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My Dreams: la “band su misura”, in ritardo

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Il gruppo musicale “My Dreams”

Anche se ultimamente – e continuamente – mi chiedo come facciano molti gruppi/cantanti italiani a continuare ad avere il successo di cui godono (eviterò di nominarveli, sappiamo già tutti chi sono i più criticati), al tempo stesso non sono ancora così sordo da non rendermi conto che nel nostro caro Paese ci sono anche dei veri artisti musicali.

Chi avrà una conoscenza musicale italiana, un po’ più elevata della media, conoscerà di certo svariati musicisti contemporanei come i Ministri, i Verdena e il Teatro degli Orrori e saprà pure che queste band, benché forti di un buon successo e di una vasta schiera di appassionati, non avranno mai un pubblico vasto quanto quello di un cantante vincitore di un talent, o di artisti ben più “Pop” e “commerciali”. Ma questo d’altronde si sa, succede in ogni parte del mondo ed è sempre stato così. La bella musica viene sempre messa in secondo piano rispetto a quella che potrebbe piacere alla massa, focalizzata più nell’essere un tormentone che un’opera musicale. Ma non è di questo che voglio parlarvi, è stato già fatto in passato e si è ben consci di come le cose non cambieranno e che, tutto sommato, vadano bene così come sono.

Oggi vorrei parlarvi, più precisamente, di quelle band create per un pubblico di adolescenti, assemblate pezzo per pezzo dalle etichette discografiche in modo da rappresentare esattamente la loro idea di “quel che i giovani di oggi desiderano”. E voglio parlarvene di una abbastanza recente e, soprattutto, italiana. C’è solo un piccolo problema: avete presente quella fastidiosa sensazione che avete quando accendete il vostro televisore, fate zapping fra i vari canali, dopo un pasto fatto di talk show con argomenti triti e ritriti, serie televisive di bassa qualità e una comicità da cinema muto, (e in tutta franchezza, dico: <<magari fosse veramente da cinema muto>>) e capite che l’Italia è letteralmente rimasta indietro rispetto al resto del mondo? Ecco, è proprio questo di cui voglio discutere con voi: quella fastidiosa sensazione si è trasformata in certezza quando ho conosciuto una di queste band costruite su misura italiane: i My Dreams.

 

 

Ma prima vorrei fare un passo indietro, tornando a qualche anno fa: chi si ricorda la cultura emo? Suppongo tutti. Non è passato molto tempo dal, diciamo, assopimento di questa cultura. Un assopimento portato avanti anche da chi, più di chiunque altro, pubblicizzava questa cultura e, quindi, le band. Chi le conosce sa perfettamente che i Blessthefall, gli Escape The Fate, gli Asking Alexandria, gli Alesana etc… hanno smesso da parecchio tempo di seguire il look emo E se neanche chi la mostrava al grande pubblico continua a seguirla, una moda prima o poi passa. Come è ben noto a tutti, eccetto a chi/coloro abbia/abbiano creato i My Dreams. Gli emo sono infatti passati di moda, ma loro sembrano non saperlo. E con la loro unica canzone Lean On, cover della famosa canzone del progetto musicale Major Lazer, sembra anche che non sappiano che esistono i Punk Goes Pop ormai da svariati anni. E quando dico che siano stati creati non sto esagerando, e non credo esageri anche nel dire che chiunque sia stato non sia una persona molto furba. Qui non può esistere neanche qualcuno che provi a dire il contrario e che questa band sia in realtà costituita da un gruppo di ragazzi amanti per la musica, perché oltre a portare avanti una cultura ormai morta da anni il loro unico singolo (sempre se così si possa definire una cover) è stato distribuito sin da subito su Youtube tramite il loro canale affiliato a Vevo.

E’ alquanto strano che una band che ha realizzato una sola canzone abbia infatti Vevo e, quindi, un’etichetta discografica. Ed è ancora più strano che lo stesso giorno che il video viene caricato venga subito commentato dai più famosi youtuber italiani (molti dei quali non hanno niente a che fare col mondo della musica) con una miriade di pareri e giudizi entusiasti. Se a questo ci aggiungiamo, poi, che musicalmente siano molto scarsi e che siano protagonisti di un video che fa di tutto per richiamare al brano Situations degli Escape The Fate, con tanto di cheerleader ed armadietti da scuola tipicamente americani (peccato che siamo in Italia, non ci sia niente di tutto questo e che quindi il risultato finale risulti alquanto sgradevole e strano), che tre su quattro membri cantino con una pronuncia pari a una bambina di quinta elementare e ancora che tutta la regia del video è focalizzata sui loro sorrisetti, ecco qui che abbiamo la band creata su misura del momento… sbagliato.

E già, perché avrei avuto molto meno da criticare se questa band fosse nata nel 2008/2009: in quel frangente avrebbe avuto senso ma non adesso, non ormai che questa cultura non è più nella quotidianità. La cosa divertente è che all’epoca vi erano delle band (orrende) che tentavano di essere emo all’italiana come i Dari e i Blind Fool Love: ma almeno loro cantavano inediti e non cover di canzoni ben più blasonate.

Concludo con un piccolo, inutile, appello alle case discografiche:

<<Se proprio dovete costruire della musica a tavolino in modo che piaccia, prima informatevi di cosa piace al momento e sforzatevi almeno di scrivere qualche canzone>>.

 

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About Martin Ferjani

COLLABORATORE | Classe 1992, siciliano. Studente di Lingue e Culture Europee, Euroamericane ed Orientali presso l’Università degli Studi di Catania. Le sue passioni sono la musica, il disegno e le belle storie.

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