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“Niente e così sia” di Oriana Fallaci: un ritratto onesto del cuore dell’Uomo

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<<Padre nostro che sei nei cieli dacci oggi il nostro massacro quotidiano, liberaci dalla pietà, dall’amore, dalla fiducia nell’uomo. Dall’insegnamento che ci dette tuo Figlio. Tanto non è servito a niente, non serve a niente. A niente e così sia>>.

(Niente e così sia – Oriana Fallaci)

 

2779015-1785375_0Strano scrivere di questo libro. Strano che, qualche settimana dopo aver iniziato questo libro, abbiano trasmesso in tv una fiction su Oriana Fallaci (per la quale spero ci perdonerà, un giorno). Strano che, a volte, ci sentiamo in dovere di scrivere libri che parlano di vita, di amore verso il miracolo della vita, di attaccamento disperato verso la vita, proprio in quei giorni in cui ci sentiamo meno attaccati a questa bizzarra esistenza.

Niente e così sia è un libro autobiografico, un diario di guerra, o almeno così pare, che racconta il conflitto in Vietnam. Sin dalle prime pagine, però, si riesce a intravedere qualcos’altro sotto la maschera del diario, sotto quella del documento storico. Ben lungi dal rimanere ancorata alla semplice annotazione di fatti, la Fallaci – che è anche la protagonista del libro – va ben oltre la guerra, quel terribile e inutile massacro che si propone di raccontare. Esso non è che un pretesto, un pretesto utilizzato dalla scrittrice per svolgere, invece, un compito ben più arduo, una ricerca che la ossessiona e che la guida nel corso di tutta la sua carriera di giornalista e di scrittrice: la ricerca sull’Uomo, sul cuore dell’Uomo. Quell’Uomo che va sulla Luna, che ogni giorno compie miliardi di progressi nel campo della tecnologia, delle scienze, ma che rimane indietro, primitivo, nel campo dell’umanità. Quell’uomo che va sulla Luna, ma che sulla terra continua ad ammazzarsi come mille, diecimila anni fa.

Tutto inizia da una domanda, una domanda che la piccola Elisabetta rivolge alla sorella maggiore: La vita, cos’è?. A questa domanda, su due piedi, la protagonista non riesce a trovare una risposta soddisfacente. Il giorno dopo parte, parte come inviata di guerra per il Vietnam, parte per cercare e per trovare una risposta, e così comincia questo lungo e brutale diario. Un diario sulla guerra, sulla vita, sulla morte, sugli uomini e sulle donne, sulla paura, sulla pietà, su quella zona grigia di cui ci parla espressamente Primo Levi, sull’impossibilità di separare il bene dal male, sulla coscienza, sulla memoria, sulla giustizia, sull’amore e sull’odio, il cui confine è sottile quanto quello che esiste, se esiste, tra giusto e sbagliato. Quello di Oriana Fallaci è un libro disperato, traboccante di vita, e pieno di interrogativi. Niente e così sia non è solo un libro, è di più: è un atto di coraggio, una condanna feroce e una invocazione agli uomini e per gli uomini, i quali non sono né angeli né bestie – citando Pascal – , né buoni né cattivi, ma angeli e bestie insieme.

Ma quale sarà la risposta alla domanda di Elisabetta? Ce ne sarà una? La guerra aiuterà la giornalista, la scrittrice, la donna Oriana a rispondere a quella impertinente e innocente domanda? La risposta arriverà quando la giornalista avrà lasciato il Vietnam, sconfortata, delusa e amareggiata, con solo una preghiera disperata in bocca: <<Dacci oggi il nostro massacro quotidiano, liberaci dall’insegnamento che ci dette tuo Figlio, tanto non è servito a niente, non serve a niente e così sia>>. La risposta arriverà lontano dal Vietnam, quando la donna andrà in Messico per documentare una rivolta di studenti, e dove verrà colpita da una raffica di mitra. Solo in quel momento un lampo di verità la colpirà e le darà la risposta. Lascio a voi il piacere di scoprirla.

foto_indexQuello di Oriana Fallaci è un libro difficile. Difficile non nello stile, che al contrario è immediato, rapido, semplice, e diretto; difficile non nei concetti, che sono anch’essi elementari e immediati. Difficile, invece, è l’accettarlo. Difficile è accettare le verità che il libro ci propone, che ci mostra, senza veli o mezzi termini, senza filtri. Difficile è mettersi in ascolto delle parole, avere la forza di osservare le immagini, farsi trasportare dalle sensazioni, che la Fallaci con maestria ci regala – sebbene il primo istinto sia sempre quello di rifiutarle, fin dalla Prefazione, in cui sono riportate delle testimonianze agghiaccianti sull’orrore della guerra.

Lungo il sentiero incontrammo due bambini: uno quattro e uno cinque anni, direi. Un G.I. sparò al bambino più piccolo e allora il bambino più grande si gettò addosso a lui per proteggerlo. il G.I. gli scaricò addosso sei colpi. Lo fece con molto distacco, in modo professionale. E poi incontrammo un uomo con altri due bambini, piccoli piccoli, un maschio e una femmina. Camminavano lungo il sentiero ed erano tremendamente impauriti, la bambina piangeva e diceva in vietnamita: no, no, no! La bambina era a destra e il bambino a sinistra. L’uomo era nel mezzo. Tutti insieme, i G.I. aprirono il fuoco e li tagliarono a metà. (Dalla testimonianza di Ron Haeberle, fotografo della Compagnia Charlie). (Niente e così sia, Prefazione, Oriana Fallaci).

Difficile, perché ti vien voglia di chiudere tutto, di cacciare il libro sotto al cuscino e di gridare: ma perché accidenti devo leggere di queste crudeltà, di questi orrori? Io non vivo mica la guerra, la guerra non è la mia realtà, posso vivere benissimo senza sapere come si ammazzano dei bambini, come si usa il Napalm, come si tortura un uomo che potrebbe essere mio fratello, mio cugino, come si fa a guardare in faccia la morte e ad accettarla.

La verità è che per leggere questo libro dovete fare un patto, voi e l’Oriana, un patto che si chiama parresia: che – come diceva Foucault – è il coraggio della verità. Il coraggio della verità che si assume colui o colei che parla, ma anche il coraggio che si assume colui o colei che ascolta, il coraggio di accoglierla, questa verità, di accettarla, per quanto sia dolorosa e insopportabile. E se posso darvi un consiglio, accettatelo questo patto. Per quel che ci guadagnerete, forse, ne varrà la pena.

Quello di Oriana Fallaci è un libro onesto. Un libro che è come un viaggio, un viaggio in Vietnam certo, ma anche un viaggio che ha come scopo quello di tirarci giù da quelle roccaforti che sono i nostri pregiudizi sulla vita, sull’Uomo, sul mondo. Quello di Oriana Fallaci è un libro che ci invita a riflettere, a ripensare cose già pensate e fossilizzate, e rivalutarle. E al di là di tutte le polemiche che si sono create in questi anni attorno alla figura di Oriana Fallaci, vorrei dire che mi sembra questa la sua immagine più bella: un’Oriana appassionata, che va in guerra con le treccine e i mocassini, un’Oriana innamorata della vita, instancabile, impertinente, curiosa e che lascia spazio agli interrogativi, ai dubbi, alle miriadi di possibilità e di sfumature che la vita ci offre.

 

Oriana Fallaci

 

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About Antonietta Bivona

COLLABORATRICE | Nata il 16 Aprile del 1993, in Provincia di Catania. Dopo gli studi classici, si è laureata in Lingue e Culture Europee Euroamericane ed Orientali presso l'Università degli Studi di Catania, con una tesi su Cesare Pavese e il Mestiere di vivere. Attualmente è impegnata con un master in Global Marketing. E' una grande appassionata di letteratura, italiana e straniera. Ama la scrittura, l'arte ed il cinema. Sociopatica, bibliofila e femminista.

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