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“Mia madre”: Nanni Moretti, il dramma naturale e il genio

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Giovanni “Nanni” Moretti (1953) è un regista, attore, sceneggiatore e produttore cinematografico italiano

E’ uscito da qualche settimana l’ultimo film di Nanni Moretti, Mia madre, che svela i contenuti più intimi della continuità della vita, dell’essere figli, genitori e dell’essere, infine, vicini alla morte. Questo film racconta non già una trama intessuta negli spazi e nella dimensione ampia ed eterogenea della vita, quanto il tempo, e non in maniera universale: il tempo di Moretti è un tempo familiare, privato, fatto di poche persone, tutte umane, piene di dubbi e di bellezza.

La protagonista è Margherita (interpretata da Margherita Buy), che è madre e figlia insieme: regista poco sicura delle sue decisioni, a un passo dalla nevrosi, è al centro delle sue stesse preoccupazioni. Impara a fare la madre di una ragazzina come tante, e poi, soprattutto, è figlia: figlia di una madre ormai al tramonto della vita, inconsapevole e restia ad introiettare l’inarrestabile decorso del suo tempo. Ex insegnante di latino al liceo, è amata da tutti. Oltre a Margherita, ha un altro figlio, interpretato da Moretti. Personaggio che aiuterà – sempre nella sfera più naturale ed intima del termine – Margherita a smascherare una buona parte dei suoi fantasmi. Se da un lato, infatti, è la stessa protagonista ad ignorare i seri problemi della madre, un po’ per nostalgia, un po’ per senso di colpa verso una vita spesa lontano dal calore e dell’umanità dei rapporti familiari, dall’altro è il fratello la parte assolutamente razionale, serio ingegnere che sa già cosa ha in serbo per loro l’immediato futuro, che vive con compostezza tutto il tempo che rimane alla madre.

L’intero film associa momenti di sofferenza, dolore e distanze, a momenti di comicità nuda e cruda, associata ad un grande personaggio di nome Berry (interpretato da John Turturro), attore protagonista del film diretto da Margherita, che è rimasto nella parte dell’attore e per questo è evidente il suo malessere, la sua vena folle.

Filo conduttore è il decorso della madre, la quasi totale decadenza: Margherita ricorderà spesso i suoi momenti di lucidità, sempre più desiderati adesso che è quasi tutto perduto, adesso che la figlia Livia inizia a crescere, inizia ad amare ed a soffrire come una donna adulta. Si chiederà Margherita: <<Dove finiranno dopo Lucrezio, Tacito, e tutti gli altri?>>. L’avvicinarsi della morte è inesorabile: ma non già quella fisica, che è sempre lì dietro l’angolo, paventata ed annichilente, quanto invece la morte psicologica, morale e mentale che rende (ognuno in modo diverso) i due figli adulti e pieni di responsabilità fragili ed incredibilmente desiderosi di un nuovo affetto.

Una scena del film “Mia madre”, diretto da Nanni Moretti, presentato in concorso al 68° Festival di Cannes

La morte comincia, insomma, a rivelarsi. Finché, come una sveglia, arriva puntuale, inesorabile. La scomparsa della madre non è, però, una fiumana che porta via con sé le anime dei vivi. Margherita e il fratello, in una delle scene finali, siedono accanto al letto con la madre ormai spenta, mentre parlano più o meno normalmente: è un quadro quasi straniante. Tutto, anche la morte, dopo un percorso evolutivo e con il passare del tempo diventa familiare, si ridimensiona.

Questo film racconta senza enfasi un evento naturale e fisiologico che chiunque, più o meno precocemente, incontra nel corso della propria vita. Racconta che esistono vari tipi di morte: la morte di un uomo che giace dentro i panni dell’ attore, la morte di una madre che vorrebbe ritornare ad essere amata come una figlia e infine la morte vera, reale. Un film che riesce ad entrare dentro, quasi a trafiggere il cuore di chi lo guarda, non tanto perché sia platealmente eccezionale, ma in quanto si dimostri così intimo ed a misura d’uomo da non poter non toccare gli scheletri e i punti deboli di ognuno, va definito geniale.

Del resto, parliamo di un Moretti ormai da tempo profeta: dopo aver scritto e diretto un film che racconta della debolezza di un uomo anziano fatto Papa, tanto vulnerabile da indurlo a dimettersi ed a scappare da quel tipo di costume sociale, abbiamo assistito (appena un anno dopo) alle reali dimissioni di Papa Benedetto XVI. Non c’è, però, da sconvolgersi troppo: le debolezze umane rimangono tali anche quando sembra che un ruolo sociale o il Potere debba superarle.

Si può raccontare di un uomo divenuto all’improvviso potente a cui grava il fardello della maschera, del ruolo che egli ricopre nella società attuale, oppure si può raccontare di come il colpo della morte o ancora della paura profonda della stessa, possa riaprire ferite e scorci di cui tutti paventiamo il riemergere.

In ogni caso, qualunque sia il fantasma, la paura o la preoccupazione che nascondiamo in un angolo del nostro armadio, questo fa e continua a fare Nanni Moretti e, proprio per questo, continuerò ad andarlo a vedere.

 

 

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About Anita Gionfriddo

COLLABORATRICE | Classe 1995, siciliana. Studia Medicina e Chirurgia presso l'Università degli studi di Torino. Continua a coltivare la passione per la politica, la letteratura e il giornalismo, seguendo strenuamente gli ultimi pensatori liberi del nostro Paese.

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