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MERS: la nuova SARS che viene dall’Arabia

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<<Siamo di fronte ad una emergenza sanitaria mondiale. Non si tratta di un problema che un singolo paese possa contenere entro i propri confini o che possa facilmente gestire>>.

(Margaret Chan, medico cinese Direttore Generale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, in un intervento alla 66^ World Assembly tenutasi a Ginevra nel Maggio 2013, a proposito del MERS-CoV).

 

Micrografia elettronica del MERS- CoV
Micrografia elettronica del MERS- CoV

Nel Marzo 2003 l’Organizzazione Mondiale della Sanità fece impallidire il mondo con l’emanazione di uno stato di allerta nei confronti di una nuova e pericolosa pandemia virale: la SARS (Severe Acute Respiratory Syndrome). L’epidemia aveva cominciato a diffondersi dalle terre del Guangdong, in Cina, con un percorso preciso che è stato ricostruito in ogni suo dettaglio e che cominciò in un albergo, dove il paziente zero aveva infettato altre sedici persone e da qui a un aereo la strada, si sa, è breve. L’aereo aveva fatto tappa in Vietnam, ad Hanoi, dove un passeggero del volo morì poco dopo e quando anche i membri dello staff medico cominciarono ad accusare i sintomi di quella che sembrava una polmonite, si comprese come ci si trovasse di fronte a un’infezione virale.

Il primo a diagnosticarla fu proprio un italiano, il medico microbiologo Carlo Urbani, che perse la propria vita, contagiandosi, senza mai smettere di dedicarsi al soccorso e all’assistenza medica dei bisognosi delle zone dove la profilassi sembrava inceppata. Era la fine del Febbraio 2003 e di lì a poche settimane l’OMS avrebbe lanciato l’allerta mondiale. Ma le cose non andarono come dovevano andare. Per il virus, ovviamente. Per quel SARS-CoV (un coronavirus, con un genoma fatto di RNA), che prontamente fu identificato nel Marzo dello stesso anno al Pasteur Institute di Parigi. Perché le misure di profilassi e di contenimento dell’infezione sono sicuramente più avanzate nel mondo Occidentale, dove la gestione della minaccia e l’isolamento del rischio sono una professione e un obiettivo molto importante da perseguire. E così l’infezione fu contenuta brillantemente, a differenza degli scalcinati sistemi di quarantena e profilassi di paesi del Vietnam e della Cina, dove fu necessario schierare in campo persino le forze armate. In Canada si impedì il dilagare del virus e si contenne il tutto in un singolo focolaio a Toronto, mentre in Europa, grazie all’attento controllo portuale e aeroportuale, i pochi casi individuati vennero subiti indirizzati alla quarantena. Il panico tuttavia aveva superato il reale pericolo rappresentato dal virus, anche grazie al velo che i mezzi mediatici avevano calato sul delicato momento, riaprendo bui orizzonti e scenari nefasti, scomodando la peste bubbonica, il vaiolo, e altre antiche afflizioni.

Le regioni maggiormente interessate dal virus, in un elaborato della CDC
Le regioni maggiormente interessate dal virus, in un elaborato della CDC

Oggi un parente del SARS-CoV potrebbe rappresentare una minaccia ben più consistente dell’infezione che mise in allarme il mondo undici anni fa e questa volta il coronavirus che è stato isolato, mai identificato prima d’ora, sembra provenire direttamente dall’Arabia Saudita. E’ la MERSMiddle East Respiratory Syndrome), causata dal coronavirus MERS-CoV. Si tratta di una infezione respiratoria virale, ben più grave della SARS, con una letalità stimata intorno al 38%, contro il 10% della parente del 2003. La CDC (Center for Disease Control and Prevention) monitora giorno per giorno la situazione, pronta a sorprendere qualsiasi mutazione di scenario, che purtroppo è da tenere presente per ogni malattia infettiva. La CDC ha elaborato una cartina dove i principali casi di MERS sono stati riportati, e si tratta di una serie di stati della penisola arabica, tra cui la stessa Arabia Saudita, il Qatar, a nord la Giordania e più a sud lo Yemen e l’Oman. Il primo caso di MERS viene da Jeddah, in Arabia Saudita, nel Settembre 2012 e al 4 Luglio 2014 i casi certi di MERS nel mondo sono 842, di cui 322 i decessi. Di questi, i più si sono verificati nella penisola arabica, ma un caso è stato registrato in Italia (un giordano residente in Italia che ha soggiornato per 40 giorni in Giordania con i propri familiari) e quattro in Gran Bretagna.

Nel periodo che va dal Settembre 2012 agli inizi del 2013, la situazione evolve rapidamente. Lo stesso medico egiziano che ha segnalato il primo caso isola il virus, un nuovo e dapprima sconosciuto coronavirus (il sesto identificato. Tra i più famosi quello della SARS e quello del comune raffreddore), dando cittadinanza a un virus che fino a quel momento era stato indicato come virus SARS-simile. Nel Giugno 2013 esperti di tutto il mondo si riuniscono al Cairo, in Egitto, per fare il punto della situazione, consci di un problema ancora nel suo stato embrionale, ma che solo come tale può essere affrontato prima che cresca come un problema più grande e quindi più difficile da gestire.

Sono così state messe sul tavolo della conferenza le dinamiche di gestione di un’eventuale epidemia, le misure da adottare e la necessità di educare il personale medico e paramedico circa l’evidenza dell’esistenza di una nuova infezione virale, sulla cui diffusione restano ancora dubbi e perplessità. Al Cairo gli scienziati che si sono riuniti hanno focalizzato l’attenzione su alcune acquisizioni riguardo la MERS, o almeno su alcune ipotesi. Sembra che i pipistrelli veicolino il virus e infettando con gli escrementi i datteri, trasmettano il virus ai cammelli e questi all’uomo. Si tratta comunque di un’ipotesi. Sembra inoltre che il MERS-CoV si trasmetta, tra gli esseri umani, con il contatto diretto, quale può essere quello rappresentato dal vivere a contatto con persone infette, e che inoltre, ma riguardo questo punto sono ancora solo ipotesi quelle paventate al Cairo, esistano persone che per motivi ignoti trasmettano più velocemente di altri il virus ( i cosiddetti superspreaders o superdiffusori).

 

Ciclo replicativo del MERS-CoV
Ciclo replicativo del MERS-CoV

 

Nell’Aprile del 2014 l’attenzione, mai realmente distolta da parte della comunità scientifica internazionale, ha intensificato il proprio raggio di mira in conseguenza dell’aumento del numero di casi: se fino a quel momento erano stati identificati 207 casi, nel solo mese di Aprile 2014 sono stati identificati ben 217 casi. Il pericolo che potrebbe spiegare un tale improvviso aumento è che il virus sia andato incontro a mutazione, evenienza frequente nel mondo della virologia. Tuttavia, con un certo sospiro di sollievo, sembra che questa temibile evenienza sia da escludere, stando a un rapporto di un emerito professore dell’Università di Bonn.

MERS Co-V è un virus che mette in allarme la comunità internazionale riguardo i suoi possibili destini. Questi sono stati esplorati da un brillante articolo redatto da un gruppo di ricerca (Cauchemez S et al.) dell’Imperial College di Londra, dove sono distinti gli ipotetici scenari cui il MERS-CoV potrebbe dare vita. E si va dagli scenari più auspicabili, quelli cioè in cui non si verifica l’epidemia, perché magari viene identificato l’animale serbatoio della malattia (il pipistrello?) arginando così la possibilità che si possa infettare l’uomo. A scenari di livello intermedio, in cui l’epidemia è presente ma in forma limitata, magari per un basso tasso di passaggio dell’infezione dall’animale serbatoio all’uomo. Fino a scenari ben più pessimistici e drammatici, in cui il virus ha dato vita a una trasmissione interumana sufficiente a causare un’epidemia su larga scala.

Per il virus non esiste ancora un vaccino disponibile, nonostante la ricerca di trattamenti stia proseguendo a pieno regime. Del 7 Giugno è la notizia di un pionieristico vaccino, che sfrutta le nanoparticelle ricombinanti, messo a punto da un’azienda di biotecnologie americana.

MERS-CoV è un virus imparentato con gli altri coronavirus, ma per alcuni motivi c’è ragione di credere che siamo di fronte a un qualcosa di diverso. A differenza di altri virus respiratori, che infettano le cellule ciliate (cioè dotate di ciglia) dell’epitelio (lo strato di cellule, ndr) dei bronchi, il MERS ha un tropismo (predilezione, ndr) per le cellule non ciliate dell’epitelio bronchiale. Mancherebbe poi, a differenza per esempio della SARS, una viremia (cioè un passaggio delle particelle virali nella circolazione sanguigna del paziente), con una localizzazione a livello renale e delle più periferiche vie aeree. Conoscere queste, e altre, differenze è cruciale, è il momento topico di ogni futura e possibile terapia che si potrà allestire per cercare di arginare e sconfiggere il nuovo coronavirus.

Alcuni altri studi, condotto nel breve volgere di questi due anni in cui la MERS è venuta fuori, hanno evidenziato come sebbene la MERS possa, al momento, considerarsi meno contagiosa della SARS, è comunque più alta la mortalità per la prima rispetto a quest’ultima. Il panorama dell’allerta virale è al momento attuale occupata dal virus Ebola, vera e propria emergenza che richiede un impegno senza precedenti  e una serie di misure da adottare per impedirne la diffusione.

La MERS rappresenta una probabile minaccia. Nel migliore dei casi si tratterà di una minaccia contenibile e che potrebbe dissolversi come una bolla di sapone. E’ auspicabile, ma non certo. La grossa variabile che ci si trova di fronte parlando di malattie virali è proprio questa, l’imprevedibilità, la continua mutazione. Un pericoloso, costante dinamismo e un incedere verso il meglio o verso il peggio.

Nonostante si possa fare ben poco per impedire all’ago di questa invisibile bilancia di spostarsi verso il meglio o verso il peggio, quello che si può fare è conoscere. Tenere presente che da un nuovo virus potrebbe scaturire una minaccia difficilmente controllabile, a meno che non si adottino misure preventive. La comunità internazionale ha studiato, sta studiando e studierà la MERS, cercando di portare alla luce ogni informazione possibile, ogni dettaglio che ancora è sfuggito. Solo attraverso la cognizione che una minaccia esiste, questa può essere combattuta e con alta probabilità vinta. In questo sta una delle grandi conquiste della scienza e della medicina moderna, applicabile, con diversi significati e in diverse prospettive, ai numerosi campi in cui ciò che si può prevenire può essere curato.

Uno degli aggiornamenti più recenti è di appena cinque giorni fa: l’Arabia Saudita ha rinnovato l’allarme segnalando nuovi, sporadici casi di infezione. Sembra che nel Regno siano morte tre persone dal 24 Settembre al 7 Ottobre. Uno dei più recenti aggiornamenti riguarda infine il possibile veicolo di trasmissione dell’infezione virale, il cammello, secondo gli scienziati sauditi.

Vista la rapidità con cui lo scenario sta evolvendo, tornerò a scrivere per “La Voce del Gattopardo” circa gli aggiornamenti e il modo in cui la situazione si sta delineando.

 

MERS-CoV, microscopia elettronica
MERS-CoV, microscopia elettronica

 

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About Riccardo Intruglio

COLLABORATORE | Nato a Siena il 13 Ottobre del 1991. Diplomato al Liceo Classico "E.S. Piccolomini" nel 2010, attualmente studia Medicina e Chirurgia presso l'Università degli Studi di Siena. Ama la sua città, che ritiene una perla nel mondo, adora viaggiare e scoprire luoghi da ricordare. Avido lettore sin da piccolo, appassionato di scrittura, dalle elementari a oggi non è mai riuscito a smettere. Instancabile curioso, affamato di vita e di scoperte, crede fermamente che si possa imparare più dagli altri che da se stessi.

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