Jose Mujica

José Mujica, il Presidente più povero del mondo

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<<Una persona povera non è chi ha poco, ma chi ha bisogno infinitamente di più, e più e più. Io non vivo in povertà, io vivo in semplicità. Ho bisogno di molto poco per vivere>>,

José Mujica risponde così a chi lo definisce il Presidente più povero del mondo, conosce bene cosa vuol dire non avere niente, essendo stato per 14 anni in prigione, due dei quali in isolamento in un pozzo sotterraneo. Era un guerrigliero politico, appartenente al movimento armato di sinistra “Tupamaros”, fu arrestato più volte, evase di prigione ma, una volta catturato e con la dittatura militare del 1973, iniziò a scontare la sua lunga pena. Per due di questi anni è stato uno dei cosiddetti rehenes (ostaggi), ovvero quei prigionieri Tupamaros che, in caso di azioni militari del gruppo, avrebbero potuto essere fucilati.

 

Tupamaro_flag

 

La sua, è la storia di un Capo di Stato atipico: non vive in lussuosissimi palazzi a spese dei contribuenti, bensì nella sua modesta e tranquilla fattoria nella periferia di Montevideo; non indossa mai la cravatta e la sensazione è quella che sia lì quasi per caso, soprattutto quando lo si vede accanto ai grandi potenti della Terra.

La verità, tuttavia, è che non è lì per caso: è stato eletto presidente dell’Uruguay all’età di 74 anni e forse proprio questa età abbastanza avanzata gli ha garantito una notevole maturità che lo ha portato a sconfessare, in un certo senso, le idee avute in età giovanile. Mujica, che viene da tutti chiamato Pepe, era infatti un guerrigliero di sinistra, molto vicino alle idee della rivoluzione Cubana, per intenderci quelle di Fidel Castro e Che Guevara; Josè ha combattuto con la violenza e con le armi, adesso però ha capito ed affermato più volte che non esistono guerre giuste e nobili, crede molto nei negoziati, <<i quali porterebbero un esito non condiviso da tutte le parti ma infinitamente migliore per i deboli, i poveri e i sofferenti del mondo rispetto a qualsiasi soluzione militare>>.

Sono propri i deboli ed i poveri i maggiori beneficiari delle sue politiche: oltre all’aver rifiutato qualsiasi forma di “privilegio” presidenziale (la sua “auto blu” è un Maggiolino degli anni ’70), a lui si deve il gesto forse più forte ed emblematico: Mujica ha infatti deciso di rinunciare al 90 per cento del suo stipendio (pari a 10 mila euro), accontentandosi di 800 euro al mese per poter vivere e devolvendo il resto a favore di associazioni non governative. Mujica, infatti, non capisce come può un politico guadagnare più dei suoi concittadini, a tal proposito ha più volte affermato che questi soldi, anche se sono pochi, gli devono bastare perché la maggior parte degli uruguaiani vive con molto meno, ha rifiutato il palazzo presidenziale, si mette in fila all’ospedale come ogni altro cittadino, ha diminuito la corruzione e lotta da sempre contro gli abusi delle multinazionali. Da ex fumatore combatte contro le lobby del tabacco (primo paese in America Latina a vietare il fumo nei luoghi pubblici) e ha legalizzato la marijuana, ma non per rendere l’Uruguay il paese dello sballo. Lo stato si è assunto la gestione e la distribuzione della marijuana, concede licenze ai privati per la coltivazione e la vende ad un prezzo bassissimo per sostituire il mercato illegale ed eliminare la criminalità legata alla cannabis. Questo è l’obiettivo della riforma, secondo il presidente “le dipendenze non sono buone” però è legittimo evadere ogni tanto, che sia con un po’ di whiskey o con un po’ di erba, l’importante è <<non superare i margini tollerabili>>.

 

Uruguay, sì definitivo alla marijuana di Stato

 

In un mondo dove le persone fanno politica per mestiere risulta difficile pensare che esista invece un caso del genere che, tuttavia, dimostra evidentemente che è ancora possibile fare politica con la P maiuscola, rimanendo davvero dalla parte del proprio popolo. Riuscireste a immaginare il vostro Capo di Stato senza scorta, senza un conto in banca, e nullatenente agli occhi del fisco? Chi scrive fa molta fatica a farlo.

Dopo il Presidente dell’Ecuador, Rafael Correa, che è riuscito a far cancellare il debito pubblico del suo Paese, arriva un’altra lezione di politica vera per l’Occidente, ancora una volta dal Sud America, ancora una volta da Paesi senza dubbio più poveri del nostro. Personaggi come Mujica sono quelli che dovrebbero essere invitati nelle università, sono gli unici che hanno la legittimazione a parlare ai giovani. Da noi invece, nei seminari i relatori sono banchieri indagati e politici con fedine penali lunghe chilometri.

Se apriamo gli occhi possiamo scoprire che esiste un sistema di governo alternativo e questi grandi personaggi “non allineati” ce lo dimostrano ogni giorno, nonostante la poca pubblicità concessa ai loro “miracoli” quotidiani.

E’ giusto aprirsi al Continente Americano e noi lo abbiamo fatto da sempre ma forse abbiamo solo sbagliato latitudine.

Basterebbe semplicemente più a Sud.

 

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About Fabiano Catania

COLLABORATORE | Classe 1990, siciliano di nascita ma pisano di adozione. Station Manager di RadioEco, radio dell'Ateneo di Pisa, da sempre ha una grande passione per la scrittura e l’informazione libera. Si interessa di musica indipendente ed è un appassionato del cinema d’autore.

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