Palestinian boys dressed in uniforms of Palestianian security forces take part in Nakba rally in West Bank city of Nablus

Non c’è pace tra Israele e Palestina

Pubblicato il Pubblicato in Politica ed Economia, Recenti, Sguardo sul Mondo

Quella fragile tregua, che a partire dal 2012 aveva garantito un po’ di serenità, sembra ormai sull’orlo del disfacimento.

Il ritrovamento avvenuto in Cisgiordania dei corpi dei tre ragazzi semiti, in precedenza rapiti, ha difatti innescato l’ennesima scia d’odio tra il Primo Ministro Benjamin Netanyahu, il Presidente Abū Māzen ed Hamas (il Movimento Islamico di Resistenza palestinese che si basa sulla jihād, il cui obiettivo è la distruzione dello Stato di Israele per una Nazione Islamica palestinese), ha causato la ritorsione ebrea con la morte di un giovane palestinese – picchiato e bruciato vivo – nella parte est della capitale israeliana e sembrerebbe aver provocato, dunque, la ripresa dei conflitti israelo-palestinesi nei luoghi che più stanno a cuore ai due popoli: la striscia di Gaza e Gerusalemme.

Questa notte le sirene sono risuonate a Tel Aviv ed il bombardamento di oltre 160 raid dell’aviazione israeliana su Gaza avrebbe comportato la morte di almeno 16 civili – tra cui donne e bambini – e 70 feriti (i dati variano di minuto in minuto); l’avanzato sistema antimissili israeliano iron dome (“cupola di ferro”) avrebbe intercettato quattro razzi lanciati dalla Striscia di Gaza verso Gerusalemme per mano delle Brigate Ezzedin al-Qassam, braccio armato di Hamas, costituite nel 1992 sotto la direzione di Yahya Ayyash.

 

palestine_land_theft_2_jpg
Il restringimento territoriale subito dalla popolazione palestinese, dal 1946 al 2008

 

World Leaders Attend 66th United Nations General Assembly
Assemblea Generale delle Nazioni Unite, UNGA – New York, USA

La tortuosa e sanguinosa lotta socioculturale, religiosa e territoriale tra Israele ed i territori palestinesi ci riporta al 29 Novembre del 1947, quando l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite approvò il piano di ripartizione della Palestina (Risoluzione 181), prevedendo la costituzione di due stati indipendenti. Al termine delle votazioni interne all’UNSCOP (composto dai rappresentanti di 11 Paesi, nessuno dei quali era un vincitore della Seconda Guerra Mondiale, per evitare accuse d’imparzialità) e le successive modifiche dell’Assemblea al tracciato frontaliero tra i due istituendi Stati, Israele avrebbe posseduto circa il 55% del territorio, l’80% dei terreni cerealicoli, il 40% dell’industria palestinese e sebbene per Gerusalemme fossero stati previsti il controllo e la supervisione dell’egida internazionale, in barba alle regole nel 1967 lo Stato d’Israele occupò la città, proclamandone unilateralmente la Legge Fondamentale di Gerusalemme Capitale. D’altro canto, nella sua relazione l’UNSCOP si pose il problema di come riuscire ad accontentare le due popolazioni: si giunse alla conclusione che riuscire a soddisfare le richieste di entrambi era manifestamente impossibile, ma allo stesso modo sarebbe stato indifendibile accettare di appoggiare solo una delle due posizioni:

<<Ma la Commissione [sulla Palestina] ha anche capito che il punto cruciale della questione palestinese deve essere individuato nel fatto che due considerevoli gruppi, una popolazione araba con oltre 1.200.000 abitanti e una popolazione ebraica con oltre 600.000 abitanti con un’intensa aspirazione nazionale, sono sparsi in un territorio che è arido, limitato, e povero di tutte le risorse essenziali. È stato pertanto relativamente facile concludere che finché entrambi i gruppi manterranno costanti le loro richieste è manifestamente impossibile in queste circostanze soddisfare interamente le richieste di entrambi i gruppi, mentre è indifendibile una scelta che accettasse la totalità delle richieste di un gruppo a spese dell’altro>>.

 

aaa
Dati UNSCOP tra la popolazione araba e quella ebraica, risalenti al 1947

 

E difatti i numeri e le scelte – in previsione, poi, di una massiccia emigrazione di ebrei sparsi per il mondo –  sembrarono confermare una propensione internazionale maggiormente rivolta all’ascolto delle necessità israeliane.

Ma non è tutto: le numerosissime guerre che lo Stato ebraico ha intrapreso, nel corso dei decenni,  per le conquiste di territori non previsti dai confini ONU fanno sì che Israele si ritrovi ancora “tecnicamente” in conflitto con il Libano (la cui guerra più violenta avvenne nel 1978, anno della prima invasione israeliana nei territori libanesi), ma soprattutto con la Siria e la Giordania a causa della principale Guerra dei sei giorni, in cui sottrasse la Cisgiordania alla Giordania, le alture del Golan alla Siria (de facto tutt’oggi in mano alle milizie semite), la penisola del Sinai (poi restituita) e la Striscia di Gaza all’Egitto. Ciononostante, sebbene il desiderio di espansione e di presuntuosa rivalsa sul mondo islamico da parte degli israeliani sia un fatto ormai assodato, gli arabi non hanno mai accettato – e questo spiegherebbe la burrascosa guerra lampo fallita contro Israele, all’alba del suo reinsediamento – il reintegro ebraico in quelle terre che da secoli erano pressoché in loro dominio: la supremazia tecnologica, investigativa e militare, nonché i privilegi forniti dall’ONU, gli appoggi indiretti delle lobbies (soprattutto finanziarie) e di grandi Paesi (tra cui spiccano gli USA e la Francia) allo Stato d’Israele, poi, non hanno fatto altro che accrescere i sentimenti d’odio e di riscatto già presenti nelle popolazioni islamiche concentrate in quei territori del Medio Oriente.

Una situazione difficile, in cui gli interessi di ciascuna Nazione si intrecciano con le questioni economiche, militari ma anche religiose e culturali: la crescita d’identità della Palestina (riconosciuta dall’ONU come Stato non membro, a cui viene concessa lo status di osservatore permanente: analogo trattamento avviene per lo Stato della Città del Vaticano), poi, è “paradossalmente” sostenuta e frenata dalle influenze terroristiche ed estremiste in loco e tra cui spicca certamente Hamas, il cui obiettivo sembra più finalizzato al semplice controllo del predominio su Gaza – non è un mistero il fatto che questa organizzazione percepisca ingenti somme di denaro da investitori privati, oltre che da alcuni Paesi islamici come l’Iran – con la motivazione (che sembra una scusa) religiosa e politica di avversità contro Israele, per la riconquista di Gerusalemme, accettando dunque di mettere a rischio la propria gente, più del necessario.

 

<<Perciò ecco, io mando a voi profeti, sapienti e scribi: di questi, alcuni li ucciderete e crocifiggerete, altri li flagellerete nelle vostre sinagoghe e li perseguiterete di città in città; perché ricada su di voi tutto il sangue innocente versato sulla terra, dal sangue di Abele il giusto fino al sangue di Zaccaria, figlio di Barachia, che avete ucciso tra il santuario e l’altare. In verità io vi dico: tutte queste cose ricadranno su questa generazione>>.

(Matteo 23,33-36 – Nuovo Testamento, Vangeli canonici, Bibbia)

 

311225-850x567
Forza di protezione delle Nazioni Unite, UNPROFOR, istituita il 21 Febbraio del 1992

 

Emerge, infine, la solita debolezza degli Organi Internazionali, le cui fiacche decisioni vengono ribaltate e denigrate dalla brutale schiettezza dei conflitti quotidiani, totalmente disinteressati al più piccolo spiraglio di accettazione dell’altro: se le norme, gli accordi e i caschi blu dell’ONU capitanata da Ban Ki-moon risultano molte volte insufficienti è quasi normale che ciascun Paese, a torto o a ragione, tenti di farsi giustizia da solo. Ed il Medio Oriente non è l’unica area del globo in cui si verificano spargimenti di sangue in barba alle disposizioni internazionali: se invece di restare a guardare il mondo e il suo diritto fossero più maturi e severi, moltissime stragi si sarebbero potute certamente evitare.

Perché il conflitto fa parte del genere umano così come la pace è spesso sospesa nel vuoto, aggrappata a quel filo sottile che garantisce l’equilibrio tra Nazioni, come il funambolo di Friedrich Nietzsche: ma la coesione del mondo non può e non deve pesare per sempre su delle vittime innocenti.

 

Israele-Palestina: bombardamenti e lanci di missili

About Emanuele Grillo

DIRETTORE RESPONSABILE | Classe 1991, siciliano fino al midollo. Studente di Giurisprudenza, ha frequentato il Liceo Classico della sua città. Appassionato di scrittura, ha vinto numerosi premi. Immerso nella musica sin da piccolo, suona il pianoforte e ha maturato una certa esperienza in ambito corale-polifonico. Idealista, sognatore e pragmatico all'occorrenza, aspira a cambiare il mondo e a tirar fuori il meglio dalle persone; nel tempo libero, comunque, ritorna coi piedi per terra. Europeista ed antifascista convinto, progressista, crede nella giustizia sociale e nel rispetto degli ultimi. Ritiene che la legalità non sia mai un optional. Ama i viaggi, la lettura, la sua terra, il mare e i boschi. Di fede juventina da quando ha memoria, fotografo a fasi alterne, nutre un amore nascosto per l'Oriente.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *