L.elettorale: Renzi, ok modifiche se tutti d'accordo

Matteo Renzi: cinquanta sfumature di slogan

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<<Cento giorni per cambiare il paese: politica, occupazione, pubblica amministrazione>> ;

<<Entro il 21 Settembre tutti i debiti della pubblica amministrazione saranno sbloccati>> ;

<<Non voglio andare al Governo senza passare dal voto popolare>> .

 

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Il Presidente del Consiglio Matteo Renzi presenta alla stampa ed al Paese il suo programma di Governo, con l’utilizzo delle slide

Alzi la mano chi non voterebbe senza indugi un personaggio politico che fa queste promesse. Probabilmente buona parte dei cittadini di qualunque Paese europeo, ovviamente. Tranne in Italia, dove i Governi si susseguono senza passare dal voto. E’ da poco scattato il primo anno dall’insediamento del Governo Renzi e quale migliore occasione per provare a fare un piccolo bilancio del Governo che doveva (e dovrebbe) salvare l’Italia?

L’analisi può facilmente partire dai virgolettati utilizzati qui sopra come esempi. Grande furono lo stupore e la speranza per l’arrivo del più giovane Presidente del Consiglio della storia repubblicana, Matteo Renzi. Ex Sindaco di Firenze, che si presenta a tutti con un programma preciso e consapevole: <<una riforma ogni trenta giorni>>. Un programma che si snoda sui primi cento giorni e che in pochissimo tempo sono diventati mille, aggiungendo uno zero senza colpo ferire. Uno dei problemi che investe il tessuto industriale italiano, si sa, è costituito dai numerosi debiti che lo Stato ha maturato nei confronti delle imprese. Dopo una poderosa campagna mediatica però questi debiti, salvo una piccola parte, sono ovviamente passati nel dimenticatoio e cioè non pagati con buona pace dei piccoli e medi imprenditori, che ogni giorno si trovano costretti a chiudere bottega.

Saltando a piè pari, invece, la promessa non mantenuta di andare al Governo passando dal voto – dato che è fin troppo semplice esporre una critica a riguardo – risulta invece interessante l’analisi del fenomenale <<al Governo senza larghe intese>>. Qui c’è davvero da divertirsi per l’incredibile contorsionismo del nostro Premier: da una parte vi è infatti un Governo i cui azionisti di minoranza sono Alfano con il suo NCD e, fino a pochi giorni fa, Scelta Civica (che ha deciso di aiutare Renzi nel monocolore, confluendo direttamente nel PD) e dall’altra un patto privato tra due privati cittadini che, di fatto governa (o forse meglio usare il passato) il nostro Paese. Niente di strano visto che il Codice Civile contempla la libertà di porre in essere contratti tra soggetti. Qualche problema, però, si pone nel momento in cui i soggetti sono il Premier ed il leader di un’opposizione parlamentare, nonché pregiudicato, e tale patto serve a governare la Nazione.

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Maurizio Landini (1961) è un sindacalista italiano, Segretario Generale della FIOM-CGIL

Non tutto è andato storto, sia chiaro: il Jobs Act è quasi pronto ma invece di creare <<uguale trattamento per tutti>>, porta una delle più grandi diseguaglianze generazionali della storia Italiana: una disparità di trattamento netta tra chi ha trovato lavoro quando i tempi erano più “facili” con contratti a tempo indeterminato e chi, invece, vede davanti a sé una lunga strada da precario per agognare le tutele crescenti fino alla tanto agognata pensione, se esiste ancora. Sempre in tema di lavoro, l’altro colpaccio fu: <<Non serve eliminare l’art. 18, conosco tanti amici imprenditori che mi dicono che non è rilevante per attrarre investimenti>>. Ovviamente articolo 18 eliminato, con buona pace del Segretario della FIOM-CGIL Landini, uno che di impresa ed investimenti proprio non capisce nulla. La riforma del Senato, a Marzo, dovrebbe essere completata e finalmente ci sarà più rapidità e snellimento delle procedure legislative, grazie ad un Senato formato solo da rappresentanti territoriali: in realtà nominati ed ovviamente, allo stato attuale, quasi tutti del PD. Vi ricordate quando Renzi, accompagnato dall’ennesima campagna mediatica trionfale, visitava ogni settimana una scuola italiana? Non si sa se lo faccia ancora, o forse ha paura di ricevere sulla testa qualche calcinaccio che doveva essere ristrutturato con il suo piano Scuole Sicure, altra promessa ancora non mantenuta.

Una delle occasioni davvero più ghiotte che ha avuto il nostro Premier è stata senz’altro il semestre di Presidenza Europeo, momento in cui Renzi avrebbe potuto far valere la voce dell’Italia a Bruxelles e guidare una nuova stagione di proposte agli eurocrati. Inaugurato con l’altisonante 40.8% alle europee, il semestre invece è praticamente andato in bianco; senza nessuna vittoria forte a livello politico. Prima, infatti, gli attacchi ai “burocrati” europei, poi i tentativi di ingraziarsi la Merkel e alla fine, quello che portiamo a casa, è la chiusura di Mare Nostrum e l’apertura di Triton, che ci fa risparmiare 6 milioni di euro al mese ma che, come dimostrano i fatti recenti di Lampedusa, si dimostra inadeguata ad affrontare l’emergenza immigrazione.

Quello che emerge, dunque, è che Matteo Renzi è sicuramente un astuto uomo politico. Capace di abbindolare persino un navigato lupo di mare come Berlusconi, come ha dimostrato l’elezione al Quirinale di Mattarella, sua vera grande vittoria politica. E’ astuto, è vero, tanto da meritarsi sicuramente il primato tra i populisti italiani con i suoi 80 euro, proprio poco prima del voto per le elezioni europee, con le sue campagne mediatiche attivate solo nei momenti in cui le cose andavano bene e i suoi tanti slogan che, alla fine, son rimasti tali. Un populismo da fare impallidire “maestri” come Grillo e Salvini, che adesso può contare anche sulla diaspora dei fuoriusciti dal M5S e da Scelta Civica. Ed è proprio ora che Renzi si gioca la battaglia più dura: portare a casa le riforme costituzionali e la legge elettorale e per farlo, come sta dimostrando, è pronto ad accettare anche le minoranze risicatissime, a stringere accordi con opposizioni piuttosto che ascoltare PD e SEL.

Poco importa se tutto questo non si addice molto alla dialettica propria della democrazia: sarà il Quirinale a fare da arbitro. Arbitro che lui ha designato.

 

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About Fabiano Catania

COLLABORATORE | Classe 1990, siciliano di nascita ma pisano di adozione. Station Manager di RadioEco, radio dell'Ateneo di Pisa, da sempre ha una grande passione per la scrittura e l’informazione libera. Si interessa di musica indipendente ed è un appassionato del cinema d’autore.

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