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Il “Manifesto di Ventotene”: discussione su un’Europa libera e unita

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Una foto dell’evento svoltosi presso la libreria Librebook di Bruxelles

A sessant’anni dai Trattati di Roma (1957) che istituirono la Comunità Economica Europea, non sono pochi coloro i quali si interrogano sulla salute dell’Unione Europea. Un biennio nero, anticipato dalla grave recessione della Grecia e prima ancora dalla crisi economico-finanziaria, ha colpito il Vecchio Continente che ha dovuto affrontare il problema dei migranti (problema reso tale soprattutto dall’incapacità di gestirlo), gli attacchi terroristici, la Brexit e – non per ultimo – l’avanzare dei partiti nazionalisti ed euroscettici. In un momento di grande incertezza, l’Europa non è stata in grado di rispondere alle paure dei suoi cittadini i quali, sfiduciati, hanno preferito rivolgersi alle alternative populiste. Quale futuro, quindi, si prospetta per l’Unione? Ne hanno discusso lo scorso 9 Febbraio – presso la libreria Librebook di Bruxelles Brando Benifei, europarlamentare italiano e membro del Movimento Federalista Europeo, Jonás Fernandez Alvarez, europarlamentare spagnolo e membro dell’Unión de Europeístas y Federalistas de Madrid, Pilar Llorente Ruiz de Azúa e Domenec Ruiz Devesa, entrambi membri del MFE e curatori della versione spagnola del Manifesto di Ventotene, presentata proprio in quest’occasione.

Il Manifesto, originariamente titolato Per un’Europa libera e unita, fu scritto nel 1941 da quattro dissidenti antifascisti: Altiero Spinelli, Ernesto Rossi, Eugenio Colorni ed Ursula Hirschmann, mentre erano in confino sull’isola-carcere di Ventotene e divenne, quasi fin dal principio, un testo base per la creazione di un nuovo organismo politico. In particolare, da quel momento in poi Spinelli e la Hirschmann si impegnarono per tutta la vita alla creazione di un’Europa federale che, anche grazie a loro contributo, smise di essere quell’idea romantica che già da secoli poeti e scrittori divulgavano per diventare finalmente un progetto concreto. Sulla stesura del Manifesto ebbe una notevole influenza la formazione socialista prima e comunista poi di Spinelli, il quale però fu cacciato dal partito proprio per la sua visione federalista ed europeista, così come per la sua visione estremamente critica della Russia stalinista. Riflettendo sull’Europa precipitata nell’abisso della Seconda Guerra Mondiale e sul fallimento della Società delle Nazioni, Spinelli, Colorni, Rossi e Hirschmann elaborano – sotto l’influenza di alcune letture einaudiane – l’idea degli Stati Uniti d’Europa ed esposero nel Manifesto alcuni principi essenziali per realizzare un’unione federalista, introducendo concetti come una nuova divisione tra le forze del progresso e quelle dell’involuzione, cioè tra coloro che impegneranno le loro forze per sviluppare questo progetto e coloro che invece le spenderanno per impedirlo, e la necessità della nascita di un movimento politico volto a questo obiettivo. Scriveva infatti Spinelli:

« [..] Occorre fin d’ora gettare le fondamenta di un movimento che sappia mobilitare tutte le forze per far sorgere il nuovo organismo, che sarà la creazione più grandiosa e più innovatrice sorta da secoli in Europa; per costituire un largo stato federale, il quale disponga di una forza armata europea al posto degli eserciti nazionali, spazzi decisamente le autarchie economiche, spina dorsale dei regimi totalitari, abbia gli organi e i mezzi sufficienti per fare eseguire nei singoli Stati federali le sue deliberazioni, dirette a mantenere un ordine comune, pur lasciando agli Stati stessi l’autonomia che consente una plastica articolazione e lo sviluppo della vita politica secondo le peculiari caratteristiche dei vari popoli».

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La Società delle Nazioni (1919-1946) è stata la prima organizzazione intergovernativa avente come scopo quello di accrescere il benessere e la qualità della vita degli uomini. Il suo principale impegno era quello di prevenire le guerre, sia attraverso la gestione diplomatica dei conflitti sia attraverso il controllo degli armamenti

Ed è proprio partendo da questo documento e dal Movimento che ha contribuito a generare che l’Europa deve ripartire, stando ai pareri degli esponenti del MFE: secondo de Azúa, curatrice del libro, soltanto un’Europa unita e fondata sui principi stimati da Spinelli potrà affrontare le nuove sfide, come la lotta contro il cambiamento climatico e la battaglia contro le diseguaglianze, problematiche che potrebbero drammaticamente acuirsi dopo l’elezione di Donald J. Trump come Presidente degli Stati Uniti d’America. Per quanto l’ora possa apparire oscura, ha inoltre sottolineato come non dobbiamo dimenticare che questo documento fu composto nel momento in cui la Francia soccombeva all’esercito nazista, il quale già si apprestava a conquistare anche la Russia, mentre l’intero Continente era insanguinato dalla guerra. Subito dopo l’introduzione della de Azúa, l’eurodeputato Benifei (incalzato dalle domande del moderatore Paolo Vacca, Segretario Generale dell’Unione dei Federalisti Europei) ammette sì le criticità di un’Unione talvolta distante dai cittadini e spesso inadeguata – almeno all’apparenza, a risolvere i loro problemi – ma evidenzia soprattutto il fallimento degli Stati membri, incapaci di gestire le emergenze e difficilmente in grado, da soli, di competere nei mercati internazionali; l’Europa, anche se unita, potrà forse apparire geograficamente piccola, ma questo non le impedisce certo di avere globalmente un grande peso economico. Non bisogna poi dimenticare, come afferma il parlamentare Álvarez, i principi sociali alla base del documento redatto dai dissidenti antifascisti:

«Le caratteristiche che hanno avuto in passato il diritto di proprietà e il diritto di successione hanno permesso di accumulare nelle mani di pochi privilegiati ricchezze che converrà distribuire, durante una crisi rivoluzionaria in senso egualitario, per eliminare i ceti parassitari e per dare ai lavoratori gli strumenti di produzione di cui abbisognano, onde migliorare le condizioni economiche e far loro raggiungere una maggiore indipendenza di vita. Pensiamo cioè ad una riforma agraria che, passando la terra a chi coltiva, aumenti enormemente il numero dei proprietari, e ad una riforma industriale che estenda la proprietà dei lavoratori, nei settori non statizzati, con le gestioni cooperative, l’azionariato operaio ecc.».

Una maggiore uguaglianza tra i cittadini e il livellamento delle divisioni sociali sono risultati già in parte raggiunti dall’Unione, che rischiano però di essere messi in discussione dalla difficile giuntura economica e proprio per questo motivo, ancora una volta, il Manifesto ci fornisce spunti dai quali ripartire: solo basandosi su questi principi di giustizia sociale l’UE potrà avere un futuro. Infine, conclude la conferenza tenutasi in quattro lingueinglese, spagnolo, italiano e francese, quasi a voler dimostrare la veridicità del motto dell’Europa «uniti nella diversità» – Devesa, vicepresidente dell’UEF di Madrid, evidenziando il rischio delle alternative populiste e xenofobe sempre in agguato nei momenti di crisi e sottolineando quanto nell’opera dei dissidenti antifascisti, e di Spinelli in particolare, venissero anticipati concetti chiave quali quelli di una Costituzione europea e il libero scambio di merci e di persone intenso, in quest’ultimo caso, come il diritto a emigrare. Per ritrovare fiducia in un momento così incerto, afferma infine, basta ricordare le parole di Spinelli che concludono l’opera:

«La strada da percorrere non è né facile né sicura, ma dev’essere percorsa e lo sarà!».

 

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Altiero Spinelli (1907-1986) è stato un politico e scrittore italiano, sovente citato come padre fondatore dell’Europa per la sua influenza sull’integrazione europea post-bellica

 


 

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About Maria Parenti

REDATTRICE | Classe 1988, emiliana. Laureata in Lettere, è appassionata da sempre alle tematiche ambientali e si sta ancora chiedendo cosa vuol fare da grande. Nel frattempo, tra un lavoro e l'altro, si è iscritta ad una specialistica in Economia e si è temporaneamente trasferita a Bruxelles. La contraddistinguono l'amore per la musica metal e per il cibo vegano.

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