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Metti un #SalTo da Caracò

Pubblicato il Pubblicato in Il consiglio del Libraio, Letteratura e Cultura, Recenti

LOGO_CARACO_EDITORE_JPG_ALTAMetti un giorno al Salone Internazionale del Libro di Torino in cui sei a caccia di belle notizie e di bei convegni, metti un tweet inviato per caso solo per commentare presenze politiche dubbie all’entrata della manifestazione, aggiungi un hashtag, come quello di #SalTo14 infilato nel tweet giusto e condisci con un invito da una casa editrice di fare un SalTo al loro stand, F30 Padiglione 2.

Caracò è uno dei tanti editori indipendenti presenti sul territorio italiano. Svolge la propria attività tra Napoli, Bologna e la Sardegna e si occupa di narrativa, anche di impegno civile. Loro è la campagna recente intitolata #scemochinonlegge.

Ad accogliere me e Sveva è Alessandro Gallo, uno dei fondatori della casa editrice nata  “nel 2011 dall’idea comune […] di dare corpo e concretezza alla loro ossessione: fare libri.” Alessandro è un tipo giovane e tanto sorridente; a primo impatto trasmette tanta pacatezza e voglia di fare, oltre che di professionalità e serietà. Superate le difficoltà iniziali nel trovare, nel Salone, un posto tranquillo in cui potersi magari sedere, rinunciamo e cominciamo l’intervista in piedi. Alessandro parla tanto, si vede che crede davvero in quello che dice, non ci sono spazi per maliziosità commerciali a tutti i costi.

D: Cosa definisce un editore indipendente?
R: L’editore indipendente investe particolare energia nei riguardi del proprio autore, tessendo un rapporto che va oltre quello lavorativo, creando una connessione personale. Tramite un editore indipendente, l’autore percepisce che l’editoria è una rete di cui lui fa parte, collaborando attivamente per la promozione di sé e del libro.

D: Quali sono le maggiori difficoltà?
R: Innanzitutto trovare posto in un mercato che, per sua costituzione, è saturo. Le difficoltà sono tantissime, vista la situazione italiana, dominata da tre grandi gruppi editoriali (RCS, Feltrinelli, Mondadori, ndr). Una della maggiori resta comunque la visibilità nei confronti del lettore. Non potendo contare su grossi store in catena, come possono essere quelli di Feltrinelli, per esempio, ci troviamo sempre relegati in scaffali che il lettore non identifica immediatamente, magari dietro la nuova grossa uscita commerciale. Raramente negli store dei tre grandi gruppi editoriali si vedono pile di libri di Caracò, come di tanti altri editori indipendenti. Anche per questo motivo abbiamo creato, insieme ad altre case editrici indipendenti, l’osservatorio ODEI  (Osservatorio Degli Editori Indipendenti).

D: Esiste quindi un reale monopolio in Italia del mercato del libro? Possiamo affermarlo?

Alessandro sorride, ma è un sorriso intriso di complicità. So perfettamente che questa può benissimo essere una domanda retorica e che tutti, spesso conosciamo la risposta, ma il suo sorriso mi rassicura che non c’è rassegnazione. 

R: Sì, ma esiste anche la possibilità di farlo crollare (se vogliamo essere epici, ndr). Su Amazon (giusto per non fare nomi, aggiunge Alessandro, ndr) esiste un reale mercato concorrenziale, perché un libro che scala la classifiche di vendite nella vita di tutti i giorni, attraverso i tre grandi canali di cui parlavo prima, non è detto che faccia lo stesso sulla rete, in cui l’utente acquista titoli che magari non sono così commerciali e così pubblicizzati. Per tenere il passo delle grandi casi editrici, Caracò, da quando è nata, è sempre stata presente sui social media, dato il loro grande impatto sulla comunicazione.

D: Avete qualcosa in mente di preciso, per il momento?
R: Abbiamo in mente una campagna tramite un hashtag che la Direzione non ha ancora approvato…

D: …Quindi non puoi anticiparmi nulla?
R: No, ma posso anticiparti che in omaggio ci sarà un libro.

D: Bene, magari ci teniamo in contatto per scoprirlo in seguito. Continuiamo a parlare di pubblicità però. Dove siete? Cos’altro fate?
R: Caracò getta la propria rete di vendita soprattutto grazie ai distributori regionali, ma anche grazie alla scuole medie e superiori. Spesso creiamo progetti attraverso cui le classi di una determinata scuola acquistano i nostri libri per creare, successivamente, un dibattito di crescita e di educazione, oltre che di cultura tout court. È il caso di Non diamoci pace, libro scritto a quattro mani da me e Giulia Di Girolamo riguardo la presenza mafiosa in Emilia Romagna, dal quale abbiamo anche tratto il progetto di un lungometraggio che si chiamerà “Diario di un viaggio (il)legale”, che poi è anche il sottotitolo del libro. Le classi hanno scelto ognuna un capitolo (in totale 5) e hanno girato qualche minuto di vari cortometraggi: ne abbiamo ottenuti 42, in totale.

D: Una bella soddisfazione, insomma, almeno per quanto riguarda la partecipazione, no?
R: Certamente, ma soprattuto la certezza che duecento ragazzi emiliani hanno letto un libro che riguarda il loro territorio direttamente, un libro che ha rappresentato sicuramente un momento di crescita, soprattutto civile.

D: Possiamo quindi affermare che l’equazione libro=educazione rappresenta un po’ la vostra missione, il vostro obiettivo finale?

Alessandro sorride ancora, questa volta di gioia pura e mi risponde che

R: Sì, possiamo dirlo.

D: In chiusura, parliamo di autori. Da dove arrivano? Ma, soprattutto, com’è il vostro rapporto con i cosiddetti emergenti?

Temo di avere premuto un tasto dolente, Alessandro storce un po’ il naso ma recupera in corsa una faccia a metà tra il serio e il divertito. Ci scappa anche una battuta che ormai sentiamo spesso ovunque, la famosa “in Italia sono tutti scrittori” ma mi dice che

R: Questa è davvero una domanda seria, soprattutto perché parte dalla base di un problema serio. Francamente parlando, nove su dieci delle proposte che arrivano di solito in redazione sono da scartare. E nella confusione è quasi certo che ci possa scappare il romanzo del secolo (è forse un luccichio di sofferenza quello che vedo nei tuoi occhi, Alessandro?, ndr). Noi, come quasi tutti, abbiamo trovato la soluzione: si chiama otago (non è una delle 16 regioni della Nuova Zelanda, come vi dice google, ma la trovate qui ). Otago è un’agenzia letteraria. Noi di Caracò pensiamo che sia giusto esista un tramite, un intermediario tra l’editore e l’autore, soprattutto se è un autore emergente. L’obiettivo di otago, guidata da Marco Nardini, è fornire un doppio supporto all’autore: primo di conoscenza di sé e dei propri obiettivi, secondo di ricerca di un editore che sia interessato al manoscritto.

D: Vi fidate quindi delle proposte di questa agenzia?
R: Certamente, anzi…

E mi allunga un biglietto da visita.
Magari il mio primo romanzo lo affiderò a loro.

Alessandro ci regala due libri: Una bomber. Storie di donne che (s)calciano di Silvia Sanna e L’ultima volta che mi sono emozionato di Giuseppe Miale Di Mauro. Lo salutiamo contenti e soddisfatti.

Chiudo con la loro risposta ad un nostro tweet.

 

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About Filippo Giampapa

COLLABORATORE | Nato in Sicilia nel 1990, coltiva da sempre l'amore per l’arte in genere, soprattutto per la scrittura. Dal 2009 studia presso l'Università degli Studi di Torino. "Germogli Secchi" e "Numeri" sono le sue pubblicazioni disponibili su Amazon in ebook e brossura.

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