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Nessun futuro, nessun diritto: essere Universitari oggi

Pubblicato il Pubblicato in Agenda, Costume e Società, Recenti

di Francesca Cimò

Nel 2007, l’allora ministro dell’Economia Tommaso Padoa-Schioppa deliziava i giovani italiani con una frase destinata alla Storia:

<<Mandiamo i bamboccioni fuori casa>>.

Il termine, che potremmo definire una traduzione “fantasiosa” dell’inglese “tanguy“, indicava tutti quei giovani, laureati o laureandi, che ancora vivevano a casa dei genitori, senza lavoro.

Con una delicatezza ammirevole, l’allora Ministro condannava un’intera generazione, senza però spiegare le cause di un disagio così diffuso.

Da quella dichiarazione sfortunata, credeteci o no, son passati 7 anni. Sette lunghi, interminabili anni in cui anche io, che allora ero semplicemente una sciocca studentessa liceale, sono diventata una studentessa universitaria.

Pendolare, per giunta.

Di Filosofia, come se non bastasse.
Proprio ieri che mi è tornata in mente la frase di Schioppa.

Ieri mattina quando, arrivata alla stazione, ho scoperto che il treno era stato soppresso.

Ieri pomeriggio,  quando un Docente Universitario ci ha giustificato l’aumento del programma del suo corso dicendo:  “pagate le tasse ed è giusto che voi impariate qualcosa” (Peccato che i libri di testo non siano compresi nelle tasse)

Ieri sera quando, arrivata alla stazione, ho scoperto che il treno aveva 45 minuti di ritardo.

In generale, la frase di Schioppa mi torna in mente ogni qualvolta le mie aspirazioni di studentessa si scontrano con la dura realtà dei fatti, cioè sempre.

Non solo non abbiamo uno straccio di garanzia per un futuro che si preannuncia catastrofico, ma oltre al danno ci prendiamo pure la beffa di chi non capisce che se oggi uno studente universitario trova lavoro, lo trova al nero.
Che l’abbonamento del treno, a noi, ci costa tanto. E che se proprio non è possibile fare una riduzione per studenti, perlomeno fateci arrivare a lezione puntuale.Non sia mai che i vari docenti che ancora oggi si fiscalizzano sulle presenze, ci segnino come assenti. Che se abbiamo due corsi con frequenza obbligatoria, non potete sovrapporli completamente.

Non siamo ancora in grado di sdoppiarci.

Francamente, a volte mi chiedo a cosa mi serva fare l’Università.

E come me, devono esserselo chiesto in molti, visto che le iscrizioni stanno drasticamente diminuendo. Come faccio a dare torto ad un neodiplomato che decide di cercarsi subito lavoro? Frequentare l’Università (e quando scrivo frequentare, intendo andarci tutti i giorni, comprare i libri, dare gli esami) sta diventando un lusso che sempre meno famiglie possono permettersi.

Ecco, Padoa-Schioppa, amico caro: ecco la genealogia dei “bamboccioni”.

Noi nasciamo e siamo creati da uno Stato indifferente verso il nostro futuro, che ci tratta come numeri di matricola buoni solo a  dare soldi per un servizio non all’altezza delle nostre necessità,  siamo compagni di corso con studenti che pagano i professori per passare gli esami, che entrano nelle facoltà a numero chiuso perché amici di amici di professori, siamo quelli che per un corso da 6 crediti arrivano a spendere anche 100 € di libri.

Una volta usciti, siamo gettati in un mondo a cui noi non interessiamo, salvo rare eccezioni.

Questo fenomeno, evidente nel 2007, è diventato ora insostenibile.
Cattive politiche di istruzione promosse da politici abili come tartarughe ad una corsa di velocità, hanno avuto come risultato solo il taglio dei fondi per il diritto allo studio, l’aumento dell’inefficienza dei Corsi di Laurea, la nascita in noi di un senso di smarrimento.

Tempo fa ho letto un saggio molto bello, di Galimberti (“L’ospite inquietante: Il Nichilismo ed i giovani”), che  renderei obbligatorio a tutti coloro che operano nella sfera politica ed istituzionale, in cui viene spiegato il motivo dell’indifferenza dei giovani verso la politica, la cultura, la sfera sentimentale.  Nelle sue parole mi sono ritrovata moltissimo, perché ha ragione, Galimberti:  l’indifferenza è generata dalla mancanza di futuro. L’assenza di prospettive di stabilità economica ci allontana dalla politica, che diventa insignificante. Ci allontana dalla Cultura, che identifichiamo con Pompei che crolla a pezzi. Ci allontana dai sentimenti, perché tanto amare  qualcuno è inutile se insieme non ci puoi progettare nemmeno un’uscita a cena.
Ci allontana, in generale, dalla società, dal mondo.
Solo che, perdonatemi l’ironia, c’è un piccolo problema: senza noi giovani, questo mondo non va avanti.

Ed io mi sono stancata di stare ferma.

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About Francesca Cimò

COLLABORATRICE | Classe 1991, toscana. Studentessa di Filosofia, le interessa tutto ciò che riguarda la cultura, la politica, la società. Ogni tanto si sente una 24enne spensierata ma poi le passa. Suoi sono diversi pezzi di attualità.

Un pensiero su “Nessun futuro, nessun diritto: essere Universitari oggi

  1. Ciao Francesca. Mi sembra quanto meno doveroso, prima di esprimere il mio accordo e rispetto nei tuoi confronti, metterci la faccia per questa mia esternazione. Sono Lorenzo Bini, studente laureando in geologia, e sto passando anch’io un periodo prolungato della mia vita in cui mi sento smarrito e non ho la più pallida idea di che cosa fare dopo che mi sarò laureato. Sto sempre più pensando a quanto possa essere vera l’affermazione “Se votare facesse qualche differenza non ce lo lascerebbero fare” (cit. Mark Twain) e la politica non mi sta dando dei validi motivi per pensarla diversamente. Soprattutto è troppo triste per me il dover constatare che una volta che avrò il pezzo di carta in mano è praticamente impossibile, nonostante ci sia nella pubblica opinione un certo interesse verso la tematica che sto affrontando, che io trovi qui il lavoro per cui ho studiato. E anche se lo trovassi sarei sfruttato come pochi. C’è un piccolo appunto che vorrei fare a questo articolo e questo riguarda l’episodio di questo tuo professore che ha detto: “pagate le tasse ed è giusto che voi impariate qualcosa”. Impariamo qualcosa “cosa”? Ho come avuto l’impressione in questi anni che i professori ci abbiano insegnato un certo quantitativo tot di cose che non potevano non insegnare ma ci hanno tralasciato delle cose fondamentali che ci servivano per affrontare adeguatamente il mondo del lavoro. Secondo me lo hanno fatto per impedire a noi di raggiungere il livello di coloro che sono già dentro il mondo del lavoro e questo avviene soprattutto nelle professioni regolamentate, con tanto di Ordini Nazionali. Insomma la generazione più vecchia sta cannibalizzando quella più giovane, quest’ultima vista come “nemica”. Oppure come buona a nulla. Questo è il mio pensiero. A parte il resto, Francesca, tu scrivi veramente bene!

    Un caro saluto

    Lorenzo Bini

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