MANIFESTAZIONE DI SOLIDARIETA' AL MAGISTRATO NINO DI MATTEO.

Nino Di Matteo e la bocciatura alla Direzione Nazionale Antimafia

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Antonino Di Matteo, detto Nino (1961), è un magistrato italiano. Dal 2012 è Presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati di Palermo

C’è stato un po’ di scalpore quando, nei primi giorni di Aprile, è saltata fuori la notizia che il CSM (tra i quarantasei magistrati candidati per la direzione nazionale antimafia) ha “bocciato” la candidatura del PM palermitano Nino Di Matteo. L’amarezza del magistrato e lo sgomento dell’opinione pubblica sono state percepibili, ma nulla si sa delle motivazioni che hanno spinto i componenti del Consiglio Superiore della Magistratura a respingere quella domanda di presentazione. O perlomeno, la motivazione resta una sola.

Dalle primissime ore dopo la notizia, il magistrato ha rilasciato un’intervista a La Repubblica, in cui parla di correnti avversarie all’interno del Consiglio. Nino Di Matteo, quindi, sarebbe rimasto vittima di un gioco tra le correnti. Questo è possibile. Sì che è possibile: la stessa sorte toccata anche a Giovanni Falcone, quando fece domanda per ricoprire il posto da Capo dell’Ufficio Istruzione della Procura di Palermo. Da allora, dopo questo fatto e tanti altri ancora, guai a chi pensi ancora che la magistratura sia un organo indipendente ed estraneo alla politica.

A quanto pare, il gioco delle correnti è così forte che ventidue anni di servizio del PM palermitano tra le procure di Caltanissetta e di Palermo, anni totalmente dedicati alle indagini di mafia, non siano sufficienti: non siano un buon biglietto da visita per la Direzione Nazionale Antimafia. Lo stesso PM cita la sua anzianità di servizio, nelle dichiarazioni rilasciate a La Repubblica, comparandola a quella dei neoeletti con metà dei suoi anni di servizio. Di certo, non siamo qui a contrastare l’elezione dei tre PM alla D.N.A., ma la cosa che lascia perplessi è che nella relazione non via sia una giusta spiegazione del perché il PM Di Matteo sia stato respinto. Qui quello che ci interessa non è il ai tre neoeletti, ma il no a Nino Di Matteo. Un no che rimbomba da ogni angolo della Sicilia, nel dispiacere dell’opinione pubblica e dei suoi sostenitori tra le fila della società civile, perché è solo lì che si trova qualcuno a cui interessa la sorte del PM in questione. E non so fino a che punto.

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Presidio di “Scorta Civica”, nei pressi del Tribunale di Palermo

Sì, non pensate che la bocciatura sia solo un caso. La bocciatura sarà anche frutto di correnti, ma la corrente che ha prevalso è quella che è andata contro a questo magistrato. Non pensate che i veleni e le invidie tra i Palazzi di giustizia siano una cosa vecchia, dei tempi di Falcone; questa è, ancora oggi, l’attualità. È ben chiaro che a Roma, il PM non lo voleva nessuno. È ancora più noto che a Palermo non goda della stima e del rispetto di tutti. Nella capitale, qualcuno sarà felice di non averlo tra le scatole; a Palermo qualcun altro starà pensando che poteva toglierselo di mezzo, e invece no.

Invece no. E’ quasi ovvio che Nino Di Matteo rimanga schiacciato da questa logica, che restringe il cerchio dei fidatissimi, portandoti all’isolamento. Si resta soli, come Paolo Borsellino, Giovanni Falcone. Soli ad aspettare quale sarà il futuro, se uno ce ne sarà. A ricercare la verità, una verità che il più delle volte dà fastidio allo Stato ed alle sue istituzioni. Magari arriverà qualche trasferimento o demansionamento, si finirà di parlare di CSM, di direzione antimafia e si comincerà a parlare di bollette e separazioni.

Che stupida la logica dell’uomo, isolare un uomo capace perché da fastidio. Ma Di Matteo, per quanto possa essere d’aiuto, non è solo. Con lui c’è la società civile, chi rispetta il suo operato e vuole conoscere la verità sulle stragi: chi da cittadino rispetta la toga. A Palermo, di fronte al Palazzo di Giustizia, c’è un presidio permanente di Scorta Civica, composta da semplici cittadini, per testimoniare che Di Matteo e i tutti i magistrati del pool trattativa non sono soli. Quello che è successo nel 1992 questa volta sarà più difficile che accada. Quella volta la società civile raggiunse la consapevolezza con l’esplosione di due bombe; questa volta stanno sotto il Palazzo di Giustizia del capoluogo siciliano, ma anche in molte altre piazze d’Italia, con cartelloni con su scritto <<Ammazzateci tutti>>.

Sì, ammazzateci tutti. Siamo tutti noi a volere la verità e lui è solo un uomo fedele al giuramento che ha fatto alla sua toga: sta solo indagando. Che poi voi, o qualcun altro abbia fatto la trattativa, quelli sono affari vostri. Ed a rimetterci la pelle, questa volta, non sarà un magistrato.

 

 

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About Chiara Grasso

COLLABORATRICE | Classe 1991, studia legge presso l’Università degli Studi di Catania ed è militante nei GD. Il suo sogno è una Sicilia dove si possa respirare il fresco profumo della libertà, liberi dalle mafie.

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