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Not “J-Rock” but “Rock in Japan”

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Funny-Rock-Music-Wallpaper-AndroidBen ritrovati miei cari lettori, sono sempre io, il vostro caro Mr. Tambourine Man di quartiere. Fra una sessione di prove e la visita in qualche live house, sono riuscito nuovamente a trovare del tempo per scrivere un articolo su La Voce del Gattopardo, per darvi le ultime dritte musicali.
Come avrete già potuto intuire dal titolo, oggi vorrei parlarvi della musica di quel caro Paese (non) così lontano chiamato Giappone. Ma non fatevi sviare da quest’ultimo: non parlerò del J-Rock ma del Rock e della bella musica nel Paese dei samurai. Per chi non lo sapesse il termine J-Rock l’abbiamo inventato noi occidentali per catalogare la musica rock giapponese. Perché non è stata chiamata semplicemente Rock? Perché distinguerla?

Inizialmente le poche band nipponiche che emersero (come X Japan, Luna Sea, Malice Mizer ed Arc en Ciel, per citare le più importanti) si distinguevano nettamente dalle band occidentali. Avevano una predilezione alla teatralità, che si riversava su un ampio uso di tastiere e sintetizzatori, musiche d’orchestra, effetti pirotecnici e un look gotico che prendeva a piene mani dall’Hair Metal occidentale e ne ampliava l’estetica, con trucco abbondante, capelli colorati e persino vestiti vittoriani da donna, indossati dai membri delle band. Questo movimento venne definito Visual kei (coniato dallo slogan di un album degli X Japan, dal titolo Blue Blood) ed era l’unico rock proveniente dalla terra dei ninja che conoscevamo. Credetemi quando vi dico che, inizialmente, alcune band erano davvero niente male. Se dubitate delle mie parole, consiglio vivamente l’ascolto di Art of Life. Ciononostante, con l’avanzare degli anni sorse un problema: questo genere fu preso dalle case discografiche e sfruttato fino al limite. Cosa che, purtroppo, accade ancora oggi.

 

 

Attualmente il termine J-Rock è entrato nella terminologia giapponese, proprio per identificare i nuovi esponenti del Visual kei ed i quali, purtroppo, non hanno nulla da spartire rispetto ai vecchi maestri. Sono solo ragazzi di bella presenza, prelevati dalle case discografiche e sfruttati per la loro estetica: basti pensare che ci sono più loro foto in pose da modello che con gli strumenti in mano. Ma per fortuna emergono sempre quelle band, quei musicisti, a cui interessa soltanto condividere la propria musica. Ed è proprio di loro che vorrei parlarvi.  Ed ecco spiegato il motivo per cui non J-Rock, bensì Rock in Japan. Perché non Visual kei, ma più semplicemente talentuosi musicisti nipponici. Eccovi alcuni nomi:

 

  • ONE OK ROCK :
ONE_OK_ROCK_at_Westminster,_London
One Ok Rock

Iniziamo subito con questi ragazzi, in attivo dal 2006, con ben sei album. Vi dico fin da subito che sono i più commerciali della lista, ma nel loro caso non è assolutamente un qualcosa di spiacevole. I ritornelli vi entreranno in testa fin da subito, grazie alla splendida voce del cantante, Taka. I loro album si dimostrano tutti abbastanza validi e variegati, con testi che variano dalla fine di una relazione (Et Cetera, di cui vi consiglio l’ascolto in versione acustica nella Yokohama Arena) ad una lode all’amicizia (C.h.a.o.s.m.y.th.) fino alla più classica canzone d’amore (Wherever You Are). I componenti sono tutti abbastanza bravi: menzion d’onore per il bassista, Ryota, che dimostra un ottimo feeling con lo strumento oltre che una buona tecnica (vi rimando all’ascolto di Crazy Botch). Recentemente la band sta ampliando la sua fama in tutto il mondo ed una loro canzone, Be the Light, è stata anche inclusa nel recente blockbuster Capitan Harlock (2013). I testi sono formati da frasi abbastanza semplici e brevi, capaci però di suscitare un feedback emotivo in chi li ascolta. Poca poesia, insomma. Ma anche molte emozioni:

<<Believe the time is always forever
And I always be here
Believe it till the end
I won’t go away
And won’t say never
It doesn’t have to be afraid
You can keep it till the end>>.

(Traduzione in inglese di Clock Strikes, proveniente dall’album Jinsei x Boku =2013)

 

  • MAXIMUM THE HORMONE :
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Maximum The Hormone

Un gruppo hardcore, che si può definire soltanto con una parola: folle. Se anche voi avete seguito il fenomeno televisivo Death Note, sappiate che sono gli autori della seconda sigla d’apertura e di chiusura, esattamente What’s Up People e Zetsubou Billy (quest’ultima, scritta appositamente per l’anime). Con cinque album in studio, i Maximum The Hormone sono ciò che vi serve se cercate emozioni forti! Se siete amanti dell’hardcore, infatti, sarà difficile per voi non emozionarvi ascoltando le loro canzoni. La voce del cantante e cofondatore (insieme alla sorella batterista) Daisuke saprà elettrizzarvi tramite il Rap, l’uso di scream e di growl. Particolare la sua abilità nel “manipolare” il timbro, dando ad ogni canzone la tonalità adatta. A far la voce “pulita” troviamo invece il chitarrista Ryo, abile col suo strumento tanto quanto con le corde vocali e con cui riesce a variegare ottimamente un tono “leggero” da un altro molto più “possente”. Le loro canzoni si dimostrano abbastanza diversificate, con una certa dose di follia. Sia nel suono degli strumenti, che dall’alternarsi di Rap e Scream oltre che dalla vena poetica dei testi, in cui si sentiranno canzoni dal titolo onomatopeico (Chu Chu Lovely Muni Muni Mura Mura, di cui evito di svelarvi il significato), alcune in cui si insulterà l’intelligenza umana ed altre ancora molto più citazionistiche. Se volete emozioni forti, dunque, questo è il gruppo che fa per voi:

<<Radish and Nappa were downsized
Kyui died instantly

Dodoria, fierce and violent
Zarbon with the long hair

His upper arms are pink pink pink
His head is sick sick sick
He has a floating vehicle
And a power level of 530.000>>.

(Traduzione in inglese di Tsume Tsume/”F” o Freeza, prelevato dall’album Yoshu Fukushu2008)

 

 

  • MIYAVI :
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Miyavi

Vi consiglio infine un talent musicale: Miyavi, ex chitarrista di una band J-Rock, viene tuttora considerato un musicista di quel genere. Ma basta ascoltare i suoi dischi per rendersi conto che le melodie sono più vicine al Funky ed al Blues. Cantautore, musicista, attore (nel nuovo film della Jolie interpreta infatti uno dei personaggi principali) e produttore discografico, quest’uomo saprà divertirvi parecchio con i suoi ben sette album, tutti molto differenti fra loro. E’ doveroso dire, a riguardo, che costui è un musicista assai prolifico ed eclettico, che si riarrangia continuamente, mutando completamente il proprio sound, spiazzando così l’ascoltatore. Vi è per esempio What’s My Name? che può identificarsi come una presentazione del musicista al suo pubblico, in cui slappando continuamente sulla sua chitarra acustica riesce a creare un riff abbastanza divertente e coinvolgente. La sua tecnica principale consiste infatti nello slapping, che riesce ad amalgamarsi in canzoni funky e persino in ballate blues (moon). Ma slappare non è certo l’unica cosa che sa fare: sono presenti dei singoli piuttosto carichi come Papa Mama Nozomarenu Baby, in cui con pochi accordi e un bell’assolo riesce a caricare al massimo l’ascoltatore. O ancora canzoni divertenti da canticchiare sotto la doccia, ma con dei bei riff come Selfish Love e Viva Viva Bebop. Notevole anche la sua abilità canora: non eccezionale, ma riesce tuttavia a combinarsi perfettamente con la musica che suona. Un artista talentuoso, dunque, capace di trascinare con soltanto il suo batterista (e con una batteria, inoltre, piuttosto modesta) l’intero pubblico e di suonare, cosa più importante, con passione ed ironia:

<<We’re Freedom Fighters…
with the Statue of Un-liberty
Take the rudder, boy.
And ram us (not into a building) into this age

Freedom of Speech? Freedom of Thought?
Without even sparing a thought on the freedoms we do have
it’s “please please please”>>.

(Traduzione in inglese di Freedom Fighters, prelevato dall’album Miyavizm2005)

 

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About Mr. Tambourine Man

Chi è Mr. Tambourine Man? Nessuno lo sa con certezza. Intorno a lui aleggia un'aura di mistero: per alcuni è un ex chitarrista dei Nirvana reso nostalgico dall'età, per altri un giovane rapper dal sound elettronico, per altri ancora una cantante di opera lirica con la passione per la pop dance. O forse lo stesso lettore. Mr. Tambourine Man vi guiderà in un viaggio mistico attraverso la musica.

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