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Mille Splendidi Soli

Pubblicato il Pubblicato in Il consiglio del Libraio, Letteratura e Cultura, Recenti

<<Imparalo adesso e imparalo bene, figlia. Come l’ago della bussola segna il nord, così il dito accusatore dell’uomo trova sempre una donna cui dare la colpa. Sempre. Ricordalo, Mariam>>. (Nana)

Da tempo mi rimproveravo di non avere ancora letto i romanzi di Khaled Hosseini, così, qualche giorno fa, sul mio Kindle ho premuto ok su “Mille Splendidi Soli”. Pagina dopo pagina i legami con un altro meraviglioso libro, nella pagine del quale ho trovato l’Afghanistan, si intensificavano: Shantaram ha prepotentemente imposto il suo ricordo durante la lettura. Ma Kabul è il vero castello del romanzo di Hosseini e Mariam e Laila sono le regine di questa splendida magione.

Una storia, quella dell’Afghanistan, martoriata dalle occupazioni, dai regimi totalitari, dal terrorismo, dalla guerra civile e dalla guerra per il potere. E difficile è anche la vita delle due donne protagoniste della storia narrata in queste (fin troppo poche, verrebbe da dire) pagine. Mariam è una barami, una bastarda nata fuori dal matrimonio, cresciuta lontana dall’affetto del padre, in un piccolo villaggio a poca distanza da Herat. La madre, Nana, si prende cura di lei e le ricorda, giorno dopo giorno, della bestialità degli uomini nei confronti delle donne. Mariam cresce nella più completa ignoranza, senza alcuna istruzione, guidata solo dal suo Maestro che si premura semplicemente di insegnarle il Corano. Al lato opposto di quest’universo femminile vive Laila, figlia di due istruiti genitori, nata e cresciuta nella grande capitale, Kabul, centro nevralgico delle occupazioni sovietiche prima e di quelle talebane poi. Laila frequenta la scuola, legge e può contare su un padre, una volta insegnante, colto e amorevole.

Nel romanzo di Hosseini, le vite di queste due splendide donne, di questi due splendidi soli, si incontrano in circostanze che nessuna delle due si sarebbe mai sognata di contemplare. Faticosamente, Laila e Mariam diventano amiche improbabili in una situazione familiare che non è certamente facile. Rashid è un borioso, una bestia, un violento e un ignorante. La sua pressante necessità di avere un figlio non si ferma nemmeno davanti la possibilità di dover violenatare una quindicenne, Laila appunto, che ha sofferto fin troppi dolori. E i continui aborti di Mariam, la sua prima moglie, non l’hanno di certo aiutato a mitigare la sua rabbia e la sua codardia. Il triangolo, pericoloso, di questa famiglia allargata è certamente il nodo centrale di questa narrazione, semi-reale.

Durante la lettura, mi è capitato spesso di provare rabbia, di essere fortemente solidale con queste donne completamente in balia di un codardo violento. Spesse volte mi sono visto commuovere, o tramare nella paura che le percosse del maiale, che era Rashid, arrivassero a distruggere la vita di Laila o di Mariam. Ciò che, nel romanzo, così prepotentemente, trascina il lettore nei sentimenti profondi dei personaggi è la sua realtà. Mille Splendidi Soli non è un racconto di fantasia. Certamente personaggi e alcuni luoghi sono inventati, ma la condizione delle donne afghane è vera così come Hosseini l’ha rappresentata, la pazzia della sharia è reale tanto quanto la vostra mano che volta le pagine durante la lettura. Il folle volere di Rashid che, impetuoso, pretende che le donne stiano chiuse in casa e che possano uscire solo con indosso il burqa e accompagnate da un parente maschio, è reale quanto l’auto che ogni giorno, probabilmente, prendete per recarvi al lavoro. Il dolore, mi ha spesso colto di sorpresa durante la lettura, dolore misto a commozione, durante i pestaggi, forti, che Rashid compieva nei confronti delle due donne, ripetutamente a causa del più futile dei motivi.

È certamente un romanzo che riempie il cuore, che divora l’anima e instilla nel profondo il desiderio di potere fare qualcosa, di poter agire per sovvertire la pazzia che le donne, in Afghanistan (e più in generale in tutti i territori islamici) sono costrette a subire, giorno dopo giorno.

Solo per darvi un’idea della fervente follia che percorre, e ha percorso, queste terre, vi lascio con le leggi a cui dovevano attenersi gli afghani nel tempo in cui i talebani erano al potere:

1. Divieto totale di lavoro fuori casa, incluso l’insegnamento, la sanità, etc ;

2. Divieto totale di movimento fuori casa senza la presenza di un mehram (padre, fratello o marito) ;

3. Divieto di trattare con negozianti maschi ;

4. Divieto di ricevere cure da medici maschi ;

5. Divieto di istruzione in scuole, università o altre istituzioni ;

6. Obbligo di indossare il burqa, un lungo velo che copre le donne da capo a piedi ;

7. Fustigazione, percosse e insulti alle donne i cui abiti non corrispondono alle 8 prescrizioni dei talebani, o alle donne non accompagnate dal mehram ;

8. Fustigazione pubblica per le donne con le caviglie scoperte ;

9. Lapidazione pubblica per le donne che hanno rapporti sessuali fuori dal matrimonio (molte coppie di amanti vengono lapidate a morte per questa legge) ;

10. Divieto dell’uso del trucco (a molte donne sono state amputate le dita perché avevano le unghie laccate) ;

11. Divieto di parlare o di dare la mano ad uomini che non siano mehram ;

12. Divieto di ridere forte (nessun estraneo deve sentire la voce delle donne) ;

13. Divieto di portare i tacchi alti, in quanto è proibito sentire il suono dei passi di una donna ;

14. Divieto di prendere il taxi senza un mehram ;

15. Divieto di apparire alla televisione, alla radio o in qualsiasi riunione ;

16. Divieto di praticare sport o entrare in una palestra o centro sportivo ;

17. Divieto di portare biciclette e moto anche in presenza del mehram ;

18. Divieto di indossare abiti a colori vivaci (nelle loro parole, “colori sessualmente attraenti”) ;

19. Divieto di riunione anche in occasione di feste o per scopo ricreativo ;

20. Divieto di lavare i panni accanto ai fiumi o in luoghi pubblici ;

21. Tutti i nomi con la parola “donna” sono stati cambiati. Per esempio, il “giardino delle donne” è diventato il “giardino della fonte” ;

22. Divieto di apparire al balcone delle case e degli appartamenti ;

23. Obbligo di oscurare le finestre in modo che le donne non possano essere viste dall’esterno ;

24. Divieto per i sarti maschi di prendere le misure o cucire abiti da donna ;

25. Divieto dell’uso dei bagni pubblici per le donne ;

26. Gli autobus sono segregati, per uomini e donne; divieto per uomini e donne di viaggiare sullo stesso autobus ;

27. Divieto di indossare vesti con maniche larghe anche sotto il velo ;

28. Divieto di farsi fotografare o filmare ;

29. Divieto di riprodurre immagini di donne su giornali e libri, o di esporle nelle case e nei negozi ;

30. Divieto a tutti, uomini e donne, di ascoltare musica ;

31. Divieto a tutti di guardare film, televisione e video .

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About Filippo Giampapa

COLLABORATORE | Nato in Sicilia nel 1990, coltiva da sempre l'amore per l’arte in genere, soprattutto per la scrittura. Dal 2009 studia presso l'Università degli Studi di Torino. "Germogli Secchi" e "Numeri" sono le sue pubblicazioni disponibili su Amazon in ebook e brossura.

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