ospedale “Cannizzaro” di Catania, in seguito alla morte di entrambi i feti che teneva in grembo. Ricoverata dal 29 Settembre, era al quinto mese di gravidanza ottenuta attraverso procreazione assistita. Il 15 Ottobre la situazione peggiora: la puerpera soffre di febbre alta, collassi e dolori lancinanti e si registra un’anomalia respiratoria in uno dei feti, disfunzione che giustificherebbe l’intervento del medico. La famiglia accusa il ginecologo di non essere intervenuto per obiezione di coscienza, riportando le parole «fino a che è vivo io non intervengo». Il Ministro della Salute ha inviato una squadra di ispettori per indagare sull’accaduto e secondo le ultime dichiarazioni degli inquirenti, sebbene tutto il personale sia stato iscritto nel registro degli indagati, la ricostruzione dei fatti, così come dettata dai familiari al momento, «non troverebbe alcun riscontro». Non esisterebbe infatti la preventiva dichiarazione di obiezione da parte del ginecologo. L’ospedale si difende affermando che non vi sarebbe stata alcuna obiezione, ma un aborto spontaneo. L’avvocato della famiglia ha invece depositato un esposto alla Procura per accertare «se ci siano state negligenze, o imprudenze, imperizie diagnostiche o terapeutiche dei sanitari».

Forse ci vorranno anni per il verdetto finale, ma una cosa è innegabile: il problema del bilanciamento tra i due diritti non può essere sottovalutato. Al riguardo l’Italia è stata segnalata, già nel 2014, dal Comitato europeo dei diritti sociali in relazione all’organizzazione dei servizi sanitari sessuali e riproduttivi che non garantirebbero effettivamente l’esercizio del diritto da parte della donna.

Si tratta, dunque, di una semplice difficoltà tecnica di gestione del personale sanitario? O il problema affonda le sue radici in un sostrato giuridico o ancor prima morale?

 

valentina-milluzzo
Valentina Milluzzo, trentadue anni, Domenica 16 Ottobre non ce l’ha fatta dopo aver dato alla luce il giorno prima i suoi due gemellini, nati morti

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 

Immagine in evidenza: clicca qui

Fonti Immagini:

n.1 -> clicca qui

n.2 -> clicca qui

n.3 -> clicca qui

About Viviana Giuffrida

COLLABORATRICE | Classe 1995, vive a Catania. Frequenta la Facoltà di Giurisprudenza nella sua città, dedicandosi inoltre a doposcuola, giornalismo e volontariato. Non le manca mai il tempo per libri e serie TV, nonché per una buona birra tra amici.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *